Bonus genitori separati 2026, fino a 500 euro al mese per l'affitto: chi potrà averlo
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Fino a 500 euro al mese per sostenere il costo dell’affitto, per un massimo di dodici mesi. Il nuovo sostegno abitativo destinato ai genitori separati o divorziati entra nella fase attuativa dopo essere stato istituito dalla legge di Bilancio 2026.
Il bonus genitori separati 2026 non è però ancora richiedibile. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta definendo insieme al Ministero dell’Economia il decreto necessario per stabilire criteri e modalità di erogazione. Il MIT ha indicato come obiettivo la pubblicazione del bando nell’autunno 2026, con l’intenzione di far partire i primi contributi entro la fine dell’anno.
La misura interviene su una situazione molto diffusa. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2024 in Italia sono state registrate 75.014 separazioni e 77.364 divorzi. Entrambi i fenomeni risultano in diminuzione rispetto all’anno precedente, ma continuano a coinvolgere ogni anno decine di migliaia di famiglie.
Bonus genitori separati 2026: chi potrà riceverlo
La base normativa è contenuta nei commi 234 e 235 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199, la legge di Bilancio 2026. Il Fondo è destinato ai genitori separati o divorziati che non siano assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e abbiano figli fiscalmente a carico fino al compimento dei 21 anni.
La legge ha stanziato 20 milioni di euro all’anno a decorrere dal 2026. Il MIT, guardando al primo triennio di applicazione, quantifica quindi in 60 milioni le risorse disponibili tra il 2026 e il 2028 e stima una platea potenziale complessiva di circa 15 mila beneficiari.
Il meccanismo prospettato dal Ministero prevede che il contributo possa coprire il 50% delle spese sostenute per l’affitto, entro un limite massimo di 500 euro mensili e quindi di 6.000 euro all’anno. Non si tratta perciò di un assegno fisso da 500 euro riconosciuto automaticamente: l’importo dovrebbe dipendere dal canone effettivamente sostenuto e dalle condizioni che saranno stabilite dal decreto attuativo.
La misura riguarda indifferentemente madri e padri. Il criterio non è il genere del richiedente, ma la situazione abitativa determinatasi dopo la separazione o il divorzio e la presenza di figli a carico.
Il presupposto è facilmente comprensibile. La fine della convivenza può costringere uno dei genitori a sostenere contemporaneamente le spese per una nuova sistemazione, gli obblighi economici nei confronti dei figli e, in alcuni casi, costi collegati alla precedente abitazione. È precisamente questa pressione sul bilancio familiare che il nuovo Fondo cerca di attenuare.
Reddito fino a 35 mila euro: cosa è già deciso e cosa manca
Uno dei punti che richiede maggiore attenzione riguarda il limite reddituale. Nelle dichiarazioni che hanno accompagnato la preparazione del decreto è stata indicata una soglia Irpef fino a 35.000 euro annui.
Questo requisito, tuttavia, non compare nei commi della legge di Bilancio che istituiscono il Fondo. La norma demanda infatti a un successivo decreto del Ministro delle Infrastrutture, adottato di concerto con il MEF, la definizione dei criteri e delle modalità di erogazione.
La soglia di 35 mila euro va quindi considerata, allo stato attuale, come uno dei criteri annunciati per il provvedimento attuativo. Dunque non ancora come requisito definitivamente operativo. Lo stesso vale per eventuali condizioni ulteriori, come la non cumulabilità con altri contributi per l’affitto, la documentazione relativa al contratto di locazione o altri criteri di priorità.
È proprio il decreto MIT-MEF che dovrà trasformare l’indicazione politica in una procedura amministrativa concreta, precisando anche come sarà calcolato l’importo spettante quando le richieste supereranno le risorse disponibili.
Quando si potrà presentare la domanda
Per richiedere il bonus genitori separati 2026 bisognerà quindi attendere ancora. Il 16 settembre il MIT ha comunicato che il percorso attuativo ha compiuto un ulteriore passo e che l’obiettivo è arrivare al bando in autunno.
Solo con la pubblicazione del decreto e del successivo avviso saranno noti il canale attraverso cui inviare la domanda, i documenti necessari, eventuali termini temporali e l’ordine con cui esaminare le richieste.
Nel frattempo, chi ritiene di poter rientrare nella platea può verificare alcuni elementi già certi: lo stato di separazione o divorzio, la mancata assegnazione dell’abitazione familiare di proprietà e la presenza di figli fiscalmente a carico entro i 21 anni. Per gli altri requisiti sarà necessario attendere il testo definitivo.
Il nuovo Fondo nasce quindi come sostegno temporaneo alla casa, non come prestazione permanente. Se l’impostazione annunciata otterrà conferma, potrà assicurare fino a 6.000 euro in dodici mesi a chi, dopo la rottura del nucleo familiare, deve sostenere il costo di una nuova abitazione.
La data decisiva sarà ora quella del decreto attuativo. Fino ad allora, 500 euro mensili e soglia Irpef di 35 mila euro restano parametri annunciati, mentre l’esistenza del Fondo, i 20 milioni annui e la platea di base sono già stabiliti dalla legge.
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