Mercati del riciclo in crisi, ma il Circular economy act dell’Ue è rimandato al 2027

24 Settembre 2026 - 16:55
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Mercati del riciclo in crisi, ma il Circular economy act dell’Ue è rimandato al 2027

C’era molta attesa fra gli operatori per la approvazione del Circular economy act, che ancora non sappiamo se sarà una Direttiva o un Regolamento. Nato nell’alveo del Clean Industrial Deal, finalmente l’attesa era per un provvedimento di politica industriale serio, che affrontasse i problemi reali del mercato del riciclo europeo, il più avanzato del mondo, ma sempre più attraversato da crisi di settore.

Il consueto rigoroso “planning” della Commissione oltre un anno fa lo aveva collocato nella finestra temporale “terzo trimestre 2026” (da luglio a settembre). I punti chiave erano noti fin dall’inizio: raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia europea (dal 12 al 24%), uniformare il mercato europeo delle materie prime seconde e degli End of waste, semplificare le procedure, garantire sostegno alla domanda di prodotti riciclati.  Si è svolta una lunga consultazione con gli stakeholders, la Commissione ha avanzato una prima proposta di massima, poi tutto si è fermato. Perché?

La notizia non è stata particolarmente diffusa e commentata, ma nei giorni scorsi il testo del provvedimento avanzato dalla Commissione è stato “bocciato”, ovvero ha avuto parere negativo, dal Regulatory scrutiny board (Rsb), che ne ha chiesto una profonda riscrittura. Ma cosa è il Rsb? Poco conosciuto ai più, è l'organo interno e indipendente della Commissione che valuta la qualità tecnica e la sostenibilità economica delle riforme. Può approvare o respingere un provvedimento, e in questo caso l’ha bocciato. In effetti una percentuale importante di atti proposti dalla Commissione viene bocciato dal Rsb, a cui è stato potenziato il ruolo interno di controllo con la approvazione della strategia chiamata “better regulation”. Insomma un cerbero severo e rigoroso che non permette alla Commissione scorciatoie o approssimazioni.

Cosa contesta questo severo ufficio al testo del Circular economy act presentato dalla Commissione?

Il Regulatory scrutiny board ha respinto la valutazione d'impatto del Circular economy act ritenendo che il testo preparato dagli uffici della Commissione Europea non fosse ancora solido e realistico. Il Board ha contestato una scarsa chiarezza su come le nuove e stringenti regole europee si sarebbero integrate con i sistemi nazionali già esistenti. Senza un'armonizzazione fluida, il rischio è quello di frammentare ulteriormente il mercato anziché unificarlo.  È stata giudicata insufficiente l'analisi dei costi reali che le imprese (soprattutto le piccole e medie imprese) dovrebbero sostenere per adeguarsi ai nuovi standard sui materiali e sulla tracciabilità.

Uno dei nodi del testo mira ad azzerare la burocrazia per spostare i rifiuti da riciclare tra i vari Stati dell'Ue (pratiche che oggi richiedono fino a sei mesi). Il Board ha richiesto analisi più approfondite e garanzie tecniche per evitare che la semplificazione crei falle nei controlli di sicurezza ambientale o squilibri competitivi. Il piano infine prevede target ambiziosi per forzare l'uso di materiali riciclati. L'Rsb ha evidenziato che la valutazione d'impatto non dimostrava in modo solido come garantire una fornitura costante e di qualità di queste materie seconde, considerando che l'industria europea del riciclo (in particolare quella della plastica) sta attraversando una profonda crisi di redditività legata alla volatilità dei prezzi. Insomma un testo troppo politico e poco strutturato dal punto di vista economico.

In particolare, è interessante la contestazione che il Board fa sulla debolezza delle misure del Cea sul lato della domanda. Il Board ha rilevato che il testo si concentra molto sul lato dell'offerta (obblighi di riciclo, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti) ma non garantisce strumenti solidi per creare un mercato stabile e sicuro per l'acquisto di questi materiali da parte delle aziende. Senza obblighi chiari sulla domanda (come percentuali minime di contenuto riciclato stabili e acquisti verdi della pubblica amministrazione), le materie prime vergini continuano a costare meno di quelle riciclate.

L'Rsb ha evidenziato che la valutazione d'impatto non risolveva questo divario economico, lasciando l'industria del riciclo (in particolare quella della plastica) esposta a una forte crisi di redditività.

Per stimolare la domanda si sta discutendo l'introduzione di leve finanziarie, come una "Circular Vat" (Iva ridotta sui prodotti realizzati con materiali riciclati o riparati). Il Board ha contestato la mancanza di una reale integrazione tra queste proposte fiscali e gli obblighi normativi della legge quadro. Non a caso in questi giorni la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per definire quali misure fiscali introdurre a sostegno del mercato del riciclo.

Con la riscrittura del testo, la Commissione europea è ora spinta a inserire paletti più stringenti sul lato della domanda per assicurare che gli investimenti industriali nel riciclo trovino uno sbocco economico concreto e duraturo sul mercato.

Il ritardo nella approvazione del Circular ecomomy act era meglio evitarlo, ma se queste sono le osservazioni del Board, meno male che sono arrivate. I provvedimenti sul lato domanda sono il punto centrale di una nuova normativa europea, se non si affronta questo punto ogni obiettivo di riciclo diventa irraggiungibile.

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