Genoa, Malinovskyi saluta: “Qui sono stato amato. Sarò sempre uno di voi e De Rossi aprirà un nuovo ciclo”

Genova. Tre anni, 71 presenze e 10 gol. E’ questo il bilancio al Genoa di Ruslan Malinovskyi che dopo tre stagioni dice addio al Grifone: direzione Turchia. Ha salutato il Ferraris al termine della partita contro il Milan ma oggi, a Villa Rostan, ha ripercorso questi tre anni e le emozioni vissute con il Grifone.
“Sono stati giorni emozionanti, ho pianto – esordisce il numero 17 rossoblù – anche quando il Genoa ha fatto il post mi sono molto emozionato, mi ha toccato nel profondo. Qua ho sempre avuto il massimo sostegno, sono onorato di aver indossato la maglia del Genoa“.
“Ho sempre dato tutto per questo club e per i tifosi perché qui c’è una atmosfera incredibile: lo stadio è fantastico – prosegue – per me è un onore aver ricevuto tutto questo affetto, significa che ho lasciato qualcosa. Ho vissuto tre anni incredibili, nonostante l’ infortunio (che lo ha tenuto fuori dal campo per 6 mesi ndr). Forse potevo fare di più ma io ho sempre dato il massimo per questa maglia”.
Ora il centrocampista andrà Trabzonspor, è stato definito l’accordo con il club turco per un contratto triennale: “Devo essere sincero, è arrivata l’offerta ci ho pensato qualche settimana e poi ho accettato – spiega – ma non voglio parlare di questo solo di cose belle. Ho parlato con la società che ha accetato la mia decisione, il calcio è questo. Io voglio bene al Genoa e sono sicuro che crescerà tanto anche perché i tifosi lo meritano”.
Lui ha dato tanto al Genoa ma è stato ricambiato: “Il primo anno mi ha dato tanto, un grande sostegno e un grande amore da parte di tutta la città – sottolinea – giravo al supermercato e venivo riconosciuto e ringraziato dai tifosi. Venivo trattato come una persona normale e questo mi è piaciuto molto. Ho trovato un ambiente che mi ha voluto bene. Un gruppo straordinario a partire da mister Gilardino. Abbiamo creato anche con chi non c’è più tipo Bani o Strootman o Badelj un gruppo di lavoro solido. Tutti davano il 100%. Poi il terzo anno è arrivato De Rossi e ha riunito il gruppo”.
“Contro il Verona eravamo ultimi ma il calcio basta un episodio per cambiare tutto. De Rossi è arrivato in un momento difficile e ci ha unito ulteriormente – aggiunge – ci ha trasmesso identità di gioco e nuove idee. Con lui siamo cresciuti tantissimo anche dal punto di vista individuale”.
Per Ruslan 10 gol ma ne resta uno indelebile: “Sicuramente quello contro il Bologna perché era una partita difficile sia dal punto della classifica che della partita stessa. Abbiamo vinto 3 a 2 in casa ed è stato fantastico. Mi ricordo l’emozione di aver segnato e il boato dello stadio”.
“Mi ricordo tutto di questi tre anni, ogni giorno arrivavo al campo con il sorriso anche perché i tifosi ti invogliano a dare sempre tutto. Qui diamo tutti il 100%, si lavora sodo – spiega – il mio periodo più difficile è stato quello dell’infortunio e tutta la riabilitazione. Anche a livello mentale è stata tosta. Non ho mai pensato di smettere ma pensavo step by step. Nel calcio possono succedere queste cose, l’importante è non abbattersi e andare avanti”.
Malinovskyi lascerà il Genoa ma anche la città: “Cosa mi mancherà di più? Il mare – ride – anche lo stadio e i tifosi. Qui a Genova c’è tutto. Mi mancherà anche la struttura, sono stati fatti i campi nuovi ed è molto bello allenarsi qui”.
Il ricordo più bello legato alla città però è quello legato a suo figlio: “Mio figlio Christian è nato qui a Genova, abbiamo un tifoso in più – si emoziona – al di fuori del campo sicuramente questo è il ricordo più importante”.
Tornando al campo il centrocampista genoano ripercorre il suo arrivo in città: “Avevo altre offerte ma io ho scelto di venire al Genoa, mi è stata spiegata la progettualità e così ho scelto di venire qui – afferma – il progetto era molto serio e concreto e poi conoscevo lo stadio e i tifosi. La scelta è stata facile. Amo il Genoa, e non mi piacciono gli stadi vuoti con tifosi poco calorosi. Amo questo sport e chi lo vive al 100%”.
Ruslan ripercorre tutti e tre gli anni: “La prima stagione abbiamo fatto un buon campionato siamo stati un po’ sfortunati all’inizio ma potevamo finire anche in Conference però abbiamo preso tanti gol nei minuti finali. Secondo anno anche siamo stati un po’ sfortunati, ci sta. Poi quest’anno all’inizio ho giocato poco poi tanto. E’ arrivato De Rossi che mi ha dato fiducia, abbiamo fatto una seconda parte di stagione molto importante. E’ stata una stagione molto positiva anche dal punto di vista del gioco e delle prestazioni”.
