Elettricità, in Italia bollette più care del 13% sull’area euro mentre calano le rinnovabili

02 Luglio 2026 - 14:15
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Elettricità, in Italia bollette più care del 13% sull’area euro mentre calano le rinnovabili

La Relazione annuale dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) è stata presentata ieri a Parlamento e Governo, offrendo uno spaccato di dettaglio sui costi delle bollette nel nostro Paese.

Sul fronte dell’elettricità, nel 2025 in Italia si è registrata una moderata riduzione del prezzo totale (-1,6%), che è sceso a 35,12 c€/kWh, ma nel nostro Paese, diversamente da Francia, Germania e Spagna, la discesa del prezzo medio per i clienti domestici era cominciata già nel 2024. Analizzando la dinamica delle componenti, si nota che la componente energia è rimasta praticamente invariata (-0,1%: da 19,69 a 19,68 c€/kWh) dopo il forte calo registrato nel 2024 (-20,7%), mentre sono diminuiti del 5,8% i costi di rete (da 6,23 a 5,87 c€/ kWh) e la componente fiscale (-2,1%).

Nel 2025 i consumatori domestici in Italia, quindi, risultano pagare un prezzo superiore del 13% a quelli all’Area euro, con un differenziale di 4,03 c€/kWh che deriva quasi esclusivamente dalla componente energia, il cui valore in Italia è 5,68 c€/kWh maggiore di quello dell’eurozona.

I consumi di energia elettrica si sono mantenuti per lo più stabili a 312,4 TWh. La produzione nazionale lorda è cresciuta del 2,4% e si attesta a 277,4 TWh ma rispetto al 2024 si assiste a un’inversione di tendenza con le rinnovabili, che coprono il 48% del mix, ancora in diminuzione (-1,5%) e il termoelettrico in ripresa (+5,2%). Nel dettaglio, a crescere sono state la generazione da gas naturale è aumentata del 7% e quella fotovoltaica del 25% mentre eolico e idroelettrico hanno segnato un calo rispettivamente del 3% e del 21%.

«L’Italia – argomenta nel merito il nuovo presidente dell’Arera, Nicola Dell’Acqua – resta un Paese manifatturiero che dipende in misura significativa da energia importata, e il differenziale dei prezzi dell’elettricità e del gas rispetto alla media europea continua a pesare sulla competitività delle imprese e sui bilanci delle famiglie. Ridurre questo divario non è solo un obiettivo regolatorio: è una condizione di equità sociale e di tenuta del sistema produttivo nazionale. Il PUN (Prezzo unico nazionale, ovvero il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, ndr) medio 2025 è stato di 115,9 €/MWh (+7% sul 2024), il più alto tra le principali borse europee. I prezzi italiani restano strutturalmente superiori a quelli di Francia (61,1 €/MWh) e Spagna (65,3 €/MWh), per la forte dipendenza dalla generazione a gas».

Non è una sorpresa, come conferma il nuovo briefing Renewable electricity: best buffer against gas price volatilitypubblicato oggi dall’European Environment Agency (EEA), «Incrementare l'utilizzo di energia elettrica rinnovabile prodotta a livello nazionale è la strategia migliore per l'Europa al fine di ridurre la sua vulnerabilità alla volatilità delle forniture energetiche internazionali e all'aumento dei prezzi dell'energia», che è esattamente il contrario di quel che sta facendo il governo italiano con la sua politica dell’hub del gas, dei rigassificatori e dell’ormai fantomatico “Piano Mattei” travolto dalla geopolitica globale.

Nel merito un nuovo studio pubblicato questo mese, intitolato Stress-testing the EU energy system: Modeling resilience without Russian gas, accende un faro sulla resilienza del sistema energetico europeo: anche in assenza del gas russo, c'è in tutta Europa un forte rischio di sotto-utilizzazione dei terminali gas, il cui livello di utilizzazione raramente supera il 35%. Eppure qui in Italia è in fase di approvazione la realizzazione di nuovi terminali in Calabria (Gioia Tauro), Sicilia (Porto Empedocle), Sardegna (Porto Torres, Portovesme e Oristano) e Marche (Falconara Marittima). «È possibile che i processi autorizzativi prescindano da una valutazione degli effettivi fabbisogni?», si domanda laconicamente il già ricercatore Ispra Domenico Gaudioso.

La risposta è pleonastica, ma le conseguenze pesanti, come argomenta la Eea nel suo rapporto: «L'impennata dei prezzi globali del gas registrata quest'anno è costata all'Unione europea ulteriori 13 miliardi di euro entro metà aprile, mentre le energie rinnovabili hanno permesso di risparmiare 29 miliardi di euro. Questo significa che le fonti di energia rinnovabile stanno già proteggendo l'Europa dagli shock dei prezzi (e potrebbero farlo molto di più) fungendo da potente cuscinetto contro la volatilità dei prezzi del gas». Eppure l’Italia si muove in direzione ostinatamente contraria, col ritmo delle nuove installazioni rinnovabili che continua a calare.

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