Colmare il gap tra ricerca e industria: ecco la strategia italiana per portare l’eccellenza dei laboratori sul mercato
trasferimento tecnologico
Colmare il gap tra ricerca e industria: ecco la strategia italiana per portare l’eccellenza dei laboratori sul mercato
Approvata la prima strategia triennale nazionale sul trasferimento tecnologico. Obiettivo: risolvere il paradosso italiano, cioè la distanza tra ricerca (ottima) e innovazione (meno brillante). Sette le linee strategiche di intervento e dieci i settori tecnologici prioritari: dall’IA ai semiconduttori, dalla robotica alle biotecnologie.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Università e della Ricerca hanno firmato il 22 giugno 2026 il decreto che approva l’Atto di indirizzo strategico 2026-2028 in materia di valorizzazione delle conoscenze e di trasferimento tecnologico. Il provvedimento, siglato dai ministri Adolfo Urso e Anna Maria Bernini, adempie a un obbligo fissato dall’articolo 1, comma 14, della legge 18 dicembre 2025, n. 190 – la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025 – e soddisfa al contempo la milestone M1C2-13 bis del PNRR, che richiedeva l’entrata in vigore della strategia nazionale entro il 30 giugno 2026. Il documento giunge così alla sua finalizzazione dopo essere stato messo in consultazione pubblica lo scorso aprile e quidi ulteriormente migliorato.
La strategia intende risolvere un “paradosso” strutturale ben radicato: un sistema della ricerca di eccellenza che tuttavia fatica a tradurre i risultati scientifici in brevetti, valore economico e competitività industriale.
L’Italia infatti ha aumentato del 60% la produzione di pubblicazioni scientifiche di eccellenza nel periodo 2009-2023, mantenendo una quota stabile di circa il 3% del totale mondiale. Eppure nell’edizione 2024 dell’European Innovation Scoreboard risulta ancora classificata come “innovatore moderato“, con un punteggio pari all’89,6% della media europea.
Le priorità tecnologiche e la struttura dell’ecosistema
Il documento si apre con un’analisi dell’ecosistema nazionale dell’innovazione che non risparmia le critiche. Il sistema italiano del trasferimento tecnologico conta oggi oltre 200 Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT), 8 Competence Center, 13 European Digital Innovation Hub, 12 Cluster Tecnologici Nazionali, 9 fondazioni operanti nelle tecnologie abilitanti, più Centri Nazionali, Partenariati Estesi ed Ecosistemi dell’Innovazione finanziati dal PNRR. Un ecosistema ricco e capillare, ma – riconosce il documento – “eccessivamente frammentato”, con sovrapposizioni di ruoli e assenza di standard comuni.
Le risorse destinate ai centri di trasferimento tecnologico tra il 2019 e il 2025 ammontano complessivamente a 186 milioni di euro: una cifra che il documento confronta apertamente con i 2,2 miliardi di euro ricevuti nel solo 2023 dal Fraunhofer Institute tedesco, o con i 320 milioni di sterline del network britannico Catapult nello stesso anno. Il divario è riconosciuto come strutturale e non colmabile con aggiustamenti marginali.
L’atto individua dieci settori tecnologici prioritari in linea con la Raccomandazione (UE) 2023/2113 della Commissione europea sulle tecnologie critiche per la sicurezza economica dell’Unione:
- Semiconduttori avanzati
- Intelligenza artificiale
- Tecnologie quantistiche
- Biotecnologie
- Connettività avanzata e cybersicurezza
- Rilevamento avanzato
- Tecnologie spaziali e di propulsione
- Tecnologie energetiche
- Robotica e sistemi autonomi
- Materiali avanzati e fabbricazione
Il documento riporta anche dati incoraggianti sui singoli strumenti esistenti. I bandi Proof of Concept lanciati a partire dal 2019 hanno prodotto risultati misurabili: il livello medio di maturità tecnologica (TRL) delle tecnologie finanziate è passato da 3,5 all’avvio a 5,8 nel medio termine, con la generazione di 31 spin-off accademici, 41 contratti di licenza o cessione e 44 contratti di ricerca con partner industriali. Il Fondo Technology Transfer di CDP Venture Capital ha attivato sei poli nazionali con il coinvolgimento di oltre 30 università e più di 100 imprese, generando oltre 50 operazioni in fase PoC (il 40% convertite in startup) e più di 150 operazioni di investimento in fase pre-seed e seed per oltre 70 milioni di euro. Nel 2025 è stato avviato il Fondo TT2 con una dimensione target di 500 milioni di euro.
