Meloni rivendica il disgelo con Trump, derubrica i dazi a colpa di tutti e spiega come ha smesso di fumare
Manda Trump sull’isola. E senza sigarette. Ecco la Verità di Meloni, Meloni e tempesta: “Trump? Sono rimasta colpita da quello che è successo”. I rapporti Italia-America? “La politica estera non è Temptation Island. Il governo andrà a Villa Taverna”. Il Libano? “Daremo il nostro contributo ne discuteremo con Macron”. Legge elettorale? “Devastante tornare indietro”. Renzi? “Mi chiama Lady Tax, forse gli dispiace l’aumento della tassa sulle banche”. Vannacci? “La sinistra ne parla molto per non parlare di sè”. Finiranno per chiamarsi Fratelli d’Europa. Ora corriamo a Berlino, all’E5, abbracciamo Macron perché come canta Dylan “the times they are a changin” e la “vecchia vostra strada sta invecchiando”.
Piove Europa, e ancora Europa. Il ministro Lollobrigida parla come un Altiero Spinelli, mentre il gigante Guido Crosetto (che abbraccia Giorgetti) è pronto ad addentare gli hamburger di Villa Taverna, (“sono buoni”) perché Trump, mo te magno ma l’America rimane sempre il “C’era una volta…”. Davvero, finiranno per ringraziarlo. E’ la Trumpexit moderata e, naturalmente, dice Meloni, intervistata dal direttore della Verità, Belpietro, all’Acquario Romano, “i rapporti fra stati non cambiano a seconda di chi governa”. Dove eravamo rimasti? Mezzo governo canticchia adesso l’inno alla Gioia e l’Europa è l’isola felice perché, spiega Lollobrigida, se l’America mette i dazi non fa male solo all’Italia ma all’Europa intera. Prima l’Europa.
E’ un sollievo non sentire più la retorica del ponte Italia-America con il bifolco Trump e la sua cravatta orribile. Il vestito di Meloni, verde bottiglia, può finalmente accompagnarsi alla civiltà del vestire. E’ l’ora della poesia provenzale e non solo perché domani Meloni firma ad Antibes accordi su moda, intese sul nucleare… A Berlino si sa già che si fa famiglia con Tusk, Merz e Macron, in vista del vertice Nato di Ankara. Siamo nella bella dozzina degli sputacchiati da Trump, la dozzina della vecchia e sana Europa. Sale sul palco Giorgetti e anche lui è nella fase Dylan “the times they are a changin’” quando gli chiedono della Lega, della doppia Lega e lui: “La Lega è un movimento che ha nel dna il federalismo, il culto della diversità. I tempi cambiano, ci si adatta al mondo esterno. Il veterano dice che la navigazione si adatta”. Ci sarà qualcuno che racconterà a Salvini (mai nominato) che i tempi cambiano e che Giorgetti ha detto in pratica che la doppia Lega è una soluzione? Una sala intera di giornalisti commenta l’indiscrezione di Bloomberg sul voto anticipato ad aprile, lanciato come fosse uno scoop planetario al che, formidabile, un sottosegretario ci interroga: “Rimpastano le notizie dei giornali italiani, li fanno passare per fonti uniche, e voi riprendete la notizia di Bloomberg. Io ci esco pazzo...”. Belpietro domanda a Meloni del voto, quando? ma la premier risponde vagamente “fra un anno o quando si voterà… ”. L’altro compare di governo, Giorgetti (preso in giro da Meloni: “Immagino che vi abbia portato la sua ventata di ottimismo”) avvisa che per ottenere “l’autonomia non si può votare ad aprile”. Sorridono tutti alla metafora di Meloni “la politica estera non è Tempation Island” e ancora quando, rivolgendosi alle opposizioni, esclama: “Se noi siamo scarsi loro erano scarsissimi”. Si vanta di avere un rapporto con il premio della Danimarca, Mette Frederiksen, socialista, che ha l’approccio “pragmatico”, “animatrice della norma sui rimpatri”.
E’ chiaramente Conte l’unico avversario che Meloni vede ed è confermato dalla replica a Belpietro sul caso mascherine, sulla Commissione Covid dove, dice Meloni: “Stanno emergendo fatti inquietanti”. Solo Renzi merita le sue attenzioni. E Vannacci. Il Generale non è stato invitato da Belpietro ed è il segno che perfino Belpietro, che conosce l’acquario della destra, non si fida. Anche Meloni accomuna Vannacci a Renzi che “gli ha lanciato la volata”, solo che Renzi, continua, “non si è accorto che non l'avevano nemmeno convocato alla riunione dei leader del centrosinistra”. Meloni ha in testa il ballottaggio: centrosinistra o centrodestra, o “la coalizione stabile” o “l’ammucchiata”. A destra stanno già preparando la loro estate militante e tornano le facce che hanno pagato, con dignità il loro passato, gli errori, perfino il cognome. Seduto e silenzioso c’è Paolo Signorelli, l’ex portavoce di Lollobrigida che si era dimesso e rimasto militante. Meloni? La scomunica di Trump l’ha rafforzata come l’astinenza dal fumo che racconta sta praticando facendo sparire “tutto, sigarette, posacenere, accendini. Nessuno ci credeva perché ero abbastanza famosa per questa mia debolezza perché sono dell’idea che quando hai un periodo brutto, tanto vale che ci inserisci tutte le cose brutte che devi fare, così te lo sei tolto ed è andata”. Si è tolta anche Trump, almeno un mozzicone e può cantare con Macron: “The answer, my friend, is blowin’ in the wind”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)