Chi è Cateno-Scateno, il De Luca che “si porta” in dote a Meloni
Roma. Un certo effetto “Scateno” – dal nome e dal temperamento di Cateno De Luca, sindaco di Taormina, ex sindaco di Messina e leader di Sud chiama Nord – lo si sentiva, narrano in Sicilia, fin da quando De Luca, oggi neo-alleato di Giorgia Meloni (ma con mani libere nella Sicilia di Renato Schifani), si aggirava nei pressi della natìa Fiumedinisi, in terre dense di storia dove aleggiano i fantasmi dei coloni greci fondatori e dei sovrani del Regno di Sicilia, con l’idea persistente di voler fare l’onorevole. Visto da oggi, De Luca porta se stesso in dote a Meloni chiamandola “supereroina”, ma dopo aver fatto pensare al centrosinistra, negli anni precedenti, visti anche i buoni rapporti con gli ex M5s (l’ex grillina Laura Castelli è presidente di Sud chiama Nord e vicesindaco di Messina), di poter diventare un altro “centrino” da mettere nel calderone della terza o quarta gamba. E invece lui, Cateno, ora è in attesa dell’Assemblea nazionale di partito di fine ottobre per compiere un ulteriore passo verso Meloni, sotto gli occhi vigili degli osservatori dell’altro polo che (vedi l’ex premier Matteo Renzi) ne profetizzano la capacità di portare alla premier anche più dell’1,5 per cento su cui per ora De Luca si attesta. Sempre lui, Cateno, dice e ridice “arriveremo al 3”, tanto più che due parlamentari hanno pronta la veste di traghettatori per evitargli l’abnorme raccolta firme ex Melonellum. Ed eccolo, Cateno, fiero di essersi trovato nella situazione “da Barbiere di Siviglia”, così ha detto (della serie tutti ci vogliono), per via della possibilità di arrivare con il suo apporto al famoso 42 per cento e alla faccia di Roberto Vannacci. Fatto sta che ora l’acqua sembra andare molto per l’orto, e nonostante la natura ondivaga, al cinquantaquattrenne Cateno-Scateno da Fiumedinisi, figlio di padre muratore e madre contadina, giovane militante della Dc d’antan con carriera politica dal basso (nel senso del percorso: dal quartiere al Comune al Parlamento) nonché mattatore via social network e con dirette settimanali corrosive, sul modello di quelle spedite sul web dall’omonimo sindaco dem di Salerno ed ex governatore campano Vincenzo (tanto che, a un certo punto, nel 2023, Cateno esplicitò il gemellaggio comunicativo con il De Luca campano al grido di “due De Luca sono meglio di uno”). Già soprannominato “Masaniello” ai tempi dello scontro con l’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese (che lo denunciò per vilipendio di fronte all’accusa di presunto “depistaggio di Stato” sullo stop agli sbarchi in Sicilia), De Luca, in tempi pandemici, da sindaco di Messina, divenne famoso per le ordinanze iper-protettive (voleva far registrare con un anticipo di due giorni ogni arrivo sull’isola attraverso lo Stretto, provocando l’intervento del Consiglio di Stato). Laureato in Giurisprudenza, ma dotato di eloquio rustico-dialettale (celeberrimo, in Sicilia, fu il suo “io rusto a casa” lanciato durante le grigliate di Pasquetta sotto Covid), Cateno De Luca, eletto a diciotto anni in Consiglio comunale nel paese d’origine, è approdato all’Ars nel 2006 e da lì, passando per la fondazione del movimento Sicilia Vera, per la promessa di farsi plasticamente “rivoluzione” e per le Europee del 2024 (affrontate rivolgendo inviti a tutte le forze del Terzo polo che fu), è arrivato a un oggi in cui è marito, padre e politico che annuncia la presenza “in tutti i collegi” nel 2027, in alleanza con Meloni e con un “nuovo progetto che avrà ScN come riferimento” (“ogni riferimento con lo schema Iv-Casa riformista è puramente casuale”, scherza un renziano). Intanto, De Luca fa sognare gli insofferenti della legislatura a scadenza naturale evocando a “Un giorno da Pecora”, su RaiRadio1, una “seduta spiritica bipartisan” da cui sarebbe uscita la data del voto: il 9-10 maggio. E qualcuno, nel centrodestra, ieri commentava: “Seduta spiritica o riunione fatta all’insaputa di FI e Lega?” – ovvero i partiti che, in Sicilia, non vorrebbero mai vedere “l’alleato” nazionale Cateno nella veste di avversario regionale.
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