Guerini: “Rutte e l’uso delle basi in Italia? Dalla Difesa parole chiare. Il Pd non è un ‘blocco unico’ con M5s e Avs”
Nel giorno in cui il segretario generale della Nato Mark Rutte rivela che 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione Epic Fury in Iran, Lorenzo Guerini predica serietà: “La risposta del ministero della Difesa, che parla di legittime operazioni tecniche o logistiche, è già piuttosto chiara. E’ giusto però che il governo ne risponda in Parlamento, come ulteriore elemento di trasparenza”. L’ex ministro della Difesa, esponente riformista del Pd, pungola l’esecutivo sul Safe “a cui è inspiegabile dire di no”. Ma ne ha anche per i suoi: “Non mi ritrovo nella definizione di ‘blocco unico’ con M5s e Avs”.
Guerini è stato il predecessore di Crosetto alla Difesa. In queste settimane stiamo assistendo a un balletto nel governo sull’utilizzo dei fondi del Safe, frenato da Giorgetti. Lei quei fondi li userebbe? “Il non utilizzo di Safe mi sembra abbastanza inspiegabile perché le condizioni del prestito sono migliori di quelle che si reperiscono sul mercato”, risponde il presidente del Copasir. “Credo che per il governo sia più un problema politico che di scelta dello strumento finanziario. Ciò che è certo è che per il 2026 i fatti dicono che il fondo pluriennale per la Difesa è azzerato, non si attiva la Nec e si rinuncia a Safe che è già stato ridotto del 70 per cento rispetto alle richieste italiane iniziali. Il governo dovrebbe spiegare al Parlamento cosa intende fare per finanziare il rafforzamento dello strumento militare italiano. Quali sono le ricadute sui programmi iniziati, quali vengono rimandati o cancellati, quale impatto sui siti produttivi delle aziende della Difesa italiane. Come si concilia con quanto scritto nel Def. Ma vedo che si prova a far finta di niente…”. Quello dei fondi per la Difesa è un altro dei fronti aperti con gli Stati Uniti. Ieri si è aggiunto l’intervento di Rutte sull’utilizzo delle basi americane in Italia per operazioni in Iran. Con l’ambasciatore americano a Roma Fertitta che ha lodato il lavoro di Meloni e detto: “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”. Come si riparte nel rapporto con Washington dopo lo scontro con Trump? “Le frasi di Trump sono inaccettabili e bene ha fatto la politica italiana, trasversalmente, a reagire con fermezza”, argomenta Guerini. “Dopodiché le relazioni con gli Stati Uniti sono più importanti delle relazioni personali tra Meloni e Trump. Il dato politico è che la scommessa della presidente del Consiglio sull’assonanza ideologica con Trump come elemento di forza si è dimostrata sbagliata. Ora bisogna lavorare in due direzioni: mantenere il rapporto politico con un alleato strategico, prescindendo da questo strappo personale, e fare una vera inversione di rotta da quella idea di Europa minima di cui la destra italiana si è fatta paladina. L’Italia ha bisogno di un’Europa forte e determinata, basta con le sciocchezze sovraniste”. Lui all’ambasciata americana il 2 luglio ci sarà, del resto “non è il compleanno di Trump”.
Eppure nel campo largo si fa fatica a parlare di spese militari. Non c’è troppa demagogia da parte dei vostri alleati? “Investire sulla Difesa europea significa investire sull’autonomia strategica del continente da un lato e rafforzare il pilastro europeo dell’alleanza dall’altro. Per farlo bisogna rafforzare gli investimenti in un’ottica di coordinamento europeo e anche, certamente, di razionalizzazione della spesa e di contrasto a sovrapposizioni e sprechi. Ma su un tema così decisivo in questo momento come la sicurezza e la difesa collettiva non si può calciare la palla in tribuna”, dice Guerini. A proposito di coalizione, reputa positiva la richiesta di “allargamento” rivolta al centro da Schlein in direzione nazionale? “Sì. E’ la posizione che in direzione ha espresso anche Graziano Delrio. C’è bisogno di un’alleanza larga ed equilibrata che costruisca insieme un progetto per il paese e parli a tutti gli italiani. Senza personalismi e senza veti”. Sempre nella costruzione della coalizione, c’è chi, come il capogruppo al Senato Francesco Boccia, vede il Pd costituire un ‘blocco unico” con M5s e Avs. Condivide? “E’ una definizione in cui non mi trovo”, rimarca in conclusione Guerini. “Stiamo costruendo un’alleanza tra forze diverse che sono unite dal percorso fatto all’opposizione del governo Meloni. Alleanza che comprende altre forze oltre a Pd, M5s e Avs. E che si è già presentata alle elezioni regionali e amministrative. Nessun blocco a cui altri poi si aggiungono come junior partner. E in cui il Pd non appalta all’esterno la cultura e l’ambizione riformatrici che sono parti decisive del suo Dna”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)