Frank Matano spiazza tutti: “Con le destre si può scherzare di più, il woke rendeva certe cose indicibili”

«Ora con la vittoria delle destre, con Trump, si possono dire cose che per il movimento woke erano indicibili». Frank Matano entra a gamba tesa nel dibattito sui confini della comicità e sul politicamente corretto. Lo fa in un’intervista concessa a Renato Franco sul Corriere della Sera, in occasione dell’uscita di Quasi Vera, il nuovo film di Fausto Brizzi che arriverà nelle sale il primo ottobre.
Una conversazione che spazia dall’intelligenza artificiale al successo, dai social agli inizi della sua carriera, ma nella quale è soprattutto un passaggio a colpire: quello sul mutamento del clima culturale e sulla possibilità, secondo Matano, di tornare a scherzare su argomenti che negli anni del woke erano diventati praticamente impronunciabili.
Matano: «La base è che si deve scherzare su tutto»
Renato Franco gli chiede se si possa ridere davvero di tutto o se anche la comicità debba avere dei confini. Matano non gira intorno alla questione: «Per me la base è che si deve scherzare su tutto».
Il riferimento è George Carlin, gigante della stand-up americana, secondo il quale il mestiere del comico consiste anche nell’individuare la linea di confine e superarla deliberatamente.
Ma quella linea, osserva Matano, non rimane immobile: cambia insieme alla società e al periodo storico. Ed è a quel punto che arriva il passaggio destinato a far discutere: «Ora con la vittoria delle destre, con Trump, si possono dire cose che per il movimento woke erano indicibili».
Una lettura che Matano lega dunque esplicitamente al cambiamento del clima politico. Con l’affermazione delle destre, sostiene il comico, si sarebbe allargato lo spazio per battute e argomenti che nella stagione woke incontravano confini più rigidi.
Il cortocircuito: il film è di Brizzi, marito di Silvia Salis
Matano, però, aggiunge subito una condizione. Superare il limite non significa avere una licenza per l’insulto gratuito. Più l’argomento è pesante, spiega, maggiore deve essere l’intelligenza con cui viene costruita la battuta. Se si è soltanto offensivi e prevedibili, osserva, bisogna poi accettarne le conseguenze.
E qui la storia si concede una battuta quasi da sola. Matano attribuisce alla vittoria delle destre un allargamento dei confini della comicità; a dirigerlo è Fausto Brizzi, marito di Silvia Salis, sindaca di Genova eletta alla guida di una coalizione di centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Un incrocio che sembra scritto apposta per un film: Matano parla del superamento di certi tabù woke proprio sul set di un regista che, a casa, condivide la vita con una delle figure istituzionali del centrosinistra. Una figura che incarna alla perfezione il politicamente corretto caro alla sinistra.
Il successo «è un veleno». E sui social Matano non assolve se stesso
Nell’intervista c’è spazio anche per la fama. Alla domanda se il successo possa diventare un veleno, Matano risponde senza esitazioni: «Di sicuro è un veleno, bisogna stare attenti». Il rischio, spiega, è il cortocircuito tra il bisogno di approvazione e la «smania di voler apparire». Infine i social. Matano prova a invocare l’alibi del mestiere: deve frequentarli per produrre contenuti e tenersi aggiornato. Poi se lo toglie da solo: «Ma è una palese bugia, sono chiaramente drogato di social come tutti».
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