Dini (Paul & Shark): “Il nord America diventerà il nostro primo mercato”
Una collezione che si restringe per farsi più leggibile e a fuoco. È la direzione che Paul & Shark ha scelto negli ultimi anni per evolvere e riposizionarsi, concentrandosi sui capisaldi che meglio rappresentano il proprio dna: dalla pelle idrorepellente al cashmere, fino ai tessuti tecnici della linea ‘Typhoon’.
“Non siamo un brand che si stravolge da una stagione all’altra”, spiega a Pambianconews il CEO Andrea Dini. “Restiamo legati ai nostri iconici, che interpretiamo con nuovi materiali, nuovi pesi, nuove palette. La formula ha funzionato: la collezione è diventata molto più leggibile per i clienti e più comunicabile”. Tra le novità di stagione, un cashmere ultra leggero, adatto anche per le stagioni di transizione.
Fondato nel 1921 come maglificio – attività che il gruppo mantiene tuttora a Varese, dove sviluppa internamente filati e mischie pregiate di cotone, seta, cashmere e lino – il marchio si confronta con l’evoluzione del suo consumatore. “Il nostro cliente core, con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, è oggi molto più giovane di quanto non fosse 10-15 anni fa”, osserva Dini. “Si cura, fa sport, è attento all’alimentazione, veste in modo completamente diverso rispetto a vent’anni fa, a parità di età”. E il baricentro anagrafico si è ulteriormente abbassato, spostandosi “decisamente verso i 30 anni, e questo ci fa molto piacere, perché significa che abbiamo saputo intercettare anche consumatori mediamente più giovani”.
Sul fronte dei mercati, il quadro che emerge è eterogeneo. L’Europa è “più faticosa”, per via della complessità e della diversità delle dinamiche la abitano, ma resta comunque il primo mercato in termini assoluti, con in testa Italia, Germania e Spagna. Il Middle East ha accusato qualche rallentamento nei primi mesi dell’anno pur con i buyer più importanti che si dicono “molto fiduciosi” sul rimbalzo.
A tenere con forza è invece il Nord America: “È il nostro mercato prioritario come importanza strategica”, dice Dini. “Non è ancora il primo per peso assoluto, ma lo diventerà ben presto”. Bene anche la Russia e i paesi dell’ex Unione Sovietica. Per il 2026, il CEO si dice cautamente positivo e stima una crescita single digit che potrebbe arrivare fino al 5%: “Di sicuro non faremo meno, e in questo momento non è poco”.
Sul fronte retail, Paul & Shark conta attualmente 16 negozi diretti, quasi tutti in Italia e a cui si aggiunge Londra, ai quali si affiancano poi 150 franchising, corner e una rete di multibrand. In arrivo l’apertura di un negozio diretto a Miami, con contratto già firmato, e la ristrutturazione completa del negozio di via Montenapoleone a Milano prevista per questa estate.
Sul fronte digitale, l’online pesa oggi intorno al 7-8% – “sono partito tardi, post-Covid”, ammette Dini che aggiunge come ci sia “un enorme margine di crescita”.
A fare da fil rouge c’è in corso il riposizionamento del marchio, che punta a occupare uno spazio preciso nel panorama del lusso: “I grandi brand hanno alzato i listini in modo drammatico e velocissimo, creando una grande opportunità per chi fa una qualità non seconda a nessuno ma con una fascia di prezzo diversa. Ne faccio quasi un motivo di orgoglio. Lo spazio di crescita qui è immenso”.
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