Catalogna, la Corte UE promuove la legge di amnistia voluta da Sánchez: “Non contrasta con il diritto”
Bruxelles – La legge di amnistia voluta dal governo spagnolo per chiudere la stagione del processo indipendentista catalano supera il vaglio della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Nella sentenza resa in Grande Sezione, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il diritto dell’UE non osta alla normativa approvata da Madrid nel giugno 2024, respingendo i dubbi sollevati dalla Corte dei conti e dall’Alta Corte spagnola. Secondo la Corte di giustizia UE, la legge persegue un obiettivo legittimo: “Ridurre le tensioni istituzionali e politiche e facilitare uno scenario di riconciliazione”, come si legge nel comunicato ufficiale diffuso insieme alle decisioni. La stessa conclusione di oggi (16 luglio) era arrivata già a novembre dall’Avvocato generale, Dean Spielmann, che nel suo parere non vincolante aveva difeso la controversa amnistia per i separatisti catalani.
I giudici di Lussemburgo si sono pronunciati in via preliminare sulla questione sollevata dalla Corte dei Conti spagnola in merito alla possibilità che la concessione dell’amnistia per la responsabilità contabile relativa alle spese del processo di indipendenza potesse compromettere le finanze europee. Un’ipotesi esclusa dalla Corte di giustizia UE perché “gli interessi finanziari dell’Unione non possono essere considerati lesi dalla mera diminuzione del reddito nazionale lordo che potrebbe derivare dalla secessione di una parte del territorio nazionale“.
In secondo luogo, la normativa voluta da Madrid riguarda gli atti collegati al processo indipendentista catalano e al referendum del 1° ottobre 2017, prevedendo l’estinzione della responsabilità penale, amministrativa e contabile per i fatti rientranti nel suo ambito di applicazione. Per i giudici europei, trattandosi di un settore che rientra nelle competenze degli Stati membri, il controllo dell’Unione è limitato alla verifica di eventuali problemi sistemici capaci di compromettere il funzionamento della giustizia nazionale. E, nel caso spagnolo, tali criticità non emergono.
Terzo elemento: la Corte ha escluso che l’amnistia violi la direttiva europea sul contrasto al terrorismo perché “si limita a prevedere, a posteriori, l’assenza di procedimenti giudiziari per alcuni reati commessi nell’unico contesto specifico del movimento per l’indipendenza catalana”, mantenendo però fuori dall’amnistia “gli atti che hanno intenzionalmente causato gravi violazioni dei diritti umani”.
Viene comunque rimarcato un importante paletto. La Corte precisa che la normativa spagnola non può svuotare di efficacia il meccanismo del rinvio pregiudiziale, ossia lo strumento che consente ai giudici nazionali di chiedere ai colleghi a Lussemburgo l’interpretazione del diritto europeo. Se il termine di due mesi previsto dalla legge spagnola per chiudere i procedimenti si applicasse anche ai casi in cui è già pendente una questione davanti alla Corte di giustizia, impedendo di attendere la decisione europea, quella disposizione dovrebbe essere disapplicata. Come evidenzia il comunicato, “la legge di amnistia non deve privare il procedimento pregiudiziale della sua efficacia”. In questo contesto, però, la Corte ha confermato il termine di due mesi concesso dalla legge sull’amnistia ai giudici spagnoli per deciderla se applicarla nei rispettivi casi – a condizione che il procedimento venga sospeso in caso venissero sollegate questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia UE. Secondo la Corte, inoltre, il periodo dei due mesi non pregiudica il principio di effettiva tutela giurisdizionale, perché è “limitato” all’applicazione della legge sull’amnistia e, pertanto, non può rappresentare “problemi sistemici tali da compromettere il corretto funzionamento del sistema giudiziario nazionale”.
Le sentenze rappresentano un passaggio decisivo in una delle vicende politiche e giudiziarie più controverse degli ultimi anni in Spagna. Dopo che la Corte costituzionale spagnola aveva già dichiarato la legge sostanzialmente conforme alla Costituzione, arriva ora anche il via libera europeo, che conferma come la scelta dell’amnistia, nei limiti individuati dalla Corte di Giustizia dell’UE, sia compatibile con l’ordinamento dell’Unione. Si tratta di un risultato che fa tirare un sospiro di sollievo al premier spagnolo, Pedro Sánchez. Per il socialista, la controversa amnistia per i separatisti catalani adottata da Madrid l’anno scorso era stata il salvagente che lo aveva tenuto a galla e grazie alla quale era riuscito a rimanere in sella al governo per un terzo mandato di fila. Ma un sospiro ancora più grande lo tira l’ex presidente catalano Carles Puigdemont perché la decisione di oggi della Corte UE apre la strada alla Corte Costituzionale spagnola – la cui sentenza sarà cruciale per il possibile ritorno di Puigdemont in Spagna – che dovrà stabilire se la Corte suprema debba concedergli l’amnistia per il reato di appropriazione indebita di fondi pubblici. In questo contesto, va ricordato che Puigdemont aveva impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la decisione della Corte suprema di non applicargli la legge sull’amnistia in primo luogo perché riteneva che la concessione dell’amnistia per il reato di appropriazione indebita avrebbe messo a repentaglio le finanze europee – cosa che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha respinto oggi – e in secondo luogo perché sosteneva che l’ex presidente si fosse arricchito non finanziando personalmente il referendum del 1 ottobre.
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