Caccia, il Paese ha già scelto: 3 italiani su 4 chiedono che venga abolita

16 Settembre 2026 - 12:15
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Caccia, il Paese ha già scelto: 3 italiani su 4 chiedono che venga abolita

In un momento in cui il dibattito sulla caccia è infuocato — tra le polemiche sulla legge “sparattutto” e le tese discussioni sui calendari venatori per far fronte al forte stress climatico — la distanza tra società civile e istituzioni appare sempre più marcata. Eppure, al di là degli scontri politici, la posizione del Paese non lascia dubbi: ai cittadini l'attività venatoria non piace.

Secondo la nuova indagine condotta da Ipsos Doxa per conto della Fondazione Capellino su un campione di settemila italiani, la società ha già maturato un orientamento netto, chiedendo una drastica inversione di rotta sul tema della biodiversità. La tutela della natura rappresenta ormai una priorità per il 74% della popolazione, mentre tre italiani su quattro (75%) chiedono aperto stop, una forte riduzione o la limitazione della caccia a soli casi di emergenza. A fronte di un irrisorio 3% di favorevoli a un suo incentivo, la gran parte della cittadinanza esprime profonda sfiducia verso le istituzioni, con la metà degli intervistati che ritiene del tutto insufficiente l'operato del Governo sul fronte della protezione ambientale.

I risultati dello studio mettono in luce un vero e proprio cambiamento culturale che supera le tradizionali contrapposizioni ideologiche e i partiti. La necessità di salvaguardare la fauna e gli ecosistemi definisce un valore trasversale, capace di unire cittadini con differenti orientamenti elettorali. Questo scostamento tra Paese reale e palazzo appare evidente anche nella visione del futuro per le aree rurali: più della metà degli italiani individua nel turismo naturalistico lento e nelle nuove professioni legate all'economia circolare le vere leve per generare salute e occupazione nei prossimi vent'anni, laddove l'attività venatoria viene indicata appena dal 3% dei rispondenti. La percezione diffusa considera infatti la caccia come una pratica ad alto impatto ambientale e priva dei necessari requisiti di sicurezza per chi frequenta boschi e sentieri.

«Questa ricerca non ci dice semplicemente quanti italiani sono favorevoli o contrari alla caccia. Ci dice che nel Paese è maturato un modo diverso di guardare alla natura, alla fauna selvatica e al futuro dei territori. È un cambiamento che attraversa le appartenenze politiche e che la politica non può più considerare marginale», dichiara Pier Giovanni Capellino, Fondatore e Presidente di Fondazione Capellino. «Noi non pensiamo che il cambiamento debba arrivare soltanto dall'alto. Pensiamo che debba essere la società a esercitare una pressione democratica sulla politica, rendendo evidente che esiste un'altra idea di futuro.

La trasformazione in atto chiede di superare una visione ormai anacronistica del territorio per accogliere un modello di sviluppo in cui la tutela della biodiversità e la valorizzazione del patrimonio naturale diventino finalmente parte fondamentale delle scelte politiche di domani.

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