Disuguaglianza in Italia, il 5% più ricco controlla il 47,7% della ricchezza nazionale

07 Maggio 2026 - 13:46
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Disuguaglianza in Italia, il 5% più ricco controlla il 47,7% della ricchezza nazionale

Tassare i ricchi. Come farlo e perché è un saggio di Jørgen Randers e Till Kellerhoff, con la collaborazione di Joni Praded, pubblicato da Edizioni Ambiente e curato per l’edizione italiana da Gianfranco Bologna (con Sergio Ferraris). Il volume affronta una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la crescente disuguaglianza economica e il suo legame diretto con la crisi climatica. Attraverso dati, analisi e proposte concrete, gli autori sostengono che una tassazione equa delle grandi ricchezze rappresenti una soluzione efficace per finanziare la transizione ecologica e rafforzare la coesione sociale. Ne riportiamo di seguito un breve estratto a cura di Gianfranco Bologna.

Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel nostro Paese si stima che nel 2024 siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,7 milioni di individui, pari al 9,8% della popolazione residente. La situazione è particolarmente critica tra i nuclei con presenza di cittadini stranieri: l’incidenza raggiunge il 30,4% e sale al 35,2% nelle famiglie composte solo da stranieri, mentre scende al 6,2% tra quelle formate esclusivamente da italiani.

La soglia di povertà assoluta è definita dall’Istat sulla base del costo, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi indispensabili per evitare condizioni di grave esclusione sociale. Il suo valore varia in relazione al numero e all’età dei componenti della famiglia, alla regione e alla tipologia del comune di residenza.

L’incidenza di povertà relativa è del 10,9% e riguarda oltre 2,8 milioni di famiglie. La stima della povertà relativa diffusa dall’Istat si basa sull’uso dell’International Standard of Poverty Line (Ispl), che definisce povero un nucleo di due persone con una spesa per consumi inferiore o uguale alla spesa media pro capite. In Italia l’incidenza di povertà relativa a livello individuale interessa il 14,9% della popolazione, in aumento rispetto al 14,5% del 2023, e coinvolge più di 8,7 milioni di persone.

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta resta più elevata nel Mezzogiorno, dove riguarda oltre 886.000 famiglie (10,5%). Seguono il Nord-ovest, con 595.000 nuclei (8,1%) e il Nord-est, con quasi 395.000 famiglie (7,6%). Il Centro conferma i valori più contenuti, pari a 349.000 famiglie (6,5%). Osservando la distribuzione territoriale delle famiglie in povertà assoluta, il Mezzogiorno accoglie il 39,8% del totale, in aumento rispetto al 38,7% del 2023. Il Nord ne concentra il 44,5% (45% nel 2023), mentre il Centro rappresenta il restante 15,7% (16,2% nel 2023). La povertà assoluta e stabile anche a livello individuale, con l’unica eccezione delle Isole dove si registra un significativo aumento, arrivando al 13,4% dall’11,9% del 2023.

La stabilità dell’incidenza di povertà assoluta si osserva per tutte le fasce di età: fra i minori si conferma al 13,8% – quasi 1,3 milioni di bambini e adolescenti – il valore più elevato della serie storica dal 2014. Anche tra i giovani tra i 18 e i 34 anni l’incidenza resta invariata all’11,7%, pari a circa 1.153.000 individui. Per la popolazione tra i 35 e i 64 anni si mantiene al 9,5%, valore massimo raggiunto dalla serie storica, mentre tra gli over 65 si attesta al 6,4%, coinvolgendo oltre 918.000 persone.

