Il Governo vuole estendere le tutele graduali fino a fine 2027, le imprese elettriche remano contro

14 Ottobre 2026 - 21:25
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Il Governo vuole estendere le tutele graduali fino a fine 2027, le imprese elettriche remano contro

Ormai sono soltanto 3 milioni gli utenti che beneficiano del servizio di maggior tutela – ovvero la fornitura di energia elettrica a condizioni economiche e contrattuali regolate dall'Arera –, apparentemente destinato a lasciare totalmente il passo al mercato libero dal primo aprile 2027. Si tratterebbe di un duro colpo per le tasche dei cittadini, già messi a dura prova dall’ennesima crisi energetica (fossile) in corso.

Ormai dall’estate 2024 il mercato tutelato dell’elettricità, che prevedeva un contratto con tariffe fissate da Arera – l’Autorità nazionale di regolazione per energia, reti e ambiente – non esiste più, e nell’analisi Arera sull’anno 2024 la differenza tra le offerte a prezzo fisso sul mercato libero e il servizio di maggior tutela arrivava già al 22,86%, ovvero 113,33 euro in più; uno scarto che si è mantenuto nel tempo, come informa l’Istat coi dati sull’inflazione aggiornati poche settimane fa. L’accelerazione dell’inflazione «risente in primo luogo degli aumenti registrati per i beni energetici», che segnano +22,3% rispetto a settembre scorso e +4,5% su agosto. Sull'anno il gasolio per mezzi di trasporto sale del 34,9%, la benzina del 21,8%, l’elettricità sul mercato libero del 21,5%, l’elettricità sul mercato tutelato del 9,7% sull’anno e dello 0% sul mese.

A valle di questi dati, il ministero dell’Ambiente «sta valutando l’introduzione di misure volte a prorogare fino al 31 dicembre 2027 le condizioni attualmente previste dal Servizio a tutele graduali, la cui scadenza è fissata al 31 marzo 2027, a beneficio di microimprese, Pmi e clienti domestici», informano dal dicastero con una nota. «Tra le ipotesi allo studio – argomenta più in dettaglio il ministero – è prevista la possibilità che, dal 1° aprile al 31 dicembre 2027, in assenza di una scelta di un’offerta sul mercato libero, il fornitore del Servizio a tutele graduali continui ad applicare ai clienti domestici non vulnerabili le attuali condizioni commerciali di fornitura oppure, qualora più vantaggiose, le condizioni della migliore offerta praticata dallo stesso fornitore ai medesimi clienti».

Tanto basta per far scattare l’allarme in Elettricità futura, una delle maggiori associazioni confindustriali di rappresentanza lungo la filiera elettrica. Secondo Ef, infatti, la proroga «solleva anzitutto dubbi di legittimità. Gli operatori hanno partecipato alle aste di Acquirente unico su un orizzonte definito, fino al 31 marzo 2027. Estendere ulteriormente il Servizio a tutele graduali vorrebbe dire modificare le condizioni di gare già concluse, con costi stimati in centinaia di milioni di euro per le imprese elettriche. La misura – aggiungono poi i confindustriali – sarebbe inoltre difficile da attuare. Le comunicazioni ai clienti sono già in bolletta, come previsto da Arera, e i venditori hanno adeguato sistemi e offerte».

Per questo Salvatore Pinto, presidente di Elettricità futura, auspica che il Governo «confermi la scadenza del 31 marzo 2027. Siamo pronti a collaborare con le istituzioni per accompagnare i clienti in questo passaggio», assicura Pinto, in rappresentanza delle maggiori utility elettriche italiane.

Sorvolando sul fatto che il Governo Meloni persegua adesso una strategia che nel 2024 era propria dell’opposizione – basti ricordare le battaglie a favore del mercato tutelato condotte da Annalisa Corrado, responsabile Transizione ecologica del Pd –, oggi per gli utenti il rischio non è rimandare di qualche mese il passaggio al mercato libero. È che, di qualsiasi mercato si stia parlando, il prezzo all’ingrosso oggi viene fissato marginalmente dal gas fossile per circa l’80% delle ore, gravando sulle bollette.

Non a caso Arera ha recentemente aggiornato i dati relativi alla Maggior tutela per il quarto e ultimo dell’anno, iniziato con ottobre. La bolletta elettrica per il ‘cliente tipo’ vulnerabile servito in maggior tutela aumenta del 37,3% rispetto al trimestre precedente. Come mai? «L’aumento – sintetizza Arera – è dovuto all’incremento dei costi di acquisto dell’energia elettrica, che riflette le attese di crescita del prezzo all’ingrosso (Pun) […] Continua infatti a pesare l’instabilità del quadro geopolitico internazionale, che incide sui prezzi delle materie prime energetiche e, in particolare, del gas naturale a cui i valori all’ingrosso dell’elettricità restano ancora strettamente legati».

Dunque la spesa annuale per l’utente tipo in maggior tutela si attesterà a 665,38 euro per l’intero 2026, in aumento del 9,3% rispetto al 2025. E in quest’ultimo trimestre il 68,6% della bolletta pagata è composto dalla componente energia – quella del Pun fissato ancora troppo spesso dal gas, finché le rinnovabili rimangono al palo –, contro il 7,6% occupato dagli oneri di sistema che comprendono gli “incentivi” alle fonti pulite (che di fatto stanno ormai contribuendo ad abbassarla la bolletta, almeno guardando ai meccanismi Cfd varati negli ultimi e non ai vecchi Conti energia che hanno contributo però a sostenere la crescita del settore quand’era a livelli embrionali). Senza rinnovabili, accumuli e investimenti sulle reti, le bollette saranno dunque sempre più salate, in maggior tutela come (soprattutto) sul mercato libero.

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