Con le tecnologie per l'energia pulita più posti di lavoro nell'Ue, seconda dopo la Cina

09 Settembre 2026 - 13:25
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Con le tecnologie per l'energia pulita più posti di lavoro nell'Ue, seconda dopo la Cina

Per l’International Renewable energy Agency (IRENA) e l’International Labour Organization (ILO), L'occupazione nel settore energetico globale sta crescendo a un ritmo superiore a quello dell'economia nel suo complesso: nel 2024 è aumentata del 2,2%, contro un aumento dell'occupazione dell'1,3% nell'economia in generale. L'Ue è al secondo posto dopo la Cina, con 1,8 milioni di posti di lavoro collegati direttamente o indirettamente alle energie rinnovabili, mentre la  Cina era a 7 milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita.  

L'Ue ha messo in atto un quadro politico sempre più favorevole per rafforzare la produzione di tecnologie pulite, accelerarne la diffusione e affrontare le strozzature industriali, compreso il Clean Industrial Deal, il Net-Zero Industry Act, la proposta di legge Industrial Accelerator Act e AccelerateEU, insieme a una serie di strumenti finanziari e iniziative mirate, come la strategia Battery Booster, che sostiene l'ampliamento della capacità produttiva di batterie nell'Ue.

Il nuovo rapporto “Clean energy technologies in the European Union — implications for quality jobs, skills and a just transition” pubblicato oggi dall'European Environment Agency (EEA - Agenzia europea dell'ambiente), conferma che «Le tecnologie per l'energia pulita stanno creando centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutta l'Unione europea», ma avverte che «La persistente carenza di lavoratori qualificati rischia di rallentare la crescita futura, mentre al contempo il settore dell'energia pulita si trova ad affrontare sfide in termini di inclusione, con una sottorappresentazione di donne e giovani».

l rapporto EEA esamina l'occupazione in quattro tecnologie per l'energia pulita: eolica, solare fotovoltaica, pompe di calore e batterie, che insieme impiegano centinaia di migliaia di lavoratori in tutta l'Ue. L’EEA riassume:

Tra le tecnologie valutate, l'energia eolica è il settore che impiega il maggior numero di persone, con circa 273.500 posti di lavoro diretti stimati nell'Ue nel 2023, di cui il 77% nel segmento delle attività a valle (manutenzione, contrattualistica energetica e amministrazione delle vendite), seguito dal settore manifatturiero.

Nel 2023, la tecnologia solare fotovoltaica (FV) ha impiegato direttamente oltre 227.000 persone, circa la metà nelle attività operative e il 36% nel segmento della catena del valore delle costruzioni (che comprende attività come lavori infrastrutturali, preparazione del sito e connessione alla rete), sebbene la produzione di impianti fotovoltaici nell'Ue rimanga limitata.  

Nel 2023, il settore delle pompe di calore impiegava circa 80.100 lavoratori, principalmente nel segmento delle costruzioni (65%), e presenta un significativo potenziale di ulteriore crescita in tutta l'Ue.

Il settore delle batterie,  sebbene più piccolo con circa 33.000 lavoratori, ha registrato la crescita occupazionale più rapida tra le quattro tecnologie tra il 2018 e il 2023, con la maggior parte dei posti di lavoro concentrati nella produzione, mentre la ricerca e lo sviluppo rimangono fondamentali per le tecnologie di prossima generazione.

L’EEA evidenzia che «All'interno dell'Ue, l'occupazione nel settore delle tecnologie pulite è distribuita in modo disomogeneo». La Germania ha la quota maggiore di occupati nell’energia eolica (125.000 posti di lavoro nel 2023), fotovoltaico (quasi 84.000 posti di lavoro) e delle batterie (12.300 posti di lavoro), pur non rappresentando la quota maggiore dell'occupazione totale. Portogallo, Spagna e Italia sono in testa per numero di occupati nel settore delle pompe di calore, Ungheria e Polonia hanno la crescita occupazionale più rapida nel settore delle batterie.

Il rapporto rileva che «Questa concentrazione riflette spesso i punti di forza industriali e le competenze preesistenti. Una distribuzione disomogenea potrebbe accentuare le disparità regionali, a meno che le politiche non garantiscano una partecipazione più ampia in tutti i territori».

Il rapporto fa anche notare che l'espansione dei posti di lavoro nel settore delle energie pulite non si traduce automaticamente in mercati del lavoro inclusivi: «La partecipazione femminile varia dal 26% nel settore eolico e delle batterie al solo 14% nel settore delle pompe di calore, mentre nel 2023i giovani lavoratori (di età compresa tra 15 e 24 anni) rappresentavano solo il 6-7% della forza lavoro nei settori eolico, fotovoltaico e delle pompe di calore».

E a minacciare minaccia la diffusione delle tecnologie per l'energia pulita c’è anche la carenza di competenze, mente la maggior parte degli Stati membri dell’Ue segnala lacune nei ruoli tecnici critici riguardanti l'installazione e la costruzione. Per l’EEA «E’ necessaria un'azione politica coordinata per ampliare la formazione, la riqualificazione e la disponibilità di forza lavoro su larga scala».

La qualità del lavoro varia notevolmente tra le diverse tecnologie e i segmenti della catena di  valore: «I salari nel settore delle pompe di calore sono inferiori di circa il 40% rispetto a quelli del settore eolico, il più remunerativo dei quattro – spiega l’EEA - I ruoli operativi e di manutenzione, più comuni nell'energia eolica, tendono a offrire un'occupazione stabile e un maggiore accesso alla formazione. I ruoli di costruzione e installazione nel settore fotovoltaico e delle pompe di calore sono più legati a progetti specifici, più esposti a rischi fisici come temperature estreme e offrono minori opportunità di formazione. L'impatto della produzione di batterie sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché sulle comunità locali e sull'ambiente, rimane una fonte di costante preoccupazione».

Il rapporto conclude sollecitando «Un'azione politica coordinata per ampliare la formazione e la riqualificazione professionale, unitamente al miglioramento della qualità del lavoro, al fine di attrarre e trattenere i lavoratori in un settore che si trova ad affrontare una grave carenza di manodopera».

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