Auto, il Parlamento UE conferma il sostegno alla mobilità elettrica

07 Luglio 2026 - 13:38
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dall’inviato a Strasburgo – Avanti con le politiche UE per l’auto. La Commissione europea chiede sostegno al pacchetto di misure che guardano a innovazione, competitività e sostenibilità di un settore considerato strategico, e il Parlamento risponde producendo un clima di disponibilità su un tema quantomai delicato che non risparmia comunque critiche. L’Aula propone dinamiche non nuove: socialisti e verdi chiedono di non smantellare l’impianto ‘green’ delle politiche per la mobilità, le destre attaccano per una politica ritenuta contro-produttiva dal punto di vista industriale, i popolari (PPE) optano per una linea di mediazione: avanti con la decarbonizzazione del comparto auto, ma con flessibilità.

Con il pacchetto auto, l’acceleratore industriale e l’omnibus per il settore dell’automotive “abbiamo presentato tre testi che riteniamo affrontino tutte le questioni”, rivendica il vicepresidente esecutivo per la Strategia industriale, Stéphane Séjourné, che esorta l’emiciclo ad “adottare quanto prima le proposte legislative sul tavolo”. A quanti in questi anni hanno contestato l’approccio per lo sviluppo della mobilità elettrica Séjourné ricorda che “il 20 per cento del veicoli venduti al mondo sono elettrici, e la tendenza è in aumento”, e se la domanda non la soddisferà l’UE lo farà qualcun altro, ben noto: “La Cina vale sempre di più, oltre il 15 per cento dell’elettrico”.

La Commissione trova le sponde del PPE di cui è espressione. “Il pacchetto automotive è uno dei punti centrali per garantire un futuro alla manifattura europea”, sottolinea Massimiliano Salini (FI), che però ha almeno un appunto da fare: “Il mercato segnala che il ritmo ambizioso non viene rispettato”. I numeri a disposizione, spiega, suggeriscono una quota di elettrico sul totale circolante pari al “20 per cento allo stato attuale, al 38 per cento al 2030 e del 64 per cento al 2035. La rivoluzione dei trasporti è in corso, ma non in corsa. “Vanno create le giuste condizioni altrimenti si rischia di comprare diritti da case non europee”, e in tal senso, sottolinea l’europarlamentare di Forza Italia, l’UE ha “due grandi asset: flessibilità e neutralità tecnologica”. Il PPE “lavorerà per questo”, che per l’Italia vuol dire carburanti bio-carburanti, settore dove il Paese ha tanto da offrire.

Salini (FI/PPE): “Lo stop ai motori tradizionali dal 2035 un errore grave, giusta la revisione”

I liberali (RE) suggeriscono di sfruttare il momento propizio: “A giugno abbiamo registrato dati record di richieste di elettrico, ma a dire il vero è l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili a renderlo conveniente“, sottolinea Sigrid Friis., che pone l’altolà del gruppo ai tentativi di affossare il Green Deal: “Qualcuno vorrebbe riaprire il dibattito in nome della protezione dell’industria, ma non sarebbe così. Vorrebbe dire investire meno. Dobbiamo essere coraggiosi”.

Andare avanti con l’agenda europea per la mobilità pulita resta una priorità anche per i socialisti: “La domanda di elettrico di seconda mano va incentivata“, sottolinea Mohammed Chahim (S&D), anch’egli deciso a continuare con l’agenda di mobilità tracciata sin qui. “Abbiamo deriso l’elettrico per troppo tempo, ora dobbiamo affrontare la questione”.

Dubbi e critiche arrivano dai banchi dei conservatori (ECR): “La Cina sta avanzando, abbiamo già perso 200mila posti di lavoro, vediamo chiudere stabilimenti e settori di approvvigionamento”, attacca Elena Donazzan (FdI). Mentre dai sovranisti di PfE cui aderisce la Lega l’europarlamentare ceca Klara Dostanova, rincara la dose: di fronte alla crisi del settore auto “il trattamento proposto purtroppo non è quello giusto”. La Commissione, lamenta, “prescrive sempre di più cosa fare invece di lasciare l’innovazione libera”.

Sarah Matthieu, dei Verdi, attacca l’industria, una su tutte: “Se l’amministratore delegato di Volkswagen investisse più tempo a competere con la Cina ci troveremmo in una situazione diversa”, afferma in riferimento alla possibilità di chiusure e licenziamenti da parte del marchio tedesco.

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