Meloni, Salvini e le convulsioni del trumpismo italiano

Comincio a scrivere questo articolo senza sapere come lo concluderò, trattandosi di due protagonisti del dibattito pubblico, Donald Trump e Matteo Salvini, che rappresentano forse la massima espressione dell’imprevedibile, frenetica, nevrotica assurdità della politica di oggi. Due leader capaci di pronunciare la dichiarazione più solenne, rimangiarsela, riconfermarla, contraddirla e ribadirla con forza nello stesso lasso di tempo, quello che ai politici di una volta sarebbe bastato appena per dire «onorevoli colleghi». Anche per questo l’interazione tra i due, la prima di qualche significato, almeno a mia memoria, merita di essere studiata attentamente, con Trump che giusto ieri, nel momento in cui viene ufficializzato il prossimo viaggio in Italia del suo segretario di Stato, Marco Rubio, possibile occasione per appianare i contrasti dopo la rottura con Giorgia Meloni, rilancia su Truth un’intervista di Salvini a Breitbart in cui il leader della Lega lo elogia a livelli mai toccati dal gran ciambellano di Luigi XIV né da Mark Rutte, spingendosi addirittura a ringraziarlo «per le basi culturali che sta dando a un progetto economico e politico». Ma il passaggio più significativo dell’intervista è quello in cui il vicepresidente del Consiglio sottolinea come «noi», una prima persona plurale che appare difficile estendere oltre i confini del suo partito, «siamo stati gli unici a sostenere apertamente il presidente Trump, sia durante il primo che durante il secondo mandato». Passaggio significativo perché l’intervista è stata realizzata a febbraio, e abbiamo già detto quanto pesino due mesi al ritmo delle evoluzioni politiche salviniane. Figurarsi in questo caso, prima della guerra in Iran e soprattutto prima del referendum sulla giustizia. Quando cioè la gara tra Salvini e Meloni era ancora a chi era più amico di Trump, mentre adesso, dopo la guerra e soprattutto dopo il referendum, Salvini e Meloni fanno a gara nel prenderne le distanze. A voler essere pignoli, peraltro, il leader della Lega era stato più rapido e anche più duro di Meloni nel contestare le parole di Trump contro il papa.
Difficile dunque stabilire se sia per malizia o per ingenuità che Breitbart, rilanciato da Trump, proprio ora decide di presentare l’intervista come dimostrazione del fatto che, nonostante tra il capo della Casa Bianca e la nostra presidente del Consiglio vi siano state «alcune divergenze a causa delle critiche di Trump a Papa Leone XIV e alla Nato durante la guerra con l’Iran, rimangono profondi legami tra i movimenti che hanno eletto entrambi i leader nei rispettivi paesi». Difficilissimo capire se l’intervista sia uscita proprio adesso con l’intenzione di usare Salvini per dare uno schiaffo a Meloni, senza rendersi conto che a questo punto sarebbe diventata, al contrario, motivo di imbarazzo per Salvini assai più che per Meloni. Ma è anche possibile che dietro la singolare tempistica dell’operazione vi fosse l’idea di mettere in difficoltà Rubio, principale rivale di J.D. Vance (pure lui molto elogiato da Salvini).
Il passaggio più divertente dell’intervista resta comunque quello in cui il leader della Lega conferma le sue capacità divinatorie: «Salvini ha affermato che, per via delle minacce alla civiltà occidentale percepite dai cittadini di tutto il mondo a causa dell’immigrazione, sta assistendo alla crescita in tutta Europa di un movimento che si allinea maggiormente alle politiche di buon senso che lui e Trump sostengono». Come è noto, in tutta Europa, Italia compresa, questo movimento di adesione al trumpismo è diventato talmente forte che ha cominciato a distanziarsene pure Salvini. Almeno fino a questo momento. Ma certo vedere il segretario della Lega, che prima della sconfitta nel referendum era arrivato fino a vestirsi come un cosplay di Trump, non mettere nemmeno un cuoricino al post in cui il presidente americano rilancia la sua intervista è un forte indizio a favore dell’ipotesi che la notizia lo abbia preso in contropiede. Il fatto poi che il senatore leghista Claudio Borghi lo ritwitti con entusiasmo, concludendone che «se ricuciremo con gli Stati Uniti lo dovremo anche ad UN PO’ di lavoro della Lega», direi che chiude la discussione.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.
L'articolo Meloni, Salvini e le convulsioni del trumpismo italiano proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)