Chiuso per caldo: in Francia l’azienda elettrica Edf arresta il reattore nucleare da 1,3 GW di Golfech

22 Giugno 2026 - 16:39
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Chiuso per caldo: in Francia l’azienda elettrica Edf arresta il reattore nucleare da 1,3 GW di Golfech

«Chiuso per caldo». Potrebbe recitare così, in estrema sintesi, un eventuale cartello appeso alla porta d’ingresso. O magari alla base di un reattore nucleare.

Non molti giorni fa abbiamo segnalato che i prezzi dell’elettricità in Francia sono saliti a causa di un’ondata di caldo dannosa per le centrali atomiche: l’Edf (Électricité de France), che è la principale azienda produttrice e distributrice di energia elettrica del Paese, ha avvertito che l’innalzamento delle temperature previsto per questo periodo avrebbe potuto rendere necessario abbassare la produzione del parco nucleare. I pro-nuke si sono detti tranquilli, hanno minimizzato o fatto spallucce, ma ecco che puntuale è arrivata la serrata: Edf ha annunciato l’arresto del reattore nucleare Golfech 2 – parliamo di un impianto nel sud-ovest della Francia da 1,3 GW – a partire dalle 23:45 di questa sera. Sarà spento, è stato spiegato, a causa di «vincoli ambientali» legati all’ondata di caldo che sta colpendo il Paese.

Alla questione hanno dedicato una serie di articoli agenzie specializzate in questioni energetiche come Montel, organi d’informazione specializzati nel settore assicurativo come Insourance journal o nel settore energetico come World energy news, oltre ovviamente a numerose testate giornalistiche francesi.

Il fatto è che l’arrivo precoce delle ondate di calore estive ha riacceso i riflettori sul delicato legame tra energia nucleare e cambiamenti climatici. Il blocco forzato della centrale nucleare di Golfech è un caso esemplare, da questo punto di vista. L’unità di produzione viene spenta proprio per far fronte alle conseguenze ambientali causate dalle temperature torride registrate già in questa seconda metà di giugno. La decisione presa da Edf non è infatti legata a guasti tecnici improvvisi o a problemi interni di sicurezza del reattore, bensì a una stretta regolamentazione di tutela ambientale. Le centrali nucleari per poter funzionare a pieno regime necessitano infatti di enormi quantità d’acqua prelevate dai fiumi adiacenti per raffreddare i propri circuiti. Acqua che viene successivamente reimmessa nei corsi idrici. Quando le temperature atmosferiche si impennano come sta avvenendo in questi giorni, la temperatura naturale dei fiumi sale vertiginosamente: Edf è stata dunque costretta a intervenire preventivamente per evitare che gli scarichi termici dell’impianto nucleare provochino un disastro ecologico fluviale. Il riscaldamento dell’acqua riduce infatti la presenza di ossigeno nel fiume, mettendo a rischio la sopravvivenza dei pesci. Di fronte a termometri che registrano temperature decisamente elevate per questo finale di giugno e previsioni meteo implacabili per le prossime settimane, i tecnici dell’azienda elettrica francese hanno quindi preferito attuare una fermata forzata di circa una settimana. Si tratta del resto di una misura precauzionale diventata ormai una prassi consolidata per questo tipo di impianti. Analoga situazione si era infatti verificata anche ai primi di luglio 2025, quando l’Agenzia per la sicurezza nucleare ha sollecitato l’Edf a trovare una soluzione rispetto a questo problema ormai cronico a ogni inizio d’estate.

Questa situazione, tuttavia, apre un dibattito molto più ampio e complesso sull’energia prodotta dalle centrali atomiche, che il governo Meloni vorrebbe riaprire anche in Italia. Sebbene il nucleare venga spesso elogiato come una fonte di energia a basse emissioni di carbonio fondamentale per la transizione, la sua forte dipendenza dalle sorgenti fredde naturali come fiumi e mari si sta rivelando un tallone d’Achille strutturale. Oggi ancor più che in passato, con l’innalzamento delle temperature medie globali che ormai tutti gli istituti di ricerca non fanno che certificare. Gli analisti fanno notare che interrompere la produzione di quasi un gigawatt e mezzo di potenza proprio nei giorni in cui i condizionatori d’aria lavorano al massimo costringe i gestori di rete a una complessa riorganizzazione. La soluzione, come in tante altre occasioni abbiamo sottolineato, passa per un’accelerazione sulla strada delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo. Il sole e il caldo, su questa strada, non creano problemi.

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