Fronte comune dell’Italia e nove Paesi contro i tagli alla promozione agroalimentare UE

13 Luglio 2026 - 20:45
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Bruxelles – Dieci Paesi dell’Unione europea fanno fronte comune per chiedere alla Commissione europea di non ridurre le risorse destinate alla promozione dei prodotti agroalimentari nel 2027. L’iniziativa, promossa dall’Italia e sostenuta da Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna, è stata presentata al Consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish) per sollecitare Bruxelles a rivedere gli orientamenti del programma di lavoro per il prossimo anno.

Al centro della richiesta c’è il previsto taglio dei fondi per i programmi di promozione “Simple” e “Multi”, che secondo la proposta della Commissione passerebbero da 160 milioni di euro nel 2026 a 112 milioni nel 2027. Nel documento congiunto, i dieci Stati riconoscono gli obiettivi fissati dall’esecutivo europeo, ma ritengono che le risorse previste “non appaiano coerenti con tali ambizioni”.

Secondo i firmatari, una riduzione dei finanziamenti rischierebbe di indebolire la capacità della politica di promozione europea di sostenere la diversificazione dei mercati, rafforzare la resilienza degli operatori e accompagnare il settore agroalimentare in un contesto segnato da crescente volatilità, instabilità geopolitica e forte pressione competitiva. Per questo motivo, invitano la Commissione a “riflettere ulteriormente sugli stanziamenti finanziari previsti per il 2027“, preservando “l’efficacia e l’ambizione della politica di promozione dell’Unione“.

A guidare l’iniziativa è stata l’Italia. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha spiegato che la strategia italiana si fonda su tre pilastri: “Produzione, protezione e promozione“. Sul primo fronte ha richiamato la necessità di “regole semplici ed efficaci” e di investimenti in ricerca e innovazione; sul secondo ha difeso il sistema delle indicazioni geografiche: “Non è una forma di protezionismo, ma di protezione”, perché consente di valorizzare qualità e filiere senza competere esclusivamente sul prezzo. È però sulla promozione che il ministro ha insistito maggiormente: “Se non li racconti i tuoi prodotti possono essere buoni quanto vuoi, ma non li vendi, questa è la verità. E allora immaginare tagli alla promozione del sistema Europa è un suicidio“.

Lollobrigida ha quindi rivendicato il ruolo dell’Italia nel costruire il consenso tra gli Stati membri: “Le nazioni che hanno una forte vocazione all’export, specialmente nell’agroalimentare, come l’Italia, non potevano che capeggiare un’indicazione dei Paesi europei a rivendicare il diritto alla promozione”. Una posizione che, ha concluso, ha raccolto “la sottoscrizione di gran parte delle nazioni europee”, confermando un ampio fronte a difesa della politica europea di promozione dell’agroalimentare.

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