Monte Faeta in fumo, ha portato al picco degli incendi in Italia per la prima parte dell’anno

07 Maggio 2026 - 13:46
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Monte Faeta in fumo, ha portato al picco degli incendi in Italia per la prima parte dell’anno

L’incendio del Monte Faeta ha segnato il picco degli incendi in Italia nella prima parte del 2026, riportando le superfici percorse dal fuoco leggermente sopra la media del periodo 2019-2025. A documentarlo sono le elaborazioni di Ispra, basate su mappature satellitari ad alta risoluzione e applicazioni di intelligenza artificiale per individuare gli ecosistemi forestali colpiti.

Tra il 28 aprile e il 2 maggio, le fiamme hanno interessato circa 500 ettari (mentre la Regione Toscana riporta circa 800 ettari) tra la provincia di Pisa, nel comune di San Giuliano Terme, e quella di Lucca, nei comuni di Lucca e Capannori. Di questi, 370 ettari sono riferibili a coperture forestali. L’area colpita ricade all’interno della Zona speciale di conservazione “Monte Pisano”, parte della Rete Natura 2000, in un paesaggio di interfaccia tra ecosistemi naturali e aree agricole, caratterizzato da una significativa presenza di boschi.

Secondo le stime Ispra, l’ecosistema forestale più colpito è quello delle conifere, con circa 200 ettari percorsi dal fuoco. Le leccete sono state interessate per circa 100 ettari, mentre boschi di querce e castagni risultano colpiti per una superficie intorno ai 70 ettari. Numeri che restituiscono l’impatto ambientale di un incendio che non ha riguardato soltanto il paesaggio, ma habitat e servizi ecosistemici fondamentali.

«I nostri boschi costituiscono un capitale naturale di valore inestimabile, perché proteggono la biodiversità, contribuiscono alla regolazione del clima e garantiscono servizi ecosistemici indispensabili per la collettività», dichiara Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa. L’incendio del Monte Faeta «richiama con forza l’attenzione sull’importanza strategica della sorveglianza ambientale e della tutela del nostro patrimonio boschivo».

La prevenzione e la gestione degli incendi, sottolinea Gallone, «non possono prescindere da una solida base tecnico-scientifica», perché il monitoraggio continuo degli ecosistemi permette di fornire dati tempestivi a supporto delle decisioni pubbliche. In questo senso, la sorveglianza ambientale diventa «non solo un presidio di controllo, ma una leva essenziale per una gestione sostenibile delle aree forestali».

Il quadro nazionale aggiornato al 4 maggio mostra che dal 1° gennaio 2026, sulla base dell’ultimo aggiornamento disponibile dell’European forest fire information system, in Italia sono stati rilevati 340 grandi incendi. La superficie complessiva coperta da vegetazione percorsa dal fuoco – comprendendo aree forestali, agricole, erbacee e arbustive – è pari a circa 3.900 ettari.

Di questi, secondo le stime Ispra, circa 1.900 ettari riguardano ecosistemi forestali, pari al 49% della superficie totale colpita. L’area forestale percorsa dal fuoco comprende 1.300 ettari di boschi di querce e boschi misti, circa 300 ettari di boschi di leccio, sughera e macchia alta, e altri 300 ettari di boschi di conifere.

Il confronto con il periodo 2019-2025 mostra che nei primi mesi dell’anno la superficie totale percorsa da incendi era rimasta sui livelli minimi fino alla fine di marzo. Dall’inizio di aprile si è registrato invece un incremento progressivo, culminato proprio con l’evento del Monte Faeta. Anche le superfici forestali colpite seguono un andamento analogo, confermando come un singolo grande incendio possa modificare in modo significativo il bilancio ambientale della stagione.

«Le attività dell’Istituto in tema di monitoraggio da satellite e analisi degli impatti degli incendi sugli ecosistemi naturali garantiscono il livello scientifico necessario per valutare i trend e le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici», spiega Roberto Inghilesi, responsabile del Centro di sorveglianza ambientale dell’Ispra. Un aspetto centrale delle valutazioni, aggiunge, riguarda «la capacità resiliente degli ecosistemi boschivi rispetto ai fenomeni di incendio».

Il caso del Monte Faeta conferma così la fragilità dei territori di interfaccia tra aree naturali, agricole e insediamenti, dove la prevenzione deve combinare conoscenza scientifica, manutenzione del territorio, pianificazione e capacità di intervento rapido. In un contesto climatico che aumenta il rischio di eventi estremi, la tutela dei boschi passa sempre più dalla capacità di leggere in tempo reale l’evoluzione degli incendi e di trasformare i dati in politiche di prevenzione.

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