L'affanno di Vannacci. Fn tenta il rilancio con il gasolio di Trump e Putin. Ma in piazza si ritrova Cateno De Luca

14 Ottobre 2026 - 21:45
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Ora che i titoli sui giornali cominciano a scarseggiare, i vannacciani si rifugiano da Fabrizio Corona. Per rilanciare organizzano sit-in a Montecitorio, ma finiscono per contendersi la piazza, nientemeno, che con Cateno De Luca. Di nuovo la benzina – o meglio il gasolio – la cercano a Mosca. Si buttano ancora su Donald Trump e Vladimir Putin: così l’accordo commerciale tra Russia e America, una mazzata per l’Ucraina, diventa “una lezione per l’Italia”. E poi, come sempre: “I water d’oro”, “Ucraina corrotta”, “Basta armi e soldi a Zelesnky”.

A Montecitorio, nel giorno delle comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, i futuristi suonano il solito disco, che ultimamente però sembra funzionare meno. In quelle note c’è l’affanno di Roberto Vannacci, il generale al contrario. Hanno iniziato ad avvertirlo i sondaggisti, ma anche quelli che con il leader di Fn ci parlano spesso, consapevoli che la marcia s’è fatta più lenta, che occorre ritrovare linfa. Le sparate, dal femminicidio ai migranti, fanno meno effetto. Mentre la chiamata della premier ancora non arriva e sono sempre di più nella maggioranza a scommettere sulla “ritirata” del generale. Alla Camera intanto arrivano gli attacchi di Meloni: “Trasformisti”, dice la premier parlando di “campo larghissimo”, da Conte a Vannacci. E ancora: “Se non difendete gli interessi degli italiani, quali difendete?”. Così pure Marco Rizzo, il fu comunista che sembrava pronto a seguire il futurismo, può pungere. Si fa vedere a Palazzo Madama, indossa una cravatta sovranista, con bandiera tricolore. Ha da poco fondato un nuovo partito, Italia domani. “Vannacci? E’ in fase calante, Meloni non se lo prende. E non appena dovrà fare le liste, il suo partito scoppierà, vedrete”, è la profezia. “E poi sull’Europa, sui conti, ha le posizioni di Mario Draghi e Mario Monti”. Il generale Monti? Sarà l’effetto Cernobbio.

La giornata dei parlamentari futuristi, la sporca dozzina, comincia davanti a Montecitorio, a metà mattina. Il leader Vannacci– che rilancia la sfida a nuoto con Renzi – non c’è, ma poco prima ha dettato la linea, ripetendo quel che dice da tempo: “Se il presidente del Consiglio mi chiama, anche adesso, rispondo subito, ci mancherebbe”. Ci sono gli “sgherri” – La Russa, Bignami & Co – che attaccano Fn, ma la premier “tiene una finestra aperta”, è convinto il generale e se ci sarà bisogno cercherà un accordo su cui comunque, assicura Vannacci, ci saranno linee rosse invalicabili. Nel frattempo i suoi deputati sono in piazza, per un sit in. Dietro lo striscione ci sono 20-25 di persone: “Gasolio, dall’accordo Usa-Russia un’unica lezione. Ora tocca all’Italia”. Sarà il leitmotiv della giornata. Ma a rovinare la festa arriva il siciliano Cateno De Luca (con l’ex M5s Laura Castelli), il leader di Sud chiama nord. Pure lui ha convocato un punto stampa da quelle parti. “Siamo noi gli anti-Vannacci”, è il riassunto delle sue parole. Ha un accordo con la destra in vista delle elezioni: FdI ha prestato un deputato, Luca Sbardella, per far nascere una componente alla Camera (in cui è entrato anche l’ex meloniano, di ritorno, Manlio Messina). De Luca annuncia per la settimana prossima la conferenza nazionale del suo partito, insieme al progetto (civico) Sindaci d’Italia: ci sarà anche Ignazio La Russa a benedire questa nuova lista elettorale, “e abbiamo buone possibilità che possa esserci anche Meloni”, si augura De Luca. Per i vannacciani non è una buona notizia. Edoardo Ziello, che guida Fn alla Camera, interviene in Aula per dire no alla risoluzione del governo. E dopo aver ribadito i capisaldi anti-Zelensky, torna a parlare di remigrazione: “Chiamate Vannacci, ve lo spiega lui, anziché fare accordi con la Democrazia cristiana”, siciliana. Prima ancora aveva parlato Laura Ravetto. Ed è a lei che si rivolgerà direttamente Meloni nelle sue repliche, affonda il colpo con l’accusa di trasformismo: “Sull’Ucraina stiamo facendo è quello che è scritto nel nostro programma, con cui siamo stati eletti. Anche lei e tutti i suoi colleghi: sono certa che il cambio di posizione nel finale di legislatura sia genuino e non determinato dal rischio di una mancata rielezione”. Seguono repliche e scaramucce. Ma alla fine è anche questo un riconoscimento, che Fn porta a casa. Il timore per Vannacci dalle parti del governo sembra calato, ma non è ancora svanito. E in questi giorni il generale al contrario non può chiedere molto di più.

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