Le vie dei pani più antichi dell’umanità, raccontate dagli scatti di Stefano Torrione

Maggio 05, 2026 - 06:09
0 2
Le vie dei pani più antichi dell’umanità, raccontate dagli scatti di Stefano Torrione

Il pane è il sigillo della cultura: un alimento semplice e fondamentale, che molto racconta della storia delle comunità che tramandano la sua preparazione. La condivisione di questo alimento sta alla base del concetto di convivialità e di fratellanza: la parola “compagno”, infatti, deriva proprio dal latino cum panis, “colui che mangia il pane con un altro”. Ma ha anche una valenza metaforica: è un simbolo che nel corso della storia ha innescato rivolte e cambiamenti sociali. 

Dal 7 maggio al 28 giugno 2026 lo Spazio Messina di Fabbrica del Vapore a Milano ospiterà SACRED BREAD. Le vie del pane, la mostra fotografica di Stefano Torrione, prodotta da Fabbrica del Vapore – Comune di Milano e da Massimo Pozzi Chiesa con Sinergia Venture. Un percorso per immagini tra paesi e culture, lungo le rotte dei pani che ancora oggi vengono preparati secondo codici antichi.

Stefano Torrione, nato ad Aosta nel 1962, nella sua carriera da fotografo ha avuto l’opportunità di raccontare molti temi, ma ha sempre mantenuto un’attenzione privilegiata per la ritualità. Per questo lavoro, che definisce il più maturo, ha viaggiato per sei anni, ispirato dalla lettura di Pane Nostro di Predrag Matvejević. Le parole dello scrittore croato lo hanno spinto a seguire il “vagabondaggio del pane” nelle civiltà mediterranee, dove la sacralità di questo alimento ancora vive nelle tradizioni popolari, nelle pratiche tramandate, nei gesti quotidiani e nelle feste di paese.

Grecia, Karpathos, 2024. Donna porta in chiesa due pani pasquali artos. © Stefano Torrione

Come è nato questo progetto?
Avevo letto Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejevic, un intellettuale di Mostar, che è il suo volume più conosciuto. Lui aveva scritto anche Pane nostro, l’avevo comprato perché da me si faceva il pane in casa. Per caso, alla partenza per una vacanza, andando in libreria per scegliere quali libri portare, lo scelsi, senza avere nessun interesse specifico per il tema. Conoscendo bene l’autore ho preso questo libro sul pane, una delle più grosse ricerche storiche e letterarie sull’origine del pane, sul grande vagabondaggio del pane nell’area del Mediterraneo. In questo testo, Matvejevic fa alcuni riferimenti attuali, parlando di un pane rituale, legato soprattutto alle religioni. Da lì è partita una scintilla, o “l’embolo” come lo definisco a volte (ride, ndr). 

Quindi ha letto questo libro e poi è partito.
Ho fatto sei anni di lavoro in dodici paesi del Mediterraneo: dall’Iraq a Israele, Etiopia, Egitto, Algeria, Marocco, Spagna, Francia, Italia, sono stato più volte in Sardegna, Sicilia e Puglia, Sarajevo, ma anche la Grecia, il monte Athos e a Karpathos, poi la Turchia. È un cerchio un cerchio molto grande sul Mediterraneo, dove il pane sicuramente è nato e dove è nata la civiltà. Matvejevic mi ha dato degli spunti, ma io poi ho fatto delle ricerche per trovare tutti questi pani rituali.

Francia, Rimou, 2023. La Messa della fête des Cônes © Stefano Torrione

Che cosa si intende per “pane rituale”?
Sono pani speciali, fatti in occasioni speciali. Il pane è diventato il simbolo delle grandi religioni monoteiste: è celebrato nel Talmud, nella Bibbia, e viene citato anche nell’Islam. Il pane è diventato il simbolo del nesso tra il terreno e la divinità, è una sorta di veicolo, e viene celebrato in varie occasioni: c’è il pane fatto durante il Ramadan, il pane dei copti, ma anche il pane degli ebrei che richiama la fuga dall’Egitto. In Italia è molto legato al culto dei santi: Sant’Antonio da Padova e tutti i santi in Sicilia, una regione dove c’è un’attenzione quasi maniacale verso il pane: molte festività come San Calogero, Sant’Antonio Abate, San Giuseppe sono legate al un culto del pane. 

In questi anni di viaggio, c’è qualche preparazione o qualche rito che le è rimasto particolarmente impresso?
Direi tutti. Il pane è una semplice unione tra farina, acqua e fuoco, è una delle cose più semplici ma è il fondamento della vita e degli uomini. Non solo è un simbolo religioso, ma è anche il principale mezzo di sostentamento per tutte le popolazioni. Il pane è il cibo per eccellenza. In tutti i posti in cui sono andato ho sempre cercato di partire dalla preparazione del pane, è diventata quasi una cosa scaramantica: prima dovevo vedere preparare questo pane, e poi dovevo seguire la celebrazione, o che cosa ne seguiva. Sono sempre partito dalla sua produzione: dai panettieri, dagli impastatori che possono essere sia fornai sia gente in casa, ma anche monaci nel monastero. È sempre stato il mio punto di partenza. Poi sono andato a vedere la ritualità e le religioni, il culto che hanno costruito intorno al pane, in occasione delle feste e dei riti.

