Europa rovente dall’autunno alla primavera 2027, El Niño ribalta la prospettiva per il Vecchio continente

16 Giugno 2026 - 13:10
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Europa rovente dall’autunno alla primavera 2027, El Niño ribalta la prospettiva per il Vecchio continente

Il ritorno di El Niño nel 2026 è ormai considerato praticamente certo dalle previsioni climatiche: legato al riscaldamento ciclico di un’ampia porzione dell’Oceano Pacifico tropicale, questo fenomeno è destinato a influenzare clima, agricoltura e prezzi alimentari su scala globale tra il 2026 e il 2027, con effetti che potrebbero protrarsi anche dopo il suo picco.

Il Pacifico tropicale oscilla infatti ogni pochi anni tra due stati opposti: la fase calda, El Niño, e quella fredda, La Niña. Quando si sviluppa El Niño, una vasta area dell’oceano superficiale diventa insolitamente calda, alterando la circolazione atmosferica e spostando piogge, siccità e ondate di calore in molte regioni del mondo. Stavolta, il segnale atteso appare particolarmente significativo.

Secondo il nuovo rapporto di Copernicus – il programma europeo di punta per l'osservazione della Terra – in tutti gli scenari considerati il caldo estremo inizierà a intensificarsi nelle aree tropicali e subtropicali da settembre, raggiungerà il picco tra dicembre 2026 e febbraio 2027 e persisterà fino alla primavera. Temperature insolitamente elevate sono attese in gran parte del pianeta, con effetti più marcati via via che El Niño aumenterà d’intensità: tra le aree più esposte figurano Nord e Sud America, America centrale, Africa, continente euroasiatico e Australia.

Per l’Europa, il nuovo El Niño potrebbe avere un effetto particolarmente rilevante perché abbastanza forte da ribaltare il quadro normalmente atteso. Invece delle temperature autunnali inferiori alla norma che spesso accompagnano il fenomeno sul Vecchio continente, l’Europa potrebbe sperimentare condizioni più calde della media, con un’anomalia destinata a rafforzarsi verso la primavera 2027.

Ma non si tratta solo di caldo. El Niño è atteso anche come fattore di aumento del rischio siccità in ampie regioni dell’Australia, del Sud-Est asiatico, dell’Africa meridionale e dell’America centrale. Un rischio analogo è previsto nel Sahel e nel subcontinente indiano, soprattutto se il fenomeno dovesse intensificarsi.

Al contrario, Africa orientale, parti dell’Asia centrale e orientale e vaste aree del Nord e Sud America potrebbero ricevere precipitazioni superiori alla norma. Ma più pioggia non significa automaticamente condizioni migliori per l’agricoltura: dove i suoli sono degradati o già saturi, le precipitazioni intense possono aumentare erosione, perdita di nutrienti e ristagni idrici, riducendo la produttività invece di sostenerla.

Il nodo più delicato riguarda infatti la sicurezza alimentare. El Niño modifica le condizioni agricole in molte aree produttive del mondo, con impatti attesi sulle rese in regioni cruciali come Africa subsahariana, India, Cina, Australia e Brasile. L’evento 2026-2027 potrebbe spingere i prezzi globali degli alimenti in direzioni diverse a seconda della coltura, dell’area di produzione e dell’intensità effettiva del fenomeno.

Il grano duro è indicato tra le principali preoccupazioni, con prezzi globali previsti in forte aumento al crescere dell’intensità di El Niño. Anche i prezzi del mais potrebbero registrare un lieve incremento, sebbene la risposta a un evento più forte resti incerta. Al contrario, soia e grano Hard Red winter sono attesi in calo in tutti gli scenari considerati. Più complesso il quadro per il riso, per il quale si prevede una lieve diminuzione iniziale dei prezzi, seguita però da un aumento in una fase successiva.

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