Enzo Tortora: il successo, l’ingiustizia e il dolore senza mai alzare la voce
Ci sono uomini che attraversano il tempo senza scomparire mai davvero. Enzo Tortora è uno di questi. E inevitabilmente nel giorno dell’anniversario della sua morte, il ricordo si fa più intenso e commosso. Perché parlare di lui non significa soltanto tornare con amarezza a una delle più dolorose ingiustizie giudiziarie italiane, ma soprattutto rendere omaggio a un uomo straordinario: un professionista elegante, colto, profondamente umano.
Con il suo stile unico e la sua intelligenza gentile, Tortora entrò nel cuore degli italiani senza mai alzare la voce. In programmi come Portobello riuscì a dare dignità alle persone comuni, ascoltandole con rispetto autentico e con quella rara capacità di far sentire ciascuno importante. La sua cultura non era mai esibita, ma luminosa; la sua bravura non era costruita, ma naturale.
Poi arrivò il dolore. L’accusa infamante, il processo mediatico, il giornalismo antropofago, la sofferenza di un uomo innocente travolto da un incubo. Eppure, anche nei momenti più duri, Enzo Tortora non perse mai la sua dignità. Combatté con coraggio, con lucidità, con una forza morale che ancora commuove e insegna.
Ricordarlo oggi significa stringersi attorno alla memoria di un uomo che ha sofferto ingiustamente, ma che non si è mai lasciato piegare. Significa ricordare un grande giornalista, un uomo perbene ma anche un simbolo di libertà, di civiltà e di amore per la verità. E forse il modo più giusto per ricordarlo è proprio questo: con rispetto, con gratitudine e con un velo di tristezza nel cuore. Perché uomini come Enzo Tortora non appartengono soltanto alla televisione italiana, al giornalismo: appartengono alla coscienza di tutti noi.
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