Vette europee, l'illusione della biodiversità che maschera l'estinzione

04 Settembre 2026 - 13:40
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Vette europee, l'illusione della biodiversità che maschera l'estinzione

Il riscaldamento globale sta trasformando la vegetazione delle cime europee attraverso un meccanismo ingannevole: mentre l'aumento delle temperature permette a specie provenienti da quote inferiori di risalire e far sembrare le montagne più ricche di biodiversità, le piante storiche ed endemiche dell'alta quota stanno silenziosamente scomparendo. A fare luce su questa sostituzione ecologica è un'ampia ricerca internazionale coordinata dall'Università di Vienna e pubblicata su Science, con la partecipazione attiva del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell'Università di Pavia.

I dati raccolti attraverso quattro cicli di rilievi condotti tra il 2001 e il 2022 su 62 vette dalla rete globale GLORIA mostrano che la perdita di specie specializzate sta subendo un'accelerazione costante. Le piante d'alta quota, schiacciate dalla concorrenza delle nuove arrivate e da condizioni climatiche sempre meno idonee, registrano tassi di estinzione locale proporzionali all'intensità del riscaldamento subito dai singoli rilievi.

«I dati mostrano chiaramente che le specie erano più soggette a scomparire dalle vette che hanno subito un riscaldamento più intenso. Questa correlazione era persino più forte della tendenza temporale», spiega il primo autore Johannes Wessely dell’Università di Vienna che ha guidato lo studio. «Inoltre, la probabilità di estinzione locale aumenta man mano che ci si avvicina al margine altitudinale inferiore dell’attuale areale di distribuzione delle specie. In altre parole, quando le specie crescono già in siti più caldi della media, diventano più sensibili a un ulteriore aumento della temperatura», aggiunge Harald Pauli, coordinatore di GLORIA presso l’Accademia Austriaca delle Scienze e l’Università Boku.

La risposta delle piante alpine non è sempre immediata. Trattandosi di organismi estremamente longevi e resilienti, il declino delle popolazioni si protrae spesso per decenni prima di condurre alla scomparsa definitiva. Questo scarto temporale genera un "debito di estinzione" in cui i tassi di perdita rilevati oggi rappresentano l'inizio del conto da pagare per alterazioni microclimatiche innescate in passato, un ritardo ecologico che rischia di mascherare l'effettiva gravità del collasso in atto sugli ecosistemi di alta quota. Un'interpretazione che, per trovare definitiva conferma scientifica, richiederà tuttavia ulteriori indagini ed estensioni dei programmi di monitoraggio sul campo.

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