Crosetto in Kosovo: "Installare radar nei Balcani per la difesa anche del nostro Paese"
AGI - "Mettere in sicurezza i Balcani pensando di installare qui dei radar che ci consentano di difendere" non solo i nostri vicini di casa "ma anche il nostro Paese" dalle minacce di guerra ibrida. Guido Crosetto sceglie la giornata in cui l'Italia ritorna al comando della missione Nato KFOR (dopo l'ultimo anno guidato dalla Turchia) per "blindare" i Balcani "dai rischi innescati da possibili influenze russe o iraniane in Kosovo".
Con la mano ferma sulla spalla di un sorridente Roberto Vergori, il generale di divisione neo comandante della Kosovo Force, Crosetto si intrattiene una manciata di minuti con i cronisti, all'esterno del quartier generale della missione a Pristina, prima di rientrare in Italia. Il tempo per rimarcare, anche davanti a telecamere e taccuini, il valore del contributo italiano all'operazione internazionale a cui partecipano attualmente 31 Paesi con circa 4.600 militari.
"Il nostro impegno proseguirà" anche quando Kfor sarà meno numerosa in termini di miliari in campo "perché per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza", le parole del ministro della Difesa. "Il motivo per cui noi ci siamo sempre impegnati in questa zona dei Balcani è perché la prima cosa per noi è garantire la sicurezza, intanto nei confini di casa", aggiunge.
Attualmente l'Italia, con i suoi 900 soldati, schiera in Kosovo il contingente militare più consistente, prima di quello americano (500 unità). Sulla scia di un progressivo miglioramento dello scenario, nel giugno scorso l'Alleanza ha annunciato una riduzione del numero delle truppe dell'operazione internazionale.
Tensione a Pristina e stabilità regionale fragile
"Un quadro di sicurezza stabile ma fragile", è l'analisi di Crosetto, a cui non sono certo sfuggite le recenti violenze scoppiate nel cuore politico della capitale kosovara. Solo la settimana scorsa centinaia di manifestanti sono stati dispersi a Pristina davanti al Parlamento dai gas lacrimogeni e dai cannoni ad acqua della polizia. I manifestanti protestavano contro lo stop alla legge che avrebbe dovuto limitare i poteri del tribunale sui crimini di guerra, una norma seguita alla sentenza di condanna dell'ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi (considerato da tanti ancora un eroe della lotta per l'indipendenza dalla Serbia) emessa dalle Camere specializzate per il Kosovo (KSC) all'Aja.
Risale invece al maggio 2023 la rivolta che coinvolse una quarantina di militari della KFOR, tra cui 14 italiani, rimasti feriti nel nord del Kosovo (a Zvečan) durante gli scontri con una folla di serbi che protestavano per l'insediamento del sindaco locale, Ilir Peci, di etnia albanese.
La rimodulazione graduale della missione KFOR
La missione KFOR, arrivata ormai al suo 27esimo anno (è partita nel 1999 su mandato dell'ONU), è stata rimodulata nel corso del tempo. Ad esempio, in seguito alle violenze del 2023, ha ricevuto il suo più grande rinforzo in oltre un decennio, con il dispiegamento di quasi mille soldati aggiuntivi. Ora la parabola dovrebbe cambiare verso.
"La riorganizzazione — precisa Crosetto — sarà graduale e comunque reversibile. Ogni passaggio dipenderà dalle condizioni di sicurezza, mantenendo la possibilità di rafforzare il dispositivo se necessario e preservando l'efficacia di KFOR a sostegno della stabilità dei Balcani e dell'Europa".
Il generale Roberto Vergori, 55 anni, è il quindicesimo comandante italiano della Kosovo Force. È ai soldati che rivolge il primo pensiero durante la cerimonia a Pristina per il cambio di comando: "Siamo tutti incredibilmente orgogliosi di voi. Orgogliosi del vostro coraggio e della vostra dedizione".
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