Draghi per Schlein. Si sono incontrati. Lui ascolta, la consiglia e la stima per il “suo senso istituzionale”
Caro Conte, tieniti forte e stretta la pochette: Mario Draghi stima Elly Schlein. Le parla, la ascolta e la consiglia. Gli incontri adesso sono due. Uno recente e riservato si è svolto a Roma ed è la prova, direbbe Schlein, del salto “quantico”. E’ stato aperto un canale di comunicazione vero fra il “nonno Draghi” e la “nipote Elly”. Draghi? E’ sinceramente incuriosito, perché Schlein sta dimostrando “senso istituzionale”. L’ex premier le spiega le virtù del centro, la segreteria del Pd rilancia con la patrimoniale. Lui suggerisce: meglio di no, cara Elly. Lei annuisce: va bene, presidente. La frase di Schlein pronunciata in direzione Pd, “un pezzo di establishment non mi vuole a Palazzo Chigi”, è dissimulazione. Si è convinta di fare la premier e, per farlo, prende il tè con Prodi e il Campari Spritz con Draghi. Sedetevi e con la penna prendete nota. I professori di Schlein ora sono due.
La nota, l’indiscrezione, e la certezza. Draghi si è visto con Schlein. Quando e come? Un banchiere provinciale che usiamo come fonte dai tempi del governo Draghi, quando fummo chigisti solo allora, ci conferma: “Si vedono. E’ vero. Di nascosto. Un caffè”. L’ultimo, il più recente? “In queste settimane. Prodi non è il solo che Schlein incontra”. Ricordate? Schlein va alla festa di Repubblica, a Bologna, da Don Mariano Orfeo-Rumor (pensa sempre e solo alla Rai), e citofona ai giornali (e anche a casa di Prodi) per fare sapere che ha avuto un caloroso e cordiale colloquio con il Professore. In verità è stato Prodi a comunicare che la segretaria gli ha reso omaggio come si deve. Ora chi lo spiega a Prodi che c’è anche Draghi sul divanetto? Facciamo i seri. E’ un disegno di governo, la scalata al cielo di Schlein. Un’ulteriore prova, eccola. Nessuno si è accorto che all’evento di partito, “L’Europa che vogliamo”, organizzato da Nicola Zingaretti, pochi giorni fa, con cinque vicepresidenti di Confindustria, sedeva in prima fila Vincenzo Gesmundo, il segretario generale, il Papa di Coldiretti. Sono segni. Di establishment che guardano a Schlein. Qual è stata la prima uscita di Meloni da presidente del Consiglio? E’ andata a Milano, da Coldiretti.
Tutto torna e dunque torniamo dal nostro banchiere provinciale, affidabilissimo come Bloomberg e Ft messi insieme (li legge ogni mattina) che ci spiega: “Con Draghi o si compete o si sparisce. Avete presente il suo ultimo libro pubblicato da Rizzoli, con la prefazione di Martin Wolf (mica Gianrico Carofiglio)? Con Draghi la selezione è naturale. Se non gli state simpatici, vi incontra una volta, ma la volta dopo è finita”. Il presidente Draghi non ama i pettegolezzi e neppure il blablabla. Quando sente profumo di convergenze pretermesse alla Giuseppe Conte, ebbene, Draghi taglia la corda. Con Schlein è diverso. La notizia è che gli piace. Di più. Gli piace quel suo fare da secchiona, da donna che si prepara con tutte quelle dispense che si porta alle direzioni del Pd. Ma insomma, cosa consiglia Draghi all’allieva? Il formidabile banchiere provinciale, ancora: “Primo suggerimento. Non è il caso di parlare di patrimoniale, parola che spaventa gli italiani. Ed Elly l’ha capito”. Rimane solo da convincere lo strepitoso Nick Fratoianni, ma questo è un altro discorso. A che serve avere un Draghi per amico (non esageriamo), per confidente? Draghi riferiscono che batte sul centro che duole (al campo largo). L’ex presidente pensa che Schlein debba fare la moderata, mostrarlo, dare l’idea che quando ci sarà da decidere, lei lo saprà fare. Un altro consiglio? Non dare l’impressione che vuole fare del balcone di Palazzo Chigi una birreria bolognese in compagnia di Igor Taruffi e Gaspare Righi (lo chiamano Gas). Insomma, Draghi suggerisce a Schlein di apparire meno rivoluzionaria e di guardare al centro (diciamo che le ultime foto non aiutano). E lei? Il nostro banchiere provinciale ci conferma che Schlein la pensa come Draghi e che la parola d’ordine deve essere “ragionevolezza”. Un altro prezioso consiglio di Draghi? Ascoltare sempre tutti (ora avete compreso da dove arriva l’idea della campagna di ascolto di Schlein in giro per il paese?). Cosa vogliono gli italiani? E qui, se consentite, Draghi è come John Wayne in “Ombre rosse”, sa tutto quello che serve sapere. Occorre, pensa Draghi, rassicurare, trasmettere la sensazione dell’io vi porterò fuori dalla tempesta. Cosa ha fatto Draghi con il Covid? Conte ha Bettini, ma Schlein ha un Draghi per amico, lui che è amante dello Spritz. Caro Conte, un Campari?
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