Bagnanti morsi da una tartaruga marina in Puglia: nessun allarme, servono rispetto e informazione

Gli episodi di bagnanti morsi da una tartaruga marina nelle acque di Lesina, in Puglia, hanno riacceso il timore del mare e la caccia all'allarmismo. Tuttavia, la tentazione di trasformare singoli casi isolati in un'escalation di aggressività è del tutto infondata. A riportare la questione sui binari della correttezza scientifica sono gli esperti del progetto europeo Life Turtlenest, che smentiscono l'esistenza di un’emergenza generalizzata sulle nostre coste. La Caretta caretta resta un animale schivo che tende naturalmente ad evitare l'uomo, dobbiamo quindi capire perché alcuni individui, in determinate circostanze, abbiano manifestato aggressività, per evitare nuovi incidenti.
Ciò che sta cambiando davvero è la frequenza del contatto. L'espansione dell'areale riproduttivo e l'aumento delle nidificazioni portano sempre più tartarughe a frequentare i litorali italiani proprio nel picco della stagione balneare. Questa sovrapposizione rende indispensabile imparare una nuova grammatica della convivenza, basata sul rispetto e sull'informazione.
Il punto cruciale riguarda la tendenza umana ad avvicinare impropriamente la natura selvatica. Come ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente, «la cronaca di questi giorni, con i turisti che a Scanno si sono avvicinati fino a toccare e circondare un cervo selvatico provocandone la reazione, ci ricorda un principio che vale sulla terra come in mare: la possibilità di osservare un animale selvatico da vicino non ci autorizza a cercare un contatto con lui. La confidenza di un animale con la presenza umana non significa che quell’animale sia addomesticato o che possa essere avvicinato e toccato. Fotografare da vicino, accarezzare o alimentarne uno può alterarne il comportamento e creare situazioni di rischio sia per le persone sia per l’animale. Una regola semplice che vale anche in mare: osservare, mantenere le distanze e non cercare mai il contatto. Cervi, tartarughe marine, delfini, lupi e orsi e più in generale tutti gli animali selvatici non sono attrazioni con cui scattarsi un selfie. Vanno osservati a distanza e lasciati liberi di allontanarsi».
Per evitare l'insorgere di nuove paure e tutelare l'incolumità dei turisti senza penalizzare la biodiversità, la risposta migliore resta la prevenzione e la segnaletica sulle spiagge. Come ha evidenziato Stefano di Marco, responsabile del progetto Life Turtlenest, «lo strumento principale per garantire una convivenza serena con le tartarughe marine consiste nell’informare correttamente i turisti e gli operatori balneari. Per questo, in attesa di capire le motivazioni degli eventi avvenuti nelle acque di Lesina, sarebbe bene dotare i litorali di cartelli informativi chiari per conoscere i comportamenti più corretti da tenere in caso di avvistamento di una tartaruga marina che, ricordiamolo, senza voler sminuire ciò che è accaduto, è un animale selvatico preziosissimo per la biodiversità».
In acqua il segreto è la semplicità. Quando si avvista un esemplare occorre mantenere la distanza senza inseguirlo, toccarlo o offrirgli cibo, contattando la Capitaneria di Porto o i centri di recupero solo se l'animale mostra evidenti segni di difficoltà. Se invece ci si imbatte in un nido sulla sabbia, la priorità è non calpestare la zona, evitare di illuminare l'animale durante la deposizione e allertare subito le autorità preposte.
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