Auto elettriche, oltre 30 gigafactory e fino a 50mila posti di lavoro a rischio se l’Ue rallenta la transizione

Maggio 12, 2026 - 15:59
0
Auto elettriche, oltre 30 gigafactory e fino a 50mila posti di lavoro a rischio se l’Ue rallenta la transizione

«Nonostante i numerosi investimenti annunciati e l’arrivo nelle concessionarie di veicoli elettrici a batteria accessibili al grande pubblico, l’Ue propone ancora una volta di rivedere le norme sulle emissioni di CO₂ delle automobili per il periodo 2030-2035 (che definiscono le dimensioni del mercato dei veicoli elettrici). Rispetto alla normativa attuale, la nuova proposta della Commissione indebolisce sia gli obiettivi per il 2030 che quelli per il 2035, mentre l’industria automobilistica vorrebbe ridimensionare ulteriormente tali obiettivi». A puntare il dito contro quello che si sta facendo a Bruxelles è l’associazione di settore Transport & Environment, che in un nuovo studio fa emergere quel che succederebbe concretamente a fronte di un allentamento dei target comunitari sulla riduzione delle emissioni di CO2 delle nuove auto. Cosa? Eccolo, detto in sintesi: si metterebbe a rischio la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie delle dimensioni di Northvolt, e quasi 50mila posti di lavoro.

Lo studio, dal titolo “La posta in gioco è alta: quanti investimenti nel settore dei veicoli elettrici sono a rischio in Europa”, analizza il costo in termini di prospettiva industriale di un indebolimento della normativa climatica Ue, come richiesto dalle case auto. Tale scenario potrebbe vedere la produzione di veicoli elettrici a batteria (Bev) dimezzata nel 2030 rispetto alle proiezioni attuali, mentre l’Ue spenderebbe 50 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente nel periodo 2026-2035.

I ricercatori di T&E scrivono che il ridimensionamento degli obiettivi Ue su emissioni comporterebbe severe perdite industriali. Del resto, i veicoli elettrici a batteria sono oggi il principale motore degli investimenti nell’industria automobilistica globale e nell’Ue gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 determinano il ritmo della transizione all'elettrico.

Lo studio ha esaminato tre scenari: il primo in accordo al mantenimento dell’attuale regolamento Ue, il secondo seguendo la proposta di revisione del regolamento presentata della Commissione europea lo scorso dicembre, il terzo è basato sulle richieste dell’industria automobilistica (lo scenario dell’industria ipotizza un obiettivo di riduzione della CO2 all’80% nel 2035 anziché del 100%, un periodo di media quinquennale per il calcolo dell’obiettivo di riduzione della CO2 del 2030 e un ampliamento dell'ambito di applicazione dei super-crediti). Il risultato è che un ridimensionamento degli obiettivi comporterebbe severe perdite industriali.

Con le richieste delle aziende auto la produzione Bev potrebbe dimezzarsi. Secondo lo studio, qualora fosse accolta la richiesta dei carmaker di calcolare la media Ue di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, la potenziale produzione di Bev nell’Ue potrebbe dimezzarsi, scendendo a 3,7 milioni di unità nel 2030 anziché 7,4 milioni. Con l’accoglimento di un’altra richiesta avanzata dai costruttori auto europei, che riguarda un indebolimento dell'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 (dal 100% all’80%), si ridurrebbe inoltre la produzione prevista di Bev del 46% in quell'anno.

Ma l’ulteriore problema segnalato dall’associazione di settore è che il taglio agli obiettivi sulle emissioni potrebbe danneggiare quasi 50mila posti di lavoro. Proprio nel momento in cui l’Ue propone politiche industriali per rafforzare la filiera delle batterie, un taglio agli obiettivi sulle emissioni ridurrebbe il fabbisogno locale di questa componente chiave. La potenziale capacità produttiva di batterie potrebbe contrarsi di oltre due terzi nel 2030, pari a 1.024 GWh: l'equivalente appunto della perdita di 34 gigafactory delle dimensioni di Northvolt, e fino a 47.000 posti di lavoro.

Lo studio presenta anche un focus dedicato all’Italia, da cui emerge tra le altre cose che invertire il declino produttivo automobilistico sarebbe possibile proprio grazie all’elettrificazione. A livello nazionale, si legge infatti, per l’talia c’è la possibilità di invertire in parte il declino produttivo dell’ultimo decennio, che ha visto la produzione automobilistica scendere a circa 230.000 unità.

I ricercatori di T&E scrivono anche che mantenendo gli attuali obiettivi Ue di riduzione della CO2 per le auto e adottando decise politiche industriali che favoriscano l’elettrificazione, la produzione nazionale di veicoli potrebbe recuperare fino a circa 412.000 unità entro il 2035. Un’opportunità che, nell'arco di un decennio, potrebbe più che raddoppiare il valore della produzione automobilistica nazionale, portandolo a superare i 15 miliardi di euro (+109%, dagli attuali 7,5 miliardi di euro). Anche la componentistica, che nel 2023 valeva oltre 50 miliardi euro, con politiche di supporto e segnali di mercato potrebbe agganciare la propria produzione alla transizione elettrica.

Sottolinea non a caso il direttore di T&E Italia, Andrea Boraschi: «Dalla Cina al Cile, i veicoli elettrici sono ormai il motore di crescita dell'industria automobilistica globale. Se l’Europa saprà ancorare la produzione di veicoli elettrici all'interno dei suoi confini, potrà guidare la costruzione di una nuova base industriale di tecnologie pulite. Questo vale anche per l’Italia dove oltre alla produzione di veicoli c’è in gioco la componentistica, un pezzo essenziale della nostra economia, che rischia di declinare fin quando si tratterà l'elettrico come una minaccia anziché come un’opportunità. Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi climatici, la Cina avanzerà ulteriormente e l’Ue rischia di perdere le sue nascenti industrie di batterie e veicoli elettrici».

Tra l’altro, i problemi segnalati dall’associazioni non si limitano al comparto delle auto, ma a rischio è anche la catena del valore delle batterie. Con obiettivi climatici più deboli, secondo T&E, la produzione locale di catodi - il componente più prezioso di una batteria - potrebbe coprire oltre due terzi del fabbisogno europeo entro il 2030, a condizione che restino in vigore norme stringenti sulle emissioni di CO2 delle auto. Ma se al contrario dovessero passare le richieste dell’industria automobilistica, è probabile che solo cinque progetti di produzione di catodi vengano realizzati, coprendo poco più del 10% della domanda prevista per il 2030.

Ultimo ma non ultimo, un indebolimento obiettivi CO2 porterebbe un aumento della dipendenza Ue dal petrolio e avrebbe pesanti ricadute anche sulla bilancia energetica europea. Mantenere gli obiettivi attuali consentirebbe all’Europa di evitare il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035. Al contrario, la ridotta diffusione di veicoli elettrici, conseguente all’indebolimento delle norme, si tradurrebbe in 50 miliardi di euro in più di importazioni di petrolio nel periodo 2026-2035. Un mercato Bev interno solido consentirebbe inoltre di contenere la dipendenza europea dalle importazioni di batterie al 7%, grazie alla crescita della produzione e del riciclo domestici.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione Eventi e News

Redazione Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User