Le linee strategiche: dalla cabina di regia ai 250 milioni del Fondo TT
Il cuore operativo dell’atto è un sistema di sette linee strategiche di intervento.
La prima è la governance: viene istituita una Cabina di regia interministeriale MIMIT-MUR con il compito di coordinare le politiche nazionali, armonizzare le fonti finanziarie europee, nazionali e regionali, presiedere i tavoli tematici settoriali e dialogare con le Regioni. La Cabina ha anche il potere di adottare misure correttive in caso di scostamenti significativi dagli obiettivi.
La seconda linea riguarda la creazione di roadmap tecnologiche strategiche, sviluppate attraverso tavoli tematici permanenti che incroceranno, secondo una logica a matrice, le aree tecnologiche prioritarie con le esigenze dei principali settori industriali italiani. L’obiettivo è sostituire la logica del “technology push” con un approccio guidato anche dalla domanda del mercato.
La terza linea affronta la razionalizzazione degli attori dell’ecosistema. Il documento propone l’istituzione di un Elenco nazionale dei soggetti operanti nel trasferimento tecnologico, articolato per categoria funzionale (soggetti istituzionali, soggetti abilitanti, infrastrutture abilitanti), con un sistema di accreditamento basato su KPI misurabili. L’accesso ai finanziamenti MIMIT-MUR sarà subordinato all’iscrizione in tale elenco. È prevista anche la creazione di hub interateneo per garantire massa critica agli UTT e la certificazione nazionale delle competenze per il personale del settore.
La quarta linea definisce gli indirizzi per le progettualità finanziate con il Fondo per il trasferimento tecnologico. La legge 190/2025 destina 250 milioni di euro alla Fondazione Tech e Biomedical, attraverso la quale potranno confluire proposte provenienti da fondazioni, Competence Center e dall’ente nazionale di ricerca e sperimentazione. Le progettualità dovranno presidiare l’intera catena del valore del TRL, allinearsi alle priorità tecnologiche dell’atto e prevedere il coinvolgimento di risorse private.
La quinta linea mira a rafforzare la partecipazione ai bandi europei. Il documento segnala che mentre la media europea di successo nelle proposte Horizon si attesta intorno al 17%, l’Italia registra un tasso del 14,3%, con l’EIC Accelerator che nel 2024 ha visto scendere il tasso di successo complessivo sotto il 6%. Le azioni proposte includono un programma nazionale di accompagnamento “EIC Ready”, voucher “Horizon Ready” per rimborsare i costi di consulenza progettuale e la valorizzazione del “Seal of Excellence” europeo nei bandi nazionali.
La sesta linea affronta il nodo del capitale di rischio per le tecnologie deep-tech, con misure per sviluppare fondi verticali nei settori critici, rafforzare il segmento late-stage e attrarre investitori istituzionali come fondi pensione e casse previdenziali.
La settima linea, infine, individua nella Pubblica Amministrazione un attore attivo del trasferimento tecnologico: come testing ground per le tecnologie emergenti, come “venture capitalist indiretto” attraverso il procurement pre-commerciale, e come fornitore di dati certificati per l’addestramento di algoritmi di intelligenza artificiale.
Trasversale all’intero documento è l’introduzione di un sistema di monitoraggio basato su KPI articolati su tre dimensioni: output (servizi erogati, brevetti valorizzati, PoC sviluppati), sostenibilità finanziaria (capacità di attrarre capitali privati) e impatto industriale (incremento del fatturato, spese in R&S, crescita degli addetti). L’atto sarà aggiornato ogni tre anni, con una relazione annuale pubblica sulla sua attuazione.
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