Energia e bilancio Ue, intesa di compromesso a Bruxelles dopo lo stallo. Non passa il freno al green chiesto da Meloni

16 Ottobre 2026 - 14:55
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A Bruxelles si è svolta la prima giornata del Consiglio europeo che ha visto contrapposte due visioni diverse sul che fare per contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia. Da una parte chi non vuole arretrare dalla transizione Green, dall’altra chi chiede un freno alle politiche europee sulle rinnovabili. L’accordo è arrivato nella notte dopo ore di trattative. E c’è stata anche un’apertura sulla flessibilità richiesta a gran voce da Giogia Meloni.

Il primo intoppo è stato sugli Ets, il Sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea, uno dei principali strumenti green messi in campo. Non è neanche arrivata l’ora di pranzo e il Vertice Ue si è arenato proprio su questo punto. Sul tavolo non solo il mercato di scambio di emissioni di Co2, ma  concetto di strategia energetica in senso lato, in bilico tra chi non vuole arretrare dalla transizione Green e la spinta di chi, come Giorgia Meloni, chiede con crescente vigore un freno, o comunque delle eccezioni, alle politiche europee sulle rinnovabili.

“Aggiornare valutazione impatti dell’Ets 2”

Lo stallo è durato praticamente tutto il giorno, lasciando aperto il testo delle conclusioni. L’accordo è poi arrivato nella notte: “Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets 2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia si legge nel testo di conclusioni del Vertice Ue adottate dopo un lungo scontro tra i 27 sul dossier. Il testo “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets”.

Il tema della flessibilità

Apertissimo è rimasto anche il capitolo della flessibilità. La premier Meloni il tema lo ha posto, precisando che considerare il caro prezzi come fattore esterno determinante, da parte della Commissione, sarebbe necessario, sia pur entro le regole fiscali. Ad appoggiarla in maniera aperta c’è stata solo la Grecia. E Ursula von der Leyen è tornata a sottolineare la necessità della cautela sui conti pubblici, spiegando, al tempo stesso, come l’unica misura “nel brevissimo periodo” possa essere la proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica.

All’Europa Building l’impressione è che il vento delle campagne elettorali che impegneranno i principali Paesi europei sia già arrivato. I Nordici, che da tempo hanno fatto delle politiche green una bandiera, non hanno alcuna intenzione di cedere sul dossier. E perfino l’idillio tra la danese Mette Frederiksen e Meloni, su questo fronte, ha traballato. Germania e Francia si sono trasvestiti da mediatori. E hanno accelerato un percorso di convergenza che li porterebbe – mancano ancora le conferme ufficiali – ad un’intesa sul futuro dell’automotive che è destinata ad incidere sulle politiche Ue nei prossimi mesi.

Roma, sul fronte Ets, ha fatto asse con Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria chiedendo che nelle conclusioni vadano considerati degli aggiustamenti necessari per la crisi dell’energia senza deviare dagli obiettivi climatici. L’Italia non vuole smantellare l’Ets 1 né vuole rinviare ulteriormente gli Ets 2 (che riguardano immobili e trasporti, e scatteranno nel 2028), sapendo bene che la partita sarebbe persa. Anche perché, sul punto, non ha la sponda di Commissione, Berlino e Parigi. E delle tanti capitali convinte che la vera causa del caro energia sia la dipendenza dalle fonti fossili.

L'”eccezione temporanea nazionale” a cui punta Meloni

L’unico spiraglio, per Meloni, potrebbe essere puntare a “un’eccezione temporanea nazionale”, sull’onda dell’eccezione iberica del 2023 con la quale l’Ue concesse a Spagna e Portogallo un price cap al prezzo dell’elettricità. Le tensioni, tra i 27, non si esauriranno con il Consiglio europeo di ottobre, a prescindere dalle conclusioni finali del summit. Con una postilla: l’eliminazione tout court del punto sugli Ets.

Anche sul bilancio pluriennale 2028-34 il clima non è certo più sereno. Meloni, prima di approdare al summit, ha riunito nuovamente il gruppo degli Amici della Coesione (17 Paesi in totale) facendo un passo avanti in vista delle fasi decisive del negoziato. È stata redatta una dichiarazione comune per puntellare le condizioni senza le quali, per ‘i coesionisti’, non può esserci accordo. “Risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni, tutela della Pac sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento, contribuzioni eque da parte degli Stati membri per le risorse proprie, no agli sconti sui contributi nazionali”, i punti chiave rimarcati dalla premier. Roma vuole un bilancio “ambizioso” ma non vuole rimetterci.

Ma sul bilancio tutti i leader, di fatto, navigano a vista, restando sulle proprie posizioni. A cominciare da Friedrich Merz, che è tornato a chiedere nuovi – e netti – tagli al bilancio rispetto a quelli già messi in campo nella nuova proposta dalla presidenza irlandese. “Biosgna trovare l’intesa entro l’anno o non ci sarà spazio politico”, ha avvertito Emmanuel Macron. Tradotto: “Attenti, ma potreste vedervela con Marine Le Pen”. Ma a Bruxelles l’idea che si arrivi ad un’intesa sul bilancio al summit di dicembre sta perdendo di giorno in giorno più concretezza.

ll testo con le conclusioni del vertice Ue

Dopo il via libera dei 27 al capitolo su energia e competitività, il vertice tra i 27 Paesi della Ue ha redatto questo comunicato: “Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza fondamentale di affrontare il problema degli elevati prezzi dell’energia. Ha discusso dell’impatto dell’attuale contesto geopolitico sulle catene di approvvigionamento globali, sulla sicurezza energetica e sui prezzi dell’energia e dei carburanti, compresi gli effetti sui cittadini, in particolare sui più vulnerabili, sull’industria e sull’economia in generale. Il Consiglio europeo sottolinea che la situazione attuale richiede con urgenza una risposta europea coordinata, costituita da misure mirate e temporanee, che tenga conto delle circostanze specifiche degli Stati membri e salvaguardi il mercato unico.”

Nel testo il Consiglio europeo, “accoglie con favore l’intenzione della Commissione di: prorogare il quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato per i settori industriali più esposti; elaborare un quadro a breve termine per ottimizzare la capacità e l’efficienza delle raffinerie dell’Ue; e adottare iniziative volte a raggruppare la domanda di energia su base volontaria. Il Consiglio europeo invita la Commissione a esaminare e a proporre, se necessario, ulteriori misure per far fronte al forte aumento dei prezzi dell’energia nel breve termine, tenendo conto delle circostanze specifiche degli Stati membri, comprese le differenze nei prezzi dell’elettricità”.

L'articolo Energia e bilancio Ue, intesa di compromesso a Bruxelles dopo lo stallo. Non passa il freno al green chiesto da Meloni proviene da Blitz quotidiano.

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