Forza Ponte! Attesa la decisione della Corte dei Conti, ma al governo c’è scetticismo

25 Settembre 2026 - 12:00
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Adesso tifate Ponte, e per una volta anche Salvini. Stiamo per arrivare allo Stretto necessario, al momento decisivo. Chi ama il Ponte sullo Stretto e lo sogna come Renzo Piano, che nel nuovo libro di Francesco Merlo (Tutto qui. La costruzione di una vita, Solferino), suggerisce: “Fatelo, e fatelo bene, tutti d’accordo, insieme”, non può che dire: “Non toccate quelle risorse, il miliardo del Ponte”. E’ attesa fra poche settimane la delibera del Cipess, il visto della Corte dei conti e negli uffici del Dipe, del governo, del Mit, c’è scoramento. Si teme un’altra bocciatura e che il “tesoro” destinato, per il 2027, quasi un miliardo di euro, venga spostato in finanziaria, nelle pieghe del bilancio, così come l’onda sposta la zattera.

Anche chi non apprezza Salvini ministro, ma immagina, come Piano, “un’opera prometeica”, la grande opera di ingegneria, deve adesso fare gli scongiuri. Il 29 ottobre 2025, la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità della delibera Cipess. Si contestava la carenza di documentazione, un cortocircuito fra strutture ministeriali. Il Dipe (il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) aveva avvisato la struttura del Mit, il capo di gabinetto di Salvini, Alfredo Storto, ed Elena Griglio, il capo del legislativo: “Rischiamo di non farcela, non abbiamo risposto in maniera adeguata”. E’ compito dei magistrati contabili non fare sconti, vigilare, ed è naturale che un governo contesti le decisioni di enti indipendenti, come in queste ore si contesta l’Istat che ha sottostimato il pil. E’ il gioco delle parti. Ma il Mit, ha fatto la sua parte per intero? In occasione della prima bocciatura, Meloni ha reagito in maniera adulta e confidando: “Era un esame importante. Dobbiamo chiederci: siamo arrivati preparati?”. Sono passati mesi e c’è l’esame finale. Il costo dell’opera è di circa 13,5 miliardi di euro, spalmati in sette anni. Vale mezza Finanziaria, ma più passa il tempo e più il mondo brucia. Il prezzo dei carburanti aumenta, Hormuz resta chiuso. In seguito alla decisione della Corte dei conti, il governo ha rimodulato le risorse impegnate. I 2,8 miliardi di euro destinati nel 2025 al Ponte sono stati spostati su Ferrovie. Rischia di ripetersi. Le risorse stanziate per il 2026 sono circa 750 milioni di euro. Cosa accade se manca il visto della Corte dei conti? C’è chi azzarda, e sono ministri: “Se la Corte ci boccia ancora, è chiaro che la sua realizzazione è impossibile”. Non c’è solo la Corte dei conti. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso ieri un nuovo parere con 361 prescrizioni vincolanti. Di queste, ben 166 richiedono nuove analisi. Insomma, significa ricominciare dall’inizio. Le verifiche comportano costi nuovi, aggiornamento dei prezzi. Chi vuole bene all’opera, e non è preso da furore ideologico, chi la ama, al di là della bandiera, da esibire in campagna elettorale, al di là di un problema storico dell’Italia in cui l’immobilismo a volte appare essere l’unica forma di legalità consentita, si domanda: cosa non sta funzionando? L’opera ha dovuto superare le riserve a livello europeo. Siamo sicuri che quelle riserve sono state superate e che il parere sia stato trasmesso al Cipess? Il Mit assicura che sono state superate, ma al Cipess basterà? Esiste chiaramente una questione di cui Salvini è consapevole. La struttura tecnica del Mit è in difficoltà, e lo dimostra la vicenda che riguarda gli investimenti di Anas e Ferrovie non comunicati al Mef, quei 750 milioni di euro che hanno contribuito a tenere il rapporto deficit/pil al 3,1 per cento, impedito l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione. La struttura del Mit si è indebolita da quando è stata indagata Elisabetta Pellegrini, la coordinatrice della struttura tecnica di missione. La procura le ha sequestrato i dispositivi e perfino il numero di telefono è tornato nella sua disponibilità solo da pochi giorni. Nessuno mette in discussione l’impegno dei tecnici, ma si può arrivare a un esame con il numero “10” della squadra infortunato?

Torniamo a tutti i giudici che decidono la sorte del Ponte. Due giorni fa anche l’Art, l’Autorità per la regolazione dei trasporti, si è espressa sulle tariffe di pedaggio. L’Art ha ritenuto il piano adeguato, ma ha “raccomandato l’implementazione di un sistema di monitoraggio finalizzato a verificare nel tempo la sostenibilità economico-finanziaria del progetto”. Un’altra bocciatura libererebbe un miliardo da utilizzare in manovra, ma darebbe un altro dispiacere a Salvini che ha convocato il congresso della Lega. Avrebbe un significato politico, all’interno della coalizione e sui sondaggi, così come lo avrebbe costruire (finalmente) il Ponte. Nel tempo in cui gli Stretti si chiudono e il mondo si restringe, un ponte (e citiamo, ancora Tutto Qui, la straordinaria costruzione di una vita, e di una biografia), il Ponte è il sorriso che ci serve, gli occhi spalancati. Scrive Merlo: “Non esiste un vuoto che il ponte non riesca a beffare: l’uomo fa ponti – è pontifex per “stringersi a Dio e anche tra due denti, tra due mani che si toccano, solo per ballare – come canta Lucio Dalla – su una tavola tra due montagne”. Forza Ponte, e occhio ai conti.

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