Balcani e Mar Nero sono la nuova frontiera della guerra cognitiva

Martedì 26 maggio Roma ospiterà la conferenza internazionale “Balkans and Black Sea Perspectives 2026”, promossa dalla Nato Defense College Foundation in cooperazione con il ministero degli Esteri italiano, l’International Council on Environmental Economics and Development, la Fondazione Csf e il Nato Defense College, dedicata ai nuovi equilibri strategici nello spazio euro-atlantico compreso tra Balcani occidentali e Mar Nero. L’evento, ospitato allo Starhotels Metropole di Roma e di cui Linkiesta è media partner, riunirà rappresentanti istituzionali, diplomatici, analisti, esperti di sicurezza e studiosi per discutere il futuro della sicurezza regionale in una fase segnata dalla prosecuzione della guerra russa contro l’Ucraina, dalla competizione geopolitica tra potenze e dall’emergere di nuove forme di conflitto informativo.
Ad aprire i lavori saranno, tra gli altri, Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation, Catherine Bourdes del Nato Defense College e Nicolò Russo Perez, direttore della Fondazione Csf.
Il focus dell’edizione 2026 segna un’evoluzione significativa rispetto agli appuntamenti precedenti. Se negli ultimi anni il dibattito si era concentrato soprattutto sulla stabilità dei Balcani occidentali, sull’influenza russa e cinese nella regione e sul ruolo di Nato e Unione europea nel contenimento delle crisi, oggi il baricentro si sposta sull’infosfera come nuovo dominio strategico. Al centro della conferenza ci saranno infatti temi come le minacce ibride, la disinformazione, la guerra cognitiva e la sicurezza dell’ecosistema informativo nell’era dell’intelligenza artificiale.
L’idea di fondo è che Balcani e Mar Nero rappresentino oggi uno dei principali laboratori della competizione strategica contemporanea: uno spazio in cui instabilità politica, vulnerabilità economiche, polarizzazione sociale e pressione geopolitica si intrecciano con campagne di disinformazione, operazioni di influenza e utilizzo offensivo delle tecnologie digitali. In questo quadro, la regione assume una rilevanza crescente anche per la sicurezza europea. Il Mar Nero è diventato uno dei teatri centrali del confronto tra Russia e Nato dopo l’invasione dell’Ucraina, mentre i Balcani occidentali restano un’area esposta a tensioni etniche, fragilità istituzionali e interferenze esterne.
Il programma riflette questa trasformazione. Tra gli speaker principali figurano Christian Schmidt, Alto rappresentante internazionale per la Bosnia-Erzegovina, Marco Criscuolo, director strategy and policy for cyber della Nato, Cecilia Bonefeld-Dahl, direttrice generale di DigitalEurope, e Solomon Passy, ex ministro degli Esteri bulgaro e fondatore dell’Atlantic Club of Bulgaria. La presenza di figure provenienti da Nato, istituzioni europee, settore tecnologico e think tank specializzati conferma l’intenzione degli organizzatori di affrontare la sicurezza regionale non soltanto dal punto di vista militare, ma anche cognitivo, tecnologico e informativo.
La conferenza si articolerà attorno a tre grandi direttrici: il ruolo di Nato e Unione europea nella stabilizzazione regionale; le minacce ibride e cognitive nell’ambiente informativo abilitato dall’intelligenza artificiale; la protezione delle istituzioni democratiche e della resilienza informativa. Particolarmente rilevante è il riferimento esplicito allo “AI-enabled information space”, formula che riflette l’attenzione crescente delle istituzioni euro-atlantiche verso il rischio che strumenti di intelligenza artificiale generativa possano amplificare campagne di manipolazione, disinformazione e interferenza straniera. Non si tratta soltanto di propaganda nel senso tradizionale del termine. La sfida riguarda la capacità degli attori ostili di influenzare percezioni, orientare il dibattito pubblico, erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche e sfruttare la frammentazione degli ecosistemi digitali. Per questo il concetto di cognitive warfare è ormai entrato stabilmente nel lessico strategico occidentale: il terreno dello scontro non è più soltanto fisico o cyber, ma anche cognitivo, psicologico e informativo.
La conferenza di Roma si inserisce così in un dibattito sempre più centrale per la sicurezza euro-atlantica: come costruire resilienza democratica in società aperte esposte a pressioni ibride permanenti. In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalla volatilità balcanica e dalla crescente competizione tecnologica globale, il legame tra sicurezza, informazione e intelligenza artificiale è destinato a diventare uno dei dossier strategici più importanti dei prossimi anni.
Tutte le informazioni sul sito della Nato Defense College Foundation.
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