Ex Ilva, mazzata da Bruxelles: la Corte Ue nega gli sconti sull’energia ad Acciaierie d’Italia

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che Acciaierie d’Italia non può beneficiare delle agevolazioni finanziarie previste per le imprese a forte consumo di energia. Con la sentenza pronunciata ieri i giudici di Lussemburgo hanno chiarito un principio cardine del mercato unico: un’impresa formalmente considerata in difficoltà non ha diritto agli sconti riservati ai settori energivori. La decisione rappresenta un duro colpo sia per il polo siderurgico di Taranto sia per il governo italiano, che era intervenuto nel procedimento a supporto dell’azienda.
La controversia nasce dai ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia contro il rifiuto delle autorità italiane di inserire il gruppo negli elenchi delle imprese energivore, escludendolo di fatto dai relativi sgravi fiscali e incentivi. Il giudice amministrativo italiano aveva successivamente interpellato la Corte Ue per valutarne la compatibilità con le norme europee sugli aiuti di Stato, ricevendo una risposta netta.
I giudici europei hanno chiarito che le agevolazioni sull'energia hanno finalità e regole del tutto differenti dagli aiuti al salvataggio e non possono essere sovrapposte. Inoltre, il fatto che le procedure concorsuali o l’amministrazione straordinaria puntino a riportare l’azienda alla redditività non cancella la sua qualificazione tecnica di "impresa in difficoltà". Concedere sconti strutturali sui costi energetici a una realtà già sostenuta pubblicamente finirebbe per violare le norme sulla concorrenza all'interno del mercato unico.
La decisione della Corte Ue non chiude formalmente la controversia, ma traccia la linea guida vincolante: spetterà ora al giudice italiano applicare questi principi e verificare concretamente se lo status di AdI configuri l’esclusione definitiva.
Questo verdetto europeo arriva in un momento cruciale e si inserisce in un quadro di transizione e interventi pubblici complessi. La Commissione Euroepa ha recentemente autorizzato un prestito di salvataggio urgente da 390 milioni di euro a favore di AdI, ritenuto proporzionato per coprire il deficit di liquidità ed evitare il collasso operativo. Con la scure dei costi energetici a pieno regime e i complessi vincoli industriali da rispettare, il futuro dell’ex Ilva si fa ancora più stringente.
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