Don Mazzi, l’Arcivescovo Delpini dal Brasile: «Non riduciamolo a un personaggio, aveva fiducia cieca negli uomini»
Il messaggio di Delpini e il monito sul rischio “spettacolarizzazione”
Un messaggio dai toni profondi che arriva direttamente dal Sudamerica, dove l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini si trova in visita ai sacerdoti missionari ambrosiani. Nel ricordare don Antonio Mazzi, lo storico fondatore della Comunità Exodus di Parco Lambro scomparso all’età di 96 anni, la guida della Chiesa milanese ne ha tracciato il profilo spirituale, ricordando come “Grazie alla sua fede in Dio don Mazzi è vissuto libero”, animato da una “inestirpabile fiducia nelle persone”. Delpini ha però rivolto un invito chiaro alla città e alle istituzioni, esortando a “custodire come un patrimonio la testimonianza che ci lascia” per evitare “il rischio di essere ridotto a un ‘personaggio’, con il suo tipico stile provocatorio, irriverente, appassionato, esposto alla popolarità”.
La gratitudine di chi si è salvato dal buio della tossicodipendenza
Accanto ai ricordi ufficiali e ai messaggi del mondo politico ed economico, l’Arcivescovo ha voluto puntare i riflettori sul lascito più autentico e silenzioso del sacerdote: “Ogni uomo ha il suo segreto e gli altri forse possono qualche volta intuirne il mistero”. Per Delpini, infatti, al di là dei riflettori, “I ricordi delle apparizioni in televisione o i suoi interventi occasionali”, il valore reale sta altrove: “Forse gli apprezzamenti più veri sono quelli che passeranno inosservati: la stima dei suoi collaboratori e la gratitudine di coloro che in Exodus hanno trovato l’appiglio per salvarsi dall’abisso della tossicodipendenza, della disperazione, della rovina“.
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