Caro Cundari, gli estimatori di Salvini esistono, e si trovano a Marsala

Gentile Francesco Cundari,
ti chiedi nella tua rubrica “La linea” se esistano davvero degli estimatori di Matteo Salvini. Lo chiedi con sincero stupore antropologico, quasi fosse una ricerca etnografica: hai conosciuto fascisti, comunisti, grillini, renziani, calendiani, perfino trumpiani. Ma salviniani veri, no. Creature leggendarie. Come il mostro di Loch Ness o un treno puntuale in Sicilia.
E invece sì, esistono. E io oggi li vedrò.
Perché Salvini viene a Marsala. Estrema periferia occidentale del regno, dove la Sicilia finisce e l’Africa quasi comincia. Viene a sostenere la candidata sindaca del centrodestra, perché qui domenica si vota e c’è pure la lista della Lega. Non è nemmeno una novità. Salvini, da queste parti, di voti ne prende. Eccome.
La prima volta che arrivò fu accolto come un novello Garibaldi: selfie, applausi, entusiasmo da liberatore. La seconda andò peggio: contestazioni, tensioni, addirittura gli impedirono di scendere dall’auto per fare il comizio in piazza. La terza volta, cioè oggi, i suoi organizzatori hanno imparato la lezione. Niente piazza.
L’incontro si fa alle saline.
Sì, proprio così: tra le vasche di sale, alla periferia di Marsala. Un luogo magnifico, sospeso tra il mare e il vento, dove i fenicotteri si fermano durante le migrazioni e gli uomini, evidentemente, durante le campagne elettorali. Una scelta che sembra studiata da un romanziere siciliano con troppo tempo libero: Salvini che parla di remigrazione in mezzo alle saline, a pochi chilometri dallo Stagnone dove per secoli sono sbarcati tutti. Fenici, arabi, normanni, spagnoli. E pure noi siciliani, del resto, siamo emigranti professionisti da generazioni.
Ma gli estimatori di Salvini ci saranno. Arriveranno. Lo ascolteranno parlare del pericolo immigrazione in una città dove bambini tunisini e siciliani crescono insieme senza domandarsi troppo chi sia straniero e chi no. Lo ascolteranno parlare di cittadinanza revocabile in una terra che è un miscuglio permanente di popoli, dialetti, invasioni e dominazioni.
E poi ascolteranno il grande mantra del tempo presente: il Ponte sullo Stretto. Il ponte che risolve tutto. Il ponte che salverà la Sicilia. Il ponte che collega continenti, civiltà, destini. Tutto molto bello.
Peccato che, mentre Salvini promette ponti futuristici, da Agrigento a Marsala — se uno volesse davvero provarci — in treno non arriverebbe nemmeno per il ballottaggio. Le ferrovie siciliane sembrano un esperimento di archeologia industriale finanziato dal ministero dei Trasporti. A Marsala abbiamo persino una stazione ferroviaria nuova di zecca, rifatta con i fondi del Pnrr: luminosa, moderna, quasi svizzera. Solo che i treni passano poco, male e in ritardo mostruoso. È una specie di monumento al surrealismo infrastrutturale italiano.
Eppure gli estimatori ci sono.
Pensa che qui il Partito socialista — sì, proprio quello di Giacomo Matteotti — stava persino per fare la lista insieme alla Lega. Tecnicamente si chiama «la bicicletta»: due partiti, un simbolo unico. Una delle invenzioni più poetiche della politica italiana contemporanea. Io quel simbolo l’ho visto davvero. Lo conservo quasi con affetto antropologico. Te lo allego. Poi hanno litigato, purtroppo. E la Lega corre da sola. Ma la stima per Salvini, scrivono i responsabili locali del partito socialista in una nota, rimane intatta. Lo vedi?
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