Di fronte alle incertezze le banche prestano meno, impedendo investimenti e competitività

15 Luglio 2026 - 14:30
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Bruxelles – Di fronte alle incertezze geopolitiche e alle tensioni commerciali, le banche pensano innanzitutto a mettere in salvo sé stesse, rendendo più difficile l’accesso al credito, l’erogazione di prestiti, e decretando così uno stop alle ambizioni di crescita, investimenti e competitività proprie dell’agenda politica UE. È quanto emerge da un’analisi condotta dai tecnici della Banca centrale europea e pubblicata sul blog delle BCE. La situazione in corso rappresenta il più classico dei bicchieri a metà: “Sebbene le banche dell’area euro continuino a mantenere bilanci solidi, sono state costrette ad adeguare regolarmente la propria pianificazione strategica e ad adottare pratiche di concessione del credito più prudenti per far fronte a questi rischi legati al commercio”.

In sostanza gli istituti di credito guardano innanzitutto a mettersi al riparo da rischi. Per quanto l’approccio risulti comprensibile e responsabile, utile a evitare crisi di liquidità future, l’altro aspetto che emerge è che le banche “hanno inoltre adottato un approccio più prudente nella concessione di prestiti alle imprese“. Un problema soprattutto per quelle di piccole e medie dimensioni (PMI), più bisognose di finanziamenti e più colpite dall’interruzione dei flussi di capitale prestato. Non solo: le incertezze e le tensioni diventano per le imprese stesse motivo per rinviare investimenti. I tecnici della BCE rilevano che “per le imprese, l’aumento dei rischi commerciali non solo ha comportato condizioni di prestito più restrittive, ma ha anche frenato la domanda di finanziamenti”.

La situazione vede dunque imprese che rinunciano a chiedere prestiti alle banche, mentre le aziende e le compagnie che li chiedono incontrano rifiuti o condizioni sempre più onerosi per ottenere ciò di cui hanno bisogno. Una dinamica, questa, anche precedente alla guerra di Stati Uniti e Israele in Iran e alle sue conseguenze. Lo studio condotto dai tecnici della BCE rileva che “nel 2025 circa la metà delle banche partecipanti all’indagine sui prestiti bancari dell’area euro ha segnalato che i rischi commerciali erano significativi e prevedeva livelli di esposizione simili anche nel 2026“. Gli sviluppi successivi non fanno che aggravare la situazione.

Di base, comunque, la radice del problema è l’amministrazione Trump e un’intesa sui dazi forzatamente voluta che produce rincari per il ‘made in EU’ venduto oltre oceano, che hanno inciso “spingendo le banche maggiormente esposte alle imprese che esportano negli Stati Uniti a inasprire ulteriormente le condizioni di concessione del credito“. Insomma, se le banche non concedono più prestiti alle imprese e ne concedono meno a condizioni più severe la colpa è (anche) del presidente statunitense, e dell‘Europa degli Stati che ha assecondato i suoi voleri pur di scongiurare guerre commerciali. Da Francoforte giunge dunque la conferma di quanto già preventivato: l’intesa sui dazi è una sconfitta per l’UE, la sua eurozona, e le sue ambizioni di maggiore competitività.

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