Conte o Schlein? “Come scegliere tra cotti fritti e cotti alla brace”: il gelo dei delegati Cgil all’assemblea generale

27 Giugno 2026 - 18:43
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Conte o Schlein? “Come scegliere tra cotti fritti e cotti alla brace”: il gelo dei delegati Cgil all’assemblea generale

Conte o Schlein? “Come scegliere tra cotti fritti e cotti alla brace”: il gelo dei delegati Cgil all’assemblea generale

Più che il lungo intervento di Maurizio Landini, a far discutere tra i corridoi dell’assemblea nazionale della Cgil è il futuro del cosiddetto campo largo. A un anno dalle prossime sfide politiche, il quesito è sempre lo stesso: chi dovrebbe guidare il centrosinistra contro Giorgia Meloni? Giuseppe Conte o Elly Schlein? La risposta che arriva da molti delegati, però, è tutt’altro che incoraggiante per i due leader dell’opposizione.

Nell’assise di Bologna gli irriducibili rimasti fino alla fine dell’intervento del segretario della Cgil e la fila per un selfie con Landini, il clima è di forte scetticismo. In particolare tra molti delegati uomini, che liquidano senza esitazioni entrambe le opzioni.

Tra Schlein e Conte? Nessuno dei due

«Nessuno dei due», risponde secco Igor, delegato di Lucca, al giornalista dell’Agenzia Dire. E rincara: «Se si è di formazione marxista, diciamo che è come scegliere di essere cotti fritti o cotti alla brace, cambia poco. Personalmente io scappo di fronte a tutti e due».

Il giudizio su Giuseppe Conte è ancora più duro: «Fa parte di quel movimento che ha innescato la rovina dell’Italia negli ultimi 20 anni con l’imbarbarimento comunicativo è partito da Grillo. D’altra parte, non ho mai votato per il Pd in vita mia e diciamo che punterei a morire senza aver mai votato Pd». Sulla stessa linea anche Leonardo, funzionario della Flc-Cgil nazionale: «Per l’amor del Signore Gesù, nessuno dei due».

Scetticismo tra i delegati, ma le donne dicono Elly

Tra le delegate, invece, il gradimento per Elly Schlein appare più diffuso. Patrizia, della Fp-Cgil di Lucca, la promuove perché «è una donna che ha sempre dimostrato coerenza, serietà politica. Mi piace anche per le posizioni che ha preso sulla Palestina e sulla politica internazionale».

Anche Paola, segretaria della Fp di Lucca, la sostiene: «Schlein, perché è una persona intelligente, capace, che ha saputo rimettere il welfare al centro dell’azione politica». Dall’Umbria arriva un altro attestato di stima. Lucia, delegata di Terni, spiega: «Schlein, perché è donna, perché è capace e perché ha fatto un lavoro di ricucitura all’interno di un partito così disgregato, così scellerato».

Conte paga l’eredità di Grillo e l’alleanza con la Lega

Non tutti, però, sono disposti a scegliere il “male minore”. Massimiliano, delegato della Filctem di Macerata, liquida entrambi: «Conte ha dimostrato di non essere all’altezza e la Schlein non mi piace». Alla domanda su chi vedrebbe alla guida del centrosinistra, sorride e risponde: «Lo posso dire? Maurizio Landini». Anche tra alcuni delegati dello Spi Veneto, riuniti davanti a un panino alla mortadella, emergono posizioni differenti ma accomunate da molte perplessità.

L’ipotesi “terzo incomodo Landini

Daniele, di Padova, sceglie la leader del Pd: «Schlein, Perché mi piace di più e perché Conte me lo ricordo il governo con la Lega». Roberto, dello Spi di Venezia e vicino ad Avs, ammette senza entusiasmo: «Domanda difficile. Io sono di Avs. Per me è meglio Schlein, ma non è che sia contento così».

Quanto all’ipotesi di vedere Landini in Parlamento, lo stesso delegato frena subito: «Meglio che faccia quello che sta facendo. Perché se poi va in Parlamento noi come Cgil saremmo sputtanati dappertutto». Mario indica quello che, a suo giudizio, dovrebbe essere il criterio per scegliere il leader del centrosinistra: «Il leader del partito più votato. Decidono le urne, senza primarie». Un messaggio che fotografa il clima emerso dall’assemblea: tra la base sindacale non c’è un entusiasmo travolgente né per Conte né per Schlein, mentre il nome di Landini continua a circolare più come suggestione che come reale prospettiva politica.

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