Caffè digitali

26 Giugno 2026 - 04:08
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Un amico e collega — uno dei due della “concorrenza” che ci ha sempre trattato con rispetto — mi ha chiamato qualche giorno fa per esprimere il proprio ringraziamento per aver dato notizia della sua nomina all’Ordine d’Australia.

Atto dovuto. Noi di Allora!, come tutti sanno, non facciamo censure preventive alle notizie. Non lo abbiamo fatto neanche nei tempi bui e grigi delle professoresse con la puzza sotto il naso, che chiamavano la nostra testata “una schifezza”, e neppure quando a rappresentarci nelle più alte istituzioni vi erano diplomatici poco lungimiranti, che non tenevano in considerazione il nostro lavoro.

Detto ciò, mentre l’amico mi salutava, augurandomi il meglio dopo la brutta influenza di questi giorni, mi ha anche rinnovato — come fa ogni volta — l’invito a prendere insieme un buon caffè.

Di questi tempi, trovare un buon caffè, magari napoletano, risulta alquanto difficile. Tra miscele Campos e altre marche più o meno conosciute, si rischia spesso di bere una ciofeca o, ancora peggio, una bevanda bruciata, di colore nero petrolio.

Per questo ho pensato che, magari, il caffè potremmo prendercelo in formato digitale, come si faceva ai tempi del Covid: una tazza da un lato dello schermo e una dall’altro.

Forse anche il caffè digitale possiede una sua dignità inattesa. Non sostituisce certamente quello vero, il rumore della tazzina sul piattino, l’odore che anticipa la conversazione e la rende più lenta, più umana. Conserva però una cosa che spesso vale più della bevanda stessa: il tempo condiviso.

Quel tempo nel quale non si corre, non si produce, non si “risolve”, ma si rimane semplicemente in dialogo.

Mi viene da pensare che, a ben vedere, il caffè sia diventato soprattutto un pretesto sociale, un rituale minimo capace di tenere insieme pezzi di relazioni disperse. E allora sì, anche uno schermo può sostenere quel rito, quando dall’altra parte esiste la stessa intenzione.

L’amico, con la sua costanza quasi ostinata nel rinnovare l’invito, sembra ricordarmi proprio che le relazioni non si misurano dalla qualità o dal numero dei caffè bevuti, ma dalla volontà di non lasciarle evaporare e svanire nel nulla.

Quindi, in attesa di un espresso al bar, quello vero, potremmo accontentarci di un “virtuale ristretto”: senza zucchero, ma con la stessa memoria.

The post Caffè digitali first appeared on Allora! Italian Australian News.

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