Filatura italiana ancora in negativo nel 2025 ma rallenta il calo (-3,7%)

24 Giugno 2026 - 12:00
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Archiviato in negativo il 2025 della filatura italiana, ma con cali più contenuti rispetto alle attese e al biennio precedente. Il fatturato del settore tricolore – comprensivo dei comparti laniero, cotoniero e liniero – ha segnato un -3,7% su base annua, rispetto al -4,1% stimato a inizio anno, scendendo a 2,5 miliardi di euro con una contrazione di circa 97 milioni rispetto al 2024 (chiuso a quota -9,8 per cento).

È quanto emerge dalla nota economica dell’Ufficio studi economici e statistici di Confindustria Moda, come di consueto diffusa a margine dell’apertura odierna di Pitti Filati alla Fortezza da Basso, a Firenze.

La filatura laniera si conferma il pilastro del settore con una quota dell’82,5% sul turnover complessivo, seguita dai filati di cotone (13,1%) e da quelli di lino (4,4 per cento). Le performance dei singoli comparti restano fortemente differenziate. La filatura cotoniera registra la flessione più marcata (-5,1%), seguita da quella laniera (-3,9%), mentre si distingue in controtendenza invece il comparto liniero, con una crescita del +4,5 per cento. Anche il valore della produzione cala del -3,5%, anche se con una flessione ridotta rispetto al -9,6% registrato nel 2024.

Sul fronte degli scambi internazionali, sia le esportazioni sia le importazioni hanno continuato a diminuire nel 2025, ma con un’asimmetria che ha migliorato il saldo commerciale. L’import è calato del -8,9%, a 714 milioni di euro; l’export ha ceduto il -3,6%, attestandosi a 758 milioni. Il risultato è che il saldo commerciale si è rafforzato sensibilmente: da un attivo di soli 3 milioni nel 2024 a un surplus di 44 milioni nel 2025. A sostenerlo in misura determinante sono stati i filati cardati di lana, con un attivo di circa 105 milioni, e i filati per aguglieria, in surplus per quasi 82 milioni. In senso opposto continuano a pesare i filati di cotone (-97 milioni) e quelli di lino (-61 milioni).

Nell’analisi per merceologia, i filati di lino si sono distinti sull’export con un +13,9%, seguiti dai filati per aguglieria (+7,3%); con segno negativo spiccano invece i misti chimici/lana (-17,4%), i filati di cotone (-7,9%) e la lana pettinata (-5,8%). Per le importazioni, i filati per aguglieria hanno registrato la crescita più sostenuta (+27,5%), mentre i misti chimici/lana hanno subito una flessione del -38,1 per cento.

Il primo trimestre 2026 si è aperto all’insegna della cautela, ma con qualche segnale di miglioramento. L’indice di produzione industriale Istat relativo alla filatura ha segnato nei primi tre mesi dell’anno una lieve crescita dello +0,5%, trainata dal forte recupero di marzo (+6,7%), che ha più che compensato i cali di gennaio (-5,0%) e febbraio (-1,3 per cento). I dati del commercio estero dipingono un quadro in miglioramento rispetto al 2025, ma ancora fragile.

L’export ha ceduto solo l’1% a valore (200,3 milioni di euro), contrazione nettamente inferiore al -10,8% del corrispondente periodo dell’anno precedente. Le importazioni, intanto, sono tornate a crescere del +2,6%, a 203,6 milioni di euro. L’effetto combinato di questi due movimenti ha tuttavia portato il saldo del trimestre in passivo per 3,3 milioni, dopo il surplus di 4 milioni registrato nel primo trimestre 2025.

Sul fronte delle singole merceologie nel primo trimestre, spiccano sull’export i filati per aguglieria (+20%) e quelli di lino (+6,9%), mentre i filati chimici/lana cedono il -32,3% e quelli di cotone il -6,6%. Per le importazioni, guidano la crescita sempre i filati per aguglieria (+42,8%), seguiti da lino (+12%) e pettinati di lana (+6 per cent). Quanto ai mercati di destinazione, Hong Kong si conferma il principale sbocco per i filati cardati di lana (18,6% di quota) nonostante una contrazione del -15,7%; il Portogallo conquista la leadership nei pettinati grazie a un balzo del +30,9%, mentre la Francia mantiene il primato nei misti chimici/lana pur con vendite in forte arretramento (-47,1 per cento). La Germania resta la prima destinazione per i filati di cotone, con una sostanziale stabilità. Sul fronte dell’approvvigionamento, Cina e Lituania coprono oltre due terzi delle importazioni italiane di filati cardati di lana, la Repubblica Ceca guida per i pettinati, la Turchia per i filati di cotone (39,3 per cento).

Intanto, l’edizione numero 99 di Pitti Filati va in scena fino a venerdì 26 giugno con 119 aziende – 74 nell’area Filati, 24 in CustomEasy, 15 in KnitClub e 6 nell’Institutional Area – che presentano le collezioni per l’autunno/inverno 2027-28. Il tema guida di questa edizione è “The Pitti Loom”, con il nuovo Spazio Ricerca battezzato “Discipline”, incentrato sulla tensione tra ordine e libertà come chiave interpretativa delle tendenze, e il potenziamento dell’area CustomEasy, dedicata alla personalizzazione e alla maglieria luxury. Il salone è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e da Ice nell’ambito del programma di internazionalizzazione della moda italiana, mentre Unicredit si conferma main partner.

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