Un metodo per rimuovere le PFAS dai biosolidi

03 Agosto 2026 - 10:35
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Un metodo per rimuovere le PFAS dai biosolidi
Le PFAS (per esteso sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate) non hanno quasi bisogno di presentazioni: abbiamo parlato più volte dei rischi che comportano per la salute umana e ambientale, e del fatto che eliminarle sia un'impresa complessa (non per niente sono soprannominate forever chemicals, sostanze chimiche eterne).. Il problema Uno dei problemi più grandi legato alle PFAS è la contaminazione del suolo che avviene tramite i biosolidi, fanghi prodotti dai depuratori che trattano le acque reflue: questi, spesso utilizzati come fertilizzanti naturali in agricoltura, contengono PFAS che non vengono degradate durante il trattamento depurativo e contaminano il terreno.. Eliminarle dal suolo è un'operazione particolarmente complessa e costosa: i metodi tradizionali di bonifica attualmente disponibili negli USA costano tra 800.000 e 1,6 milioni di dollari per ettaro di terreno, per un totale di circa 8 migliaia di miliardi di dollari per bonificare l'intero suolo agricolo degli Stati Uniti. Uno studio pubblicato su PNAS propone un metodo alternativo molto più economico, che migliora anche la qualità del terreno, che costerebbe poco più di 29.000 dollari per ettaro su vent'anni di trattamento. Vediamo come funziona.. Lo studio Il metodo proposto dai ricercatori dell'Università di Yale si sviluppa in due fasi principali. La prima consiste nel cospargere il terreno contaminato da PFAS con uno strato sottile di roccia alcalina frantumata (basalto o calcare): questa pratica porta il pH del suolo a 7, rendendo le PFAS più mobili e "assorbibili" dalle piante.. A questo punto vengono coltivate nel terreno contaminato delle specie, come la canapa e alcune graminacee perenni, note per la loro capacità di accumulare rapidamente PFOS. Una volta raccolte, la biomassa viene sottoposta a pirolisi (un trattamento termico in assenza di ossigeno) per ottenere biochar. Il biochar prodotto, se riapplicato sul campo, aiuta a immobilizzare i PFAS residui riducendone il passaggio alle colture successive.. La questione della CO2 C'è infine da tenere conto del problema delle emissioni: da un lato, le alte temperature della pirolisi e il trasporto del biochar verso altri siti generano emissioni di gas serra; dall'altro, l'applicazione della roccia alcalina aiuta a sequestrare CO2 dall'atmosfera. I ricercatori hanno messo a bilancio questi due effetti opposti nel loro modello e hanno stimato che, utilizzandolo su scala nazionale e seguendo le procedure in modo scrupoloso, potrebbe contribuire al sequestro di circa 10,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno..

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