Etichette salutistiche, attenzione alle indicazioni fuorvianti: un alimento «light» non è necessariamente più sano

25 Settembre 2026 - 16:55
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Un’analisi condotta su quasi 150mila prodotti alimentari e bevande lanciati negli Stati Uniti in dieci anni mette in discussione il valore delle singole indicazioni nutrizionali sulle confezioni: ridurre zuccheri, grassi o sale non significa necessariamente migliorare la qualità complessiva dell’alimento

Un alimento che sulla confezione si presenta come «a basso contenuto di grassi», «senza grassi trans» o «povero di sodio» non è necessariamente più salutare nel suo complesso. È quanto emerge da uno studio condotto da Miguel Gomez, professore di marketing alimentare alla Cornell University, e dalla ricercatrice post-dottorato Pei Zhou, pubblicato sulla rivista Nature Food.

La ricerca ha preso in esame quasi 150mila prodotti alimentari e bevande introdotti sul mercato statunitense nell’arco di un decennio. Circa la metà dei prodotti analizzati riportava sulla confezione indicazioni legate alla salute. Tuttavia, secondo il modello nutrizionale utilizzato dagli studiosi, circa due terzi dell’intero campione presentavano caratteristiche meno favorevoli dal punto di vista nutrizionale.

Quando si riduce un ingrediente, ne può aumentare un altro

Il punto centrale della ricerca riguarda il rapporto tra le singole indicazioni nutrizionali e la composizione complessiva degli alimenti. La riduzione di un determinato ingrediente, come sale o grassi, può infatti essere accompagnata dall’aumento di altri componenti.

Un prodotto con meno grassi, per esempio, può contenere quantità maggiori di zuccheri o sodio rispetto alla versione tradizionale. Allo stesso modo, un alimento con un ridotto contenuto di sodio potrebbe compensare la modifica con un maggiore apporto di zuccheri.

L’analisi su quasi 150mila prodotti

Per studiare il fenomeno, i ricercatori della Cornell University hanno utilizzato i dati sui nuovi prodotti alimentari immessi sul mercato raccolti dalla società di ricerche Mintel.

A ciascun prodotto è stato applicato il Nutrient Profiling Model, un sistema sviluppato dalla britannica Food Standards Agency per valutare contemporaneamente diversi elementi della composizione nutrizionale. Il modello considera negativamente livelli elevati di zuccheri, sodio, grassi saturi ed energia, mentre attribuisce un valore positivo alla presenza di fibre, proteine, frutta e verdura. In questo modo, la valutazione tiene conto dell’alimento nel suo insieme e non soltanto di una singola caratteristica evidenziata sulla confezione.

La domanda nata davanti allo scaffale del supermercato

L’idea alla base della ricerca è nata anche da un’osservazione concreta della ricercatrice Pei Zhou. Al supermercato, Zhou aveva notato che una crema di formaggio a ridotto contenuto di grassi presentava livelli più elevati di zuccheri totali e sodio rispetto alla versione tradizionale.

Da quell’episodio è nata la domanda centrale dello studio: i prodotti che riportano indicazioni salutistiche sono davvero più sani di quelli che non le riportano? I risultati suggeriscono che la risposta non possa essere ricavata dalla semplice lettura di una singola indicazione nutrizionale.

Il profilo complessivo conta più del singolo parametro

Secondo i ricercatori, alcune indicazioni riportate sulle confezioni possono essere corrette dal punto di vista specifico, ma non necessariamente rappresentative della qualità nutrizionale complessiva del prodotto.

Tra gli esempi citati figurano alcuni alimenti a ridotto contenuto di sodio che presentano una maggiore quantità di zuccheri e alcuni piatti confezionati dichiarati privi di grassi trans che contengono più grassi saturi e sodio. Il risultato, sottolineano gli studiosi, non significa che ogni riformulazione renda un alimento meno salutare. Indica piuttosto che il miglioramento di un singolo parametro nutrizionale non è sufficiente, da solo, per stabilire la qualità complessiva di un prodotto.

Per il consumatore, dunque, la presenza di una dicitura salutistica sulla confezione può rappresentare soltanto un’informazione parziale: per valutare davvero un alimento è necessario considerare l’insieme dei suoi valori nutrizionali.

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