Auto, Urso: incontrato più volte Altavilla (Byd) per investimenti in Italia
Milano, 14 ott. (askanews) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato più volte Alfredo Altavilla, special advisor di Byd per l’Europa, nell’ambito della ricerca di stabilimenti italiani da parte dei costruttori cinesi. Lo ha riferito durante il question time alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulla crisi dell’automotive e sulla concorrenza cinese.
“Ho ricevuto più volte Altavilla, e non solo lui”, ha spiegato Urso, precisando che rappresentanti di case automobilistiche cinesi “hanno visitato stabilimenti in Italia, ma non c’è uno stabilimento chiavi in mano”.
“La prima cosa che abbiamo fatto è rendere conveniente, anzi necessario, per le case automobilistiche cinesi investire in Europa”, ha affermato il ministro, citando i dazi sulle elettriche, l’accordo con Pechino sulle ibride e il Made in Europe.
Urso ha poi indicato la possibilità di “elevare all’80%” la quota di componenti europei, attualmente prevista al 70% dalla proposta della Commissione europea sul Made in Europe, per accedere a incentivi e appalti pubblici.
Secondo il Ministro, le nuove regole renderanno progressivamente più difficile esportare auto dalla Cina e più conveniente produrle in Europa. “I cinesi sanno che da qui a due o tre anni sarà per loro più complesso esportare in Europa”, ha detto.
Tra gli impianti italiani visitati da Byd figura lo stabilimento di Flumeri (Avellino), ex Irisbus-Iveco, specializzato nella produzione di autobus e oggi di proprietà di Menarini (ex Industria Italiana Autobus), controllata dal 2024 dal gruppo Seri Industrial quotato a Piazza Affari.
Byd, tra i costruttori cinesi con la crescita più sostenuta in Europa, prevede di aver bisogno nel lungo periodo di tre stabilimenti di assemblaggio auto e uno di batterie. Dopo il primo sito in Ungheria, Francia e Spagna sono in pole per il secondo, mentre l’Italia resta un piano B, secondo quanto dichiarato da Altavilla a settembre. La scelta è attesa entro fine anno.
In Italia, ha spiegato Urso, non ci sono fabbriche disponibili perché Stellantis si è impegnata a mantenere in attività tutti gli impianti. Il gruppo punta invece ad accordi industriali e tecnologici con costruttori cinesi per saturarne la capacità produttiva. “Mi riferisco per esempio a Cassino, e non solo a Cassino”, ha detto, indicando l’obiettivo di raggiungere la piena produttività “con le auto cinesi, con la tecnologia cinese”, mantenendo gli stabilimenti di proprietà Stellantis.
Urso ha inoltre rivendicato la ripresa della produzione italiana del gruppo grazie anche alle motorizzazioni ibride e la necessità di rivedere le politiche europee sull’auto.
Nella replica il deputato di Avs Marco Grimaldi ha contestato la strategia del governo: “Aveva promesso un secondo produttore, invece Byd, che cercava casa in Europa, ha visitato tutti i siti e alla fine andrà altrove. L’Italia non attrae nuove produzioni né di Stellantis né di altri perché questo governo non ha alcuna strategia industriale”. Grimaldi ha anche criticato Stellantis per aver subordinato il secondo modello a Mirafiori a una maggiore competitività del sistema Paese, chiedendo interventi sui costi energetici.
Secondo la Fim-Cisl, nei primi nove mesi del 2026 Stellantis ha prodotto in Italia circa 341mila veicoli, tra auto e commerciali, in aumento del 28,3%. Per l’intero anno il sindacato prevede circa 450mila unità, in calo rispetto alle 500mila indicate a giugno, e ancora lontane dall’obiettivo di un milione di veicoli. A Cassino la produzione è diminuita del 37,1%.
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