Covid, Lisei smonta vittimismi e complottisti: ecco la verità e la data dell’audizione di Conte. Poi toccherà a Speranza

12 Luglio 2026 - 12:50
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Covid, Lisei smonta vittimismi e complottisti: ecco la verità e la data dell’audizione di Conte. Poi toccherà a Speranza

Il senatore di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione d’inchiesta sul Covid, Marco Lisei

Il senatore di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione d’inchiesta sul Covid, Marco Lisei, ripercorre con il Secolo d’Italia le polemiche delle ultime settimane e ribalta la narrazione del centrosinistra, specie di Giuseppe Conte. Altro che vittimismo, afferma: fin dall’inizio hanno fatto ostruzionismo per impedire i lavori della commissione.

Giuseppe Conte sostiene che siete voi a non volerlo audìre in commissione. Qual è la verità?

I fatti hanno smentito le favole di Giuseppe Conte. Quando si affronta questo argomento va ricordato anzitutto che la commissione Covid ha iniziato i lavori con quasi due anni di ritardo a causa dell’ostruzionismo del campo largo: prima in Aula, poi non indicando i commissari, poi dentro la commissione durante le sedute. Mi pare evidente la volontà di non far indagare per non far emergere la verità su quel periodo storico.

Venendo a Giuseppe Conte, si è fatto nominare componente della commissione sapendo perfettamente che in questa veste avrebbe evitato di poter essere audìto. Io ho proposto nell’autunno 2024 a Conte questa formula: dimettersi, farsi audìre e poi rientrare in commissione. Lui ha opposto resistenza ed ha detto che non era disponibile a dimettersi. Questo m’impediva di convocarlo. Oggi, soltanto a seguito delle sollecitazioni di Fratelli d’Italia. E dopo aver avuto rassicurazioni dai presidenti delle due Camere sulla percorribilità della formula che gli ho proposto, si è finalmente reso disponibile, ed io l’ho immediatamente inserito tra gli auditi.

Avendo richiesto un trattamento privilegiato, non essendosi subito dimesso come Bignami, gli uffici della commissione Covid hanno provato a contattarlo per fissare informalmente una data di audizione. Dopo diverse telefonate senza risposta, hanno parlato con la sua segreteria, a cui è stato chiesto quando era disponibile a venire dall’ultima settimana di luglio in avanti. La risposta è stata: «Vi faremo sapere». Nella giornata di venerdì scorso ci hanno detto che era disponibile per il 4 ed il 5 agosto.

Essendo il 5 un mercoledì, impraticabile per via dei lavori delle Aule, l’unica opzione resta martedì 4 agosto. Inizieremo ad audirlo in quella data, salvo imprevisti delle Aule. Mi dispiace che lui dica cose diverse, tipo di non aver ricevuto chiamate, perché io ho le prove delle chiamate che sono state fatte dal centralino della Camera dei Deputati.

Perché, secondo lei, il leader del M5S, che finora aveva partecipato soltanto al 5% delle audizioni, ha voluto presenziare all’ultima plenaria?

Dovevano fare contestazione e ostruzionismo, non era una seduta d’indagine, ma sulla programmazione dei lavori, quindi quasi tutto il campo largo si è presentato in forze martedì scorso. Sono venuti per tentare di opporsi alle escussioni delegate dei consulenti della commissione, cioè alla possibilità che dei consulenti scelti dalla commissione possano coadiuvare i lavori ascoltando gli audìti anche fuori dalle Aule parlamentari. Audìti che poi, come già avvenuto, vengono risentiti in plenaria se necessario.

Sulle escussioni delegate c’è stato un grande scontro tra maggioranza e opposizione, eppure in altre commissioni anche la sinistra le ha approvate. Siamo di fronte a un classico caso di doppiopesismo?

Uno scontro sul nulla perché sono previste dall’articolo 82 della Costituzione, e sono una prassi parlamentare consolidata. La sinistra dubito che non lo sappia, ma mente sul punto con consapevolezza. Tutti sanno che è un potere tipico. Le dirò che i Presidenti delle bicamerali di sinistra li hanno usati massivamente, ed anche senza passare preventivamente dall’ufficio di Presidenza. Il problema qui è che la sinistra non vuole che s’indaghi.

Dispiace che pur di sostenere questa falsa narrativa che siano illegittime, attacchino violentemente e con accuse infamanti anche i magistrati e le forze dell’ordine che le stanno facendo. Per quanto mi riguarda, non mancherò occasione invece di difenderli e ringraziarli. C’è un’unica verità, hanno paura di ciò che potrebbe emergere sull’operato dei governi durante la pandemia. Peraltro tutti i consulenti e quelle deleghe sono passati in Ufficio di Presidenza, con le opposizioni presenti, senza che proferissero opposizione, e quindi all’unanimità. Se erano distratti o se non hanno capito, non credo sia colpa mia.

I lavori della Commissione Covid sono spesso conditi da polemiche, dopo essere iniziati con notevole ritardo a causa della mancata nomina dei commissari da parte delle opposizioni. Da presidente, si è dato una spiegazione all’ostracismo del campo largo nei confronti di questa commissione?

La risposta a questa domanda risiede nelle risultanze dei lavori della commissione stessa. Stanno emergendo criticità e, peggio ancora, opacità sulla gestione della pandemia di Covid. La sinistra voleva cancellare quei fatti con una retorica fallace, a cui gli italiani non credono perché vogliono risposte concrete che la commissione sta dando loro. In tutti i Paesi occidentali sono state istituite commissioni simili. Non vedo perché soltanto l’Italia deve aver paura della verità.

La sinistra si nasconde dietro le prescrizioni o le archiviazioni dei tribunali e fugge dalle responsabilità politiche della mala gestione della pandemia. A tal proposito, quando ascolterete Arcuri e l’ex ministro Speranza?

Arcuri è già stato audìto, ma sarà ascoltato ancora prima della chiusura del Parlamento per la pausa estiva. Alla ripresa dei lavori conto di poter convocare anche l’ex ministro Speranza: è una audizione che ho dato per scontato sin dal principio, sempre che lui sia disponibile a venire.

Le opposizioni continuano a chiedere le sue dimissioni. Ha mai preso in considerazione questa eventualità?

Le hanno chieste talmente tante volte che ho perso il conto, ma non hanno fatto solo quello. Nell’ultima seduta Giuseppe Conte ha minacciato di denunciarmi, e così altri. Forse pensano di intimidirmi e mettermi pressione. Purtroppo per loro non ci riusciranno. Primo, perché sono abituato a climi intimidatori: sono un uomo di destra a Bologna, una città di estrema sinistra… Sono abituato, ci sono cresciuto in mezzo alle loro prepotenze. Secondo, so di aver fatto tutto seguendo le leggi, le prassi parlamentari, i regolamenti.

Vede, al Senato della Repubblica ci sono i migliori funzionari in circolazione, ogni decisione dei presidenti è sempre vagliata dagli uffici che suggeriscono e coadiuvano il nostro lavoro. Tanto è vero che i Presidenti di Camera e Senato non mi hanno mosso alcuna obiezione. In più, ho le prove non solo della mia imparzialità, ma anzi che le opposizioni hanno avuto trattamenti di favore. E lo dimostrerò. Quindi non ho alcuna intenzione di dimettermi. La sinistra lo chiede solo per bloccare le indagini. Andrò avanti sino all’ultimo, senza timore.

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