 

Marocco, Valle dell’Ourika, 2019. Villaggio berbero di Tizi n’Oucheg, pane Agroum con l’olio  © Stefano Torrione

Come si raccontano i riti attraverso la fotografia?
Mi sono sempre occupato di ritualità. Per 30 anni ho lavorato per riviste su commissione, si faceva quello che chiedeva il giornale. Ma quando ho lavorato su progetti personali a lungo termine mi sono spesso ritrovato a ritrarre situazione di ritualità: mi affascina molto, perchè è un patrimonio immateriale dell’uomo. L’uomo fa cose che si ripetono, magari cambiano, ma sono sempre quelle, e vengono perpetrate per secoli e millenni. Mi hanno sempre affascinato i gesti legati a rituali e celebrazioni. 

Mi può fare un esempio?
Tutte questi riti sono legati a un calendario, quasi sempre religioso. In Iraq è stato il pane fatto in strada per l’Arbaeen, il più grande pellegrinaggio sciita verso la città Santa di Kerbala, fatto quaranta giorni dopo l’Ashura; in Etiopia sono andato al Genna, il Natale copto, che viene festeggiato in una data diversa dal nostro Natale, e prevede quaranta giorni di digiuno dei pellegrini che arrivano alla Lalibela, la città Santa etiope. Sono stato al Monte Athos, uno dei posti più spirituali al mondo, con venti monasteri e milleseicento monaci, e dove le donne non possono entrare. Il 26 e 27 settembre del nostro calendario – che è diverso dal loro – sono andato a vedere la benedizione del lievito madre che servirà tutto l’anno per fare il pane nel monastero.

Spagna, Almeria, 2024. Villaggio di Lubrin, Festa di San Sebastiàn © Stefano Torrione

Come si fa ad entrare in questi riti con la macchina fotografica senza essere “di troppo”?
Eh bella domanda. Soprattutto per uno alto 1.88m con i capelli lunghi: molto visibile (ride, ndr). Diventare invisibile è una delle arti che si imparano negli anni. Sacred Bread è  il lavoro più maturo che posso fare, e che raccoglie tutte le esperienze di trentacinque anni di fotografia, le mie letture, i miei viaggi, la mia esperienza. Nel tempo succede che uno impara a muoversi in ambienti e contesti che sono molto difficili, prima di poter essere anche solo ammessi. Al Monte Athos non è facile entrare con la macchina fotografica, perché i monaci non vogliono le foto. C’è dietro una grande preparazione, quindi prima di tutto servono i contatti, la presentazione di quello che uno vuole fare, e poi penso  sia un po’ l’aria che tu muovi quando sei lì con la macchina fotografica. Al monastero del Monte Athos durante il rito dell’Agrypnia che è una lunga veglia che dura tutta la notte, siamo stati a lume di candela per delle ore, sempre nello stesso posto. Alla fine se non hai creato dei problemi vuol dire che sei stato bravo e sei diventato quasi invisibile. 

Perchè la scelta delle fotografie in bianco e nero?
A colori, il pane è solo cibo, mentre in bianco e nero è un simbolo. Io volevo parlare del pane come simbolo.

Grecia, Monte Athos, 2022. Monastero di Pantokratoros, rito dell’agrypnia © Stefano Torrione

In territori divisi da tensioni e conflitti che ruolo ha la ritualità legata al pane?
Il pane è sempre un fattore che riunisce, anche se ogni religione ha dato la sua interpretazione a questo simbolo. Le grandi religioni hanno anche diviso, in nome delle grandi religioni vengono fatte guerre tutt’oggi. Quando arrivi sul campo il pane è una questione di grande condivisione e convivialità.

In Occidente i riti sono in declino, spesso considerati pratiche desuete. Questo lungo viaggio le ha lasciato qualche riflessione a riguardo?
Questa è una domanda metropolitana. Nelle realtà più piccole dei quartieri o delle città o nel sud del mondo i riti mantengono una grande vitalità. La ritualità, la tradizione può sembrare una cosa vecchia, che serve solo a ripetere un passato. In realtà in questi riti c’è anche la partecipazione giovanile: tanti giovani in Spagna, in in Sicilia, o in Sardegna lo vedono come un fattore identitario. Forse più legato alla dimensione di paese, di villaggio, che non di grande metropolitana. Io per esempio ho visto tutta la cultura popolare delle Alpi: nei villaggi di montagna sopravvivono tanti riti, tante situazioni dove ci sono ancora i giovani. Nelle grandi città è chiaro che viene vista come una cosa da vecchi, ma non è così.

L'articolo Le vie dei pani più antichi dell’umanità, raccontate dagli scatti di Stefano Torrione proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User