Nel 2025 Oxfam Italia, la sezione italiana della prestigiosa organizzazione internazionale, ben nota per il suo qualificato e autorevole contributo sulle grandi questioni di disuguaglianze nel mondo, ha pubblicato un rapporto sulla povertà ingiusta e la ricchezza immeritata. Dallo studio risulta che il 10% più ricco delle famiglie detiene quasi tre quinti della ricchezza netta nazionale e possiede oltre 8 volte il patrimonio della meta più povera dei nuclei italiani. Appena quattordici anni fa questo rapporto era pari a 6,3. L’organizzazione ricorda come questo processo di polarizzazione sia in atto da lungo tempo. Tra dicembre 2010 e giugno 2024 la quota di ricchezza del top-10% delle famiglie e aumentata di oltre 7 punti percentuali, passando dal 52,5 al 59,7%. Mentre quella detenuta dal 50% più povero si è contratta di quasi un punto, scendendo dall’8,3 al 7,4%. La concentrazione al vertice è ancora più evidente se si considera il 5% più ricco, che da solo controlla il 47,7% della ricchezza nazionale, un valore quasi superiore del 20% all’ammontare posseduto dal restante 90% della popolazione.

I gruppi sociali più abbienti hanno visto crescere significativamente la propria quota di ricchezza negli ultimi decenni. Lo 0,1% più facoltoso degli italiani ha registrato un incremento di oltre il 70% tra il 1995 e il 2016 (dal 5,5 al 9,4%), beneficiando inoltre di rendimenti medi annui intorno al 5%, quasi doppi rispetto a quelli del 90% più povero (2-3%). Guardando ai miliardari, nel 2024 la loro ricchezza e aumentata di 61,1 miliardi di euro – al ritmo di 166 milioni di euro al giorno – raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi di euro concentrati nelle mani di 71 individui. In Italia, quasi due terzi di questo patrimonio (il 63%) e frutto di eredita.

Oxfam Italia inoltre aderisce all’iniziativa internazionale Tax the Rich, che ha portato nel nostro Paese, tra l’altro, alla diffusione di un Manifesto sottoscritto da numerosi economisti, che propone alcune importanti misure da attuare.

“Tra i tasselli dell’agenda su cui chiediamo ai decisori politici di impegnarsi nel breve periodo (entro un anno) figurano:

1. L’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni, da applicarsi allo 0,1% più ricco dei cittadini italiani, titolari di patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro, in linea con gli intendimenti dell’iniziativa dei cittadini europei (la citata Tax the Rich) su cui è in corso, dal mese di ottobre 2023, la raccolta paneuropea di adesioni. I recenti miglioramenti nella tassazione dei flussi di ricchezza offshore, e le possibili ulteriori estensioni dello scambio automatico di informazioni tra amministrazioni fiscali rendono questa proposta oggi molto più facilmente attuabile rispetto al passato.

2. L’aumento del prelievo sulle grandi successioni e donazioni per ridurre il regime di sostanziale favore sulle risorse ereditate o ricevute in dono che hanno scarse giustificazioni di merito, contribuiscono a divaricare le opportunità e riducono il dinamismo dell’economia.

3. L’introduzione di ulteriori scaglioni e aliquote marginali Irpef per redditi più elevati, coerentemente con gli sviluppi recenti della teoria dell’imposizione ottimale e le sue applicazioni empiriche.”

Inoltre, nel medio periodo (entro tre anni) il Manifesto raccomanda di prevedere:

“1. L’ampliamento della base imponibile dell’imposta sui redditi delle persone fisiche a tutti i redditi da lavoro e ai redditi da capitale finanziario, con la conseguente abolizione dei regimi sostitutivi. L’intervento prefigurerebbe il passaggio a una tassazione personale omnicomprensiva e assicurerebbe, visto l’elevato grado di concentrazione dei redditi finanziari, una maggiore equità distributiva, con una distribuzione degli oneri fiscali in linea con il principio di progressività esplicitamente richiamato nella nostra Costituzione.

2. La revisione del prelievo sui redditi e sui patrimoni immobiliari per aumentarne l’equità verticale e orizzontale. Precondizione necessaria per una simile revisione e l’aggiornamento del catasto. Oggi il valore di mercato degli immobili e, nella media nazionale, di circa 3 volte superiore al valore catastale con un rapporto più alto nelle aree ricche del Paese e per immobili dal valore di mercato più elevato.” 

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