“Cosa ho detto nello spogliatoio? Ho parlato tanto soprattutto ai giovani e ho detto loro c’è poco tempo. La vita del calciatore passa velocemente – aggiunge – bisogna divertirsi anche perchè nel calcio un giorno sei importante e subito dopo c’è uno meglio di te. C’è tanta competizione che però per certi aspetti fa bene. Il calcio ti fa crescere anche come uomo e bisogna che i giovani si pongano obiettivi. Se un anno giochi cinque partite, quello dopo ne devi giocare 10-15. Senza obiettivi non si va avanti“.
“Il calcio italiano è competitivo vi sono squadre importanti come Como, Udinese e Sassuolo. Ci sono tanti giocatori forti e competitivi – spiega – a mio parere bisogna tenere un gruppo di solido di calciatori e costruire su quelli perché se si cambia ogni anno tutto è difficile. In Italia il campionato inizia dalla trentesima giornata in avanti, i punti decisivi si fanno all’ultimo”.
Ruslan ha giocato in Belgio, Francia e Italia trovando diverse differenze tra i tre campionati: “Il Belgio, a mio avviso, è il miglior posto per fare crescere i giovani. Lo spiego: lì non c’è niente da fare. I belgi sono molto disciplinati, c’è solo il calcio. Piove sempre, i locali per mangiare chiudono alle nove o alle dieci, mangi e vai a casa. Fanno giocare tanti giovani, se sbagliano li aiutano. Quello è un campionato strano: la tattica non è tanta, ma dopo sessanta minuti diventa ping-pong, senza metà campo. Attacca uno, attacca l’altro. Lì abbiamo vinto il campionato perché abbiamo fatto più gol degli altri dopo il 60′ di gioco. Sempre nel secondo tempo”, spiega.
“In Francia sono arrivato in un grande club dove c’era tanta pressione, dove fanno tanto movimento in un campionato molto fisico. Per me, tatticamente non è come in Italia, dove c’è una base tattica e tutti e undici i giocatori devono capire cosa fare, sapere il loro ruolo sul campo, soprattutto in fase difensiva. In fase offensiva, soprattutto negli ultimi venticinque metri, puoi avere un po’ più fantasia, ma sull’aspetto difensivo in Italia sono molto disciplinati”, afferma.
Il centrocampista genoano ha avuto la fortuna di essere stato allenato anche da Gasperini all’Atalanta. Secondo lui con De Rossi c’è solo una cosa che li accomuna: “Quello che è simile con De Rossi sono le riunioni video e quando spiegano la parte tattica. Tutti e due (anche quando non parlavo bene italiano) mi spiegavano e tu capivi subito”
“Questa, per me, è la forza di un allenatore forte: spiegare chiaramente in venti minuti in modo tale da farsi capire subito. Quando oggi De Rossi fa i video sembra che alleni da trent’anni come esperienza, è molto rilassato, chiaro e ti spiega benissimo i concetti su come vuole giocare in fase offensiva e difensiva. Gasperini è uguale. Questa per me è la base più importante, perché poi tutti e undici fanno quel che devono fare per ottenere un risultato. Come mister, però, sono diversi”, aggiunge.
Ora va a giocare in Turchia la cui nazionale sarà presente ai prossimi mondiali, allenata da un italiano: Vincenzo Montella. Ma secondo Ruslan il calcio italiano non è da meno rispetto a quello turco: “Ci sono tanti giocatori che giocano in Europa e questo fa la differenza. Anche l’Ucraina può fare quel passo, ora che Maldera è diventato tecnico della nazionale. Ci sono Yildiz, Güler al Real Madrid. Hanno giocatori forti. L’Italia è sempre stata una squadra forte. Io ho giocato in Bosnia, non è facile giocarci e la qualità del campo non è bella. Come a Marsiglia crei tante occasioni da gol, poi magari perdi il quarto di finale di Coppa di Francia col Nancy che rischiava di retrocedere in Serie C francese. Nel calcio di oggi, se vanno forte fisicamente, puoi andare in difficoltà con tutti. Se non vai in verticale e non vinci i duelli, diventa difficile”.
In ultimo un pensiero per De Rossi che ha avuto parole al miele per lui: “Il mister mi ha dato tantissimo, soprattutto mi ha dato più libertà in campo, quella che non avevo avuto. Lui è molto bravo a lavorare coi giocatori giovani, trova sempre le parole giuste. Un po’ urla, un po’ sta tranquillo. Comunica anche se il ragazzo è timido e trova le giuste parole per migliorarlo. Va sulle cose individuali per migliorarle ed eliminare i difetti che ogni calciatore ha. Se può aprirsi un ciclo con De Rossi al Genoa? Penso di sì, che possa avere continuità in panchina, poi tutto dipende. Come allenatore farà una grande carriera, è un allenatore forte. Vediamo chi rimane, chi arriva, che giocatori. Penso che l’importante sarà avere le giuste caratteristiche per il calcio che lui vuole, non solo tecniche. Servono intensità, velocità, buona tecnica e intelligenza sul campo. Lui va sulle caratteristiche di ogni giocatore per sfruttarle al massimo, per fare una squadra forte”.
“Se faro l’allenatore? Non ci ho pensato“, conclude il numero 17.
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