Ci sono sempre più Comuni “ricicloni” nella Toscana centrale

03 Luglio 2026 - 13:52
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Ci sono sempre più Comuni “ricicloni” nella Toscana centrale

Nella giornata conclusiva dell’Ecoforum di Legambiente, La nuova ecologia e Kyoto club – che ha chiuso ieri i battenti a Roma – sono stati protagonisti i nuovi dati sui Comuni “ricicloni” e quelli dell’Osservatorio appalti verdi, parzialmente in contrasto tra loro.

La 33esima edizione dei Comuni “ricicloni” (che sarebbe meglio chiamare “differenzioni”) mostra che nel 2026 tornano a crescere i Comuni in grado di mantenere superare il 65% di raccolta differenziata e mantenere la produzione pro capite di rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento al di sotto dei 75 kg/ab/anno; salgono a quota 675 (contro i 663 del 2025) su un totale di 7.894 Comuni italiani. A livello regionale, il Veneto si conferma leader assoluto per numero di comuni rifiuti free (165), seguito da Lombardia (104) e Campania (73).

Anche la Toscana centrale è sempre più virtuosa dal punto di vista ambientale. Nei territori serviti dalla multiutility a capitale interamente pubblico Plures Alia i Comuni “ricicloni”, salgono dai 13 censiti lo scorso anno agli attuali 22. I nuovi Comuni entrati nella classifica di merito del Cigno verde sono Montale, Pieve a Nievole, Buggiano, Rignano sull’Arno, Rufina, Poggio a Caiano, Uzzano, Dicomano, Quarrata e Carmignano e sono gli unici nuovi ingressi nel complesso della Toscana (al contempo, quest’anno non figura nella classifica del concorso a partecipazione volontaria il comune di Castelfiorentino).

I vincitori assoluti sono Serravalle Pistoiese e Monsummano Terme. Serravalle Pistoiese, con l’88,7% di raccolta differenziata e 41,2 kg/ab/anno di rifiuti indifferenziati prodotti, si è aggiudicata il primo posto nella categoria dei comuni tra i 5.000 e i 15.000 abitanti. Monsummano Terme, con l’85,7% di differenziata e 52,2 kg/ab/anno di rifiuti residui non differenziati prodotti ha primeggiato, per la terza volta consecutiva, tra i comuni oltre i 15.000 abitanti.

«Avere ben 22 comuni “rifiuti free” nel complesso dei 65 comuni da noi serviti conferma quanto il lavoro che stiamo portando avanti sul fronte dell’innovazione tecnologica e del miglioramento del servizio stia dando i suoi frutti per arrivare ad una gestione sempre più virtuosa dei rifiuti e a ottimi risultati nella raccolta differenziata», commenta Lorenzo Perra, presidente di Plures Alia.

Differenziare però è un importante strumento quando finalizzato a un fine, ovvero re-immettere e ri-acquistare sul mercato prodotti derivanti dal riciclo. Un fronte sul quale l’Italia è ancora profondamente arretrata dato che gli acquisti pubblici italiani valgono quasi 310 miliardi di euro l’anno, ma meno di un terzo rientra oggi nel Green public procurement (Gpp).

«Dal nostro report frutto del lavoro di analisi dell’Osservatorio appalti verdi – commenta Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – emerge chiaramente come le grandi città, più strutturate e organizzate a livello amministrativo, riescono ad applicare in modo più accurato le politiche proprie del Gpp e il rispetto dei Cam (Criteri ambientali minimi, ndr) nelle gare di appalto rispetto a comuni più piccoli. Inoltre, si consolida anche secondo noi un’attenzione a questa pratica e una disponibilità, seppur lieve da parte dei capoluoghi, a partecipare alla nostra indagine. Una delle proposte, infatti, è anche quella di favorire l’aggregazione di realtà più piccole per efficientare i processi di acquisto e utilizzo del Gpp».

Di fronte a questo quadro, Legambiente chiede in primis di «passare al più presto in Italia da un obbligo formale all’attuazione effettiva del Gpp», che già oggi sarebbe in vigore ma – dato che non esistono sanzioni per le amministrazioni pubbliche inadempienti – di fatto non viene rispettato.

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