Brain fog: perché al rientro da una vacanza la testa sembra non funzionare?

09 Ottobre 2026 - 11:20
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Brain fog: perché al rientro da una vacanza la testa sembra non funzionare?

Qualsiasi vacanza, durante l’anno può creare un meccanismo curioso al nostro cervello. A partire dalle vacanze estive o da qualche altra settimana di riposo o viaggio. Si torna al lavoro, ma le cose non sono esattamente come le avevamo lasciate. Improvvisamente rispondere a una mail sembra richiedere una concentrazione spropositata, rispondere ai colleghi richiede qualche secondo in più del solito, si entra in una stanza dimenticando perché, si apre una pagina mentre se ne stava già leggendo un’altra e a metà mattina la sensazione è quella di avere la testa piena e vuota contemporaneamente. Il termine che viene usato sempre più spesso per descrivere questo stato è brain fog, nebbia mentale: un modo efficace per raccontare una combinazione di difficoltà di concentrazione, piccoli vuoti di memoria, lentezza e affaticamento mentale. Dopo le vacanze può succedere più facilmente perché nel giro di pochi giorni cambiano molte cose insieme. Tornano sveglie, orari, notifiche, appuntamenti, scuola, traffico e decine di piccole decisioni quotidiane. Anche il sonno può essere ancora regolato sui ritmi delle ferie. Il cervello, insomma, non ha dimenticato come si lavora e probabilmente non è nemmeno diventato più pigro. Sta semplicemente passando da una modalità con meno richieste contemporanee a una giornata nuovamente affollata di stimoli. E qualche giorno di confusione può essere il prezzo del cambio di marcia.

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Il cervello non ha dimenticato come si lavora

Il ritorno alla routine può sembrare quasi comico. Durante le vacanze si riesce a leggere cinquanta pagine di un romanzo senza problemi e pochi giorni dopo si torna indietro tre volte sulla stessa mail perché alla fine non si è capito cosa chiedesse. La differenza non sta necessariamente nelle capacità cognitive, ma nel contesto. In vacanza diminuiscono spesso le richieste simultanee e soprattutto le interruzioni. Non bisogna passare continuamente da una riunione a un messaggio, da una telefonata a una scadenza, dalla chat di lavoro all’agenda familiare.

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Quando tutto questo ricomincia insieme, l’attenzione deve continuamente cambiare obiettivo. Quello che comunemente viene chiamato multitasking è infatti molto spesso un rapido passaggio da un compito all’altro. E ogni passaggio richiede al cervello di lasciare un’informazione, recuperarne un’altra e poi tornare indietro. Non sorprende quindi che alla fine della giornata ci si possa sentire mentalmente stanchi anche senza avere concluso tutto quello che si sperava.

Il passaggio dal tempo lento all’iperattività

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Il vero shock del rientro potrebbe quindi essere meno misterioso di quanto sembri. Non è tanto la fine delle vacanze, quanto la quantità di informazioni che torna improvvisamente a bussare alla porta. Le ferie, almeno quando funzionano davvero come tali, riducono una parte del carico mentale legato al lavoro. Poi si rientra e in poche ore compaiono email arretrate, telefonate, appuntamenti, spesa, attività dei figli, palestra da ricominciare… Più che una mente annebbiata, a volte è semplicemente una mente nuovamente molto occupata.

Anche il sonno deve tornare a casa

C’è poi un dettaglio apparentemente banale che può pesare parecchio: durante le vacanze si dorme diversamente. Si va a letto più tardi, ci si sveglia senza sveglia, si mangia in altri orari e si passa magari più tempo all’aperto. Tornare improvvisamente alle sette del mattino può quindi richiedere un piccolo riassestamento. Gli studiosi parlano di social jet lag quando gli orari imposti dalla vita sociale, soprattutto lavoro e scuola, non coincidono bene con il ritmo biologico individuale. Non è il jet lag provocato da un volo intercontinentale, naturalmente, ma il principio dell’asincronia tra orologio interno e orologio esterno è simile. Il sonno e i ritmi circadiani hanno un rapporto stretto con attenzione, memoria e capacità decisionale.

Ottobre rimette in moto tutto insieme

Il rientro di settembre ha poi una caratteristica particolare: raramente riguarda soltanto il lavoro. Ricominciano la scuola, le attività, gli appuntamenti rimandati, le visite, la palestra e una quantità di organizzazione pratica che ad agosto sembrava lontanissima. Ecco perché persone adottano un rientro soft: che fa ripartire molte attività direttamente ad ottobre. Questo particolare periodo dell’anno è quasi un piccolo Capodanno, con l’aggravante che tutti ripartono nello stesso momento. Anche per questo la testa può sembrare più affollata del solito. La strategia più sensata non consiste allora nel cercare improbabili rimedi per aumentare immediatamente la produttività, ma nel restituire un minimo di regolarità alle giornate.

Orari del sonno più costanti, luce naturale al mattino, movimento e pause vere aiutano a ricostruire una routine. Sul lavoro può essere utile anche ridurre, quando possibile, il continuo passaggio da un compito all’altro e concedersi qualche blocco di tempo senza notifiche.

Rientrare nei ritmi senza chiedersi troppo, subito

Per ritrovare lucidità non servono strategie complicate. Il primo passo è rimettere un po’ di regolarità nelle giornate, soprattutto nel sonno. Andare a letto e svegliarsi più o meno alla stessa ora aiuta l’orologio biologico a riallinearsi, mentre la luce naturale nelle prime ore della giornata dà al cervello un segnale molto chiaro che è iniziato il giorno. Anche una passeggiata al mattino o nella pausa pranzo può essere utile: luce diurna e attività fisica contribuiscono a rafforzare i ritmi sonno-veglia.

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Vale la pena anche evitare di recuperare il rientro tutto insieme. Riempire subito l’agenda, lavorare fino a tardi e provare a smaltire in due giorni tutto ciò che si è accumulato durante le ferie rischia di aumentare proprio quella sensazione di confusione che si sta cercando di combattere. Meglio tornare progressivamente alle abitudini normali, tenendo orari regolari anche per i pasti e lasciando un po’ di spazio tra un’attività e l’altra. E poi c’è una cosa molto semplice: per qualche giorno conviene fare una cosa alla volta. Meno finestre aperte, reali e metaforiche.

La concentrazione spesso torna prima quando non viene continuamente interrotta.

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