Bellezza e bruttezza, tra ideale, reale e caricaturale

09 Ottobre 2026 - 13:20
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Bellezza e bruttezza, tra ideale, reale e caricaturale

Già gli antichi greci parlavano dell’idea di bello e buono, kalòs kai agathòs, unione inscindibile di qualità fisiche e morali. Ma di bellezza e di bruttezza si ragiona da sempre. Con gli artisti di pari passo impegnati a illustrarne i molteplici volti, concreti e ideali, realistici o simbolici. Come ben evidenzia la mostra in corso alle Gallerie d’Italia a Milano (aperta fino al prossimo 18 ottobre), ricca di oltre cento pezzi, tra dipinti, sculture e disegni, che provengono da alcune delle più importanti collezioni museali e private, italiane e internazionali.

Una rassegna che «limita» – si fa per dire… – il suo orizzonte storico e artistico all’epoca rinascimentale, cioè al passaggio fra Quattro e Cinquecento, nel nostro Paese, ma anche nel nord Europa, tra Roma e Bruxelles, Parigi e Firenze. Con una carrellata straordinaria di opere note o da «scoprire».

Il Rinascimento italiano parte proprio dall’Eden perduto. Da quella bellezza originaria e pura, cioè, non contaminata dal peccato e quindi perfetta, ma che ormai non fa più parte delle nostre vite e del nostro mondo. Una bellezza ideale che gli artisti rinascimentali cercano di rappresentare in immagini piene di grazia e di armonia. Con la giovinezza che la fa da protagonista, stagione colma di speranza e di letizia, come esprimono, nella mostra milanese, i volti delle fanciulle ritratte da Luini e Bugiardini, Veronese e Tiziano.

E tuttavia, come declamava anche Lorenzo il Magnifico, sappiamo bene che questa bellezza giovanile è destinata a fuggire. E a sfiorire. Fuori dall’ideale, così, quegli stessi artisti rinascimentali si dedicano a ritrarre anche il passare del tempo, mostrando i segni della vecchiaia e di un inesorabile decadimento. Come sorta di Memento Mori.

Il Rinascimento, però, come è noto, ha mille sfaccettature. E in quegli anni c’è anche chi è interessato a far vedere il proprio volto così com’è, in tutta la sua verità fisiognomica: sono i potenti, i ricchi, i signori di terre e ducati, che ci tengono a mostrarsi nella realtà dei loro lineamenti, rughe e porri compresi. I fiamminghi, poi, di questi ritratti realistici sono i maestri. Per uomini e donne, i cui volti, come si vede alle Gallerie d’Italia, sono dipinti capello per capello, con un effetto «epidermico» impressionante. Senza contare le caricature di Leonardo e dei suoi allievi e le impressionanti immagini che Erasmo da Rotterdam aveva evocato nel suo elogio alla follia. In attesa della vera bellezza, quella che salva. Di quel bello, come ricordava san Tommaso d’Aquino, che è lo splendore del vero.

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