El Niño, alert Onu: nei prossimi mesi avrà forte intensità e aumenterà il rischio di eventi meteo estremi

03 Luglio 2026 - 13:52
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El Niño, alert Onu: nei prossimi mesi avrà forte intensità e aumenterà il rischio di eventi meteo estremi

Avete caldo e neanche un tuffo in mare serve a rinfrescare? Pensate sia preoccupante il fatto che a giugno in Italia siano stati registrati in media 23 eventi meteo estremi al giorno? Sappiate che la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi mesi. E a dirlo non sono stravaganti sette di catastrofisti, bensì le Nazioni Unite. L’Organizzazione meteorologica mondiale (World meteorological organization, Wmo) ha appena diffuso una nuova analisi in cui non solo si confermano le precedenti previsioni sull’arrivo di El Niño, che ormai si è ufficialmente sviluppato nel Pacifico tropicale, ma si dice anche che le ultime proiezioni indicano che il fenomeno è destinato a intensificarsi in modo estremamente rapido e intenso nel corso dei prossimi mesi.

Secondo i dati forniti dall’agenzia Onu specializzata in meteorologia, climatologia e idrologia, l’evento climatico raggiungerà una potenza significativa tra luglio e settembre, configurandosi come un episodio di «forte intensità». Spiegano gli esperti dalla sede di Ginevra che l’aumento termico delle acque oceaniche superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale supererà i 2°C rispetto alle medie storiche, una soglia che tradizionalmente innesca profonde alterazioni nella circolazione atmosferica globale. I principali modelli matematici utilizzati dai ricercatori mostrano una convergenza quasi assoluta nel delineare questo scenario, il che secondo gli esperti consente di assicurare un livello di certezza eccezionalmente elevato sulla portata e sulla progressione temporale del fenomeno.

L’impatto termico di questo El Niño non si limiterà alle sole aree marine direttamente interessate, ma si rifletterà in modo marcato sulle temperature globali sia sulla terraferma sia sugli altri bacini oceanici. Le previsioni stagionali indicano una probabilità schiacciante di assistere a temperature ben superiori alla norma nella quasi totalità delle terre emerse abitate, in particolare nella fascia compresa tra i 60 gradi di latitudine Nord e Sud, quella in cui ricade il continente europeo, Italia compresa. I ricercatori dell’agenzia Onu segnalano che questo diffuso riscaldamento colpirà non solo le aree continentali ma estenderà la sua influenza anche all’Oceano Indiano e alla porzione tropicale dell’Oceano Atlantico e che tale anomalia diffusa rischia di amplificare la frequenza e l’intensità delle ondate di calore, configurando un quadro climatico globale caratterizzato da record termici continui sia sul suolo sia nei mari.

Del resto, ad analoghe conclusioni è arrivata l’agenzia statunitense Noaa (National oceanic and atmospheric administration), che in un’indagine realizzata dal Climate prediction center ha sottolineato che i modelli di previsione confermano un El Niño che continuerà a intensificarsi costantemente durante l’autunno prossimo per poi raggiungere il picco durante l’inverno 2026-2027 dell’emisfero settentrionale, con le proiezioni probabilistiche che indicano ben il 63% di possibilità che si sviluppi un El Niño «molto forte» nel trimestre novembre 2026 - gennaio 2027.

L’elemento in più che arriva da quest’ultimo documento dell’Organizzazione meteorologica mondiale riguarda le conseguenze di tutto ciò rispetto al verificarsi di eventi meteo estremi. Scrivono infatti i ricercatori della Wmo che il rafforzamento di El Niño guiderà una redistribuzione drastica e geometrica delle piogge a livello planetario, alternando estremi opposti in diverse macroregioni. Un incremento sostanziale delle piogge e potenziali fenomeni alluvionali interesseranno il Pacifico equatoriale centrale e orientale, ma la controparte di questa dinamica si tradurrà in una severa carenza di precipitazioni altrove. In tutta Europa, le previsioni indicano un contrasto tra nord e sud, con maggiori probabilità di precipitazioni superiori alla media nell’Europa meridionale e inferiori alla media nell’Europa settentrionale. Regioni vaste e densamente popolate come l’Australia, il subcontinente indiano e l'America centrale dovranno fare i conti con un deficit idrico marcato, sperimentando un incremento drastico del rischio di siccità prolungate. Questo squilibrio idrologico colpirà in modo asimmetrico le risorse idriche globali, ponendo sotto forte stress i bacini idrografici locali e alterando i normali cicli stagionali a cui sono abituate le popolazioni residenti.

Di fronte a una minaccia di queste dimensioni, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha deciso di avviare per la prima volta una mobilitazione preventiva di ampia portata per limitare i danni socio-economici e proteggere le comunità più vulnerabili. L’agenzia Onu sta coordinando una fitta rete di supporto che coinvolge le altre agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni umanitarie e i governi locali attraverso briefing tecnici costanti. Spiega così il senso dell’iniziativa, la segretaria generale dell’agenzia Onu Celeste Sauo: «Le condizioni legate a El Niño sono già in atto e, secondo le previsioni della Wmo, dovrebbero intensificarsi rapidamente fino a diventare un fenomeno di forte intensità. Ciò aumenterà le probabilità di siccità e piogge intense, nonché il rischio di ondate di calore terrestri e marine in molte regioni del mondo. La comunità della Wmo ha avviato una mobilitazione senza precedenti per coordinare le attività in ambito delle Nazioni Unite e a livello regionale, al fine di sostenere i governi, le organizzazioni umanitarie e i settori sensibili ai cambiamenti climatici. Le previsioni stagionali avanzate e gli allarmi precoci sono fondamentali per salvare vite umane e attenuare l’impatto sulle nostre economie e sulle nostre comunità».

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