G.H. Bass compie 150 anni: primo sito italiano e una nuova licenza per il Nord America

25 Settembre 2026 - 16:15
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G.H. Bass compie 150 anni: primo sito italiano e una nuova licenza per il Nord America
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C’è una scarpa che ha attraversato il Novecento passando dai boschi del Maine ai campus dell’Ivy League, fino ai piedi di icone pop come Michael Jackson e Beyoncé – e oggi, 90 anni dopo la sua invenzione, è ancora costruita esattamente allo stesso modo in cui era stata pensata. È il mocassino Weejuns di G.H. Bass, il marchio che nel 1876 nasceva come produttore di calzature da lavoro per cacciatori e boscaioli e che oggi, a 150 anni dalla fondazione, festeggia un doppio anniversario con un’operazione che tiene insieme heritage e strategia industriale.

Per il marchio, il traguardo è anche l’occasione per rivendicare la propria continuità: “Quando lavori con qualcosa di iconico, da un lato l’autenticità diventa fondamentale, dall’altro operi a un ritmo diverso rispetto a un’azienda di moda tradizionale, perché il nostro mocassino classico è costruito allo stesso modo da 90 anni”, ha spiegato a Pambianconews Cyrill Crentsil, marketing manager di G.H. Bass.

Il marchio fa parte del colosso americano G-III Apparel, noto soprattuto per la proprietà di fashion label come Marc Jacobs, Karl Lagerfeld e Donna Karan (e attività di licenza per i brand Calvin Klein e Tommy Hilfiger). Sul piano industriale, il gruppo ha da poco siglato un accordo di licenza settennale con Aldo Product Services, divisione del Gruppo Aldo, per la rivitalizzazione di G.H. Bass in Nord America. L’azienda canadese gestirà produzione e distribuzione di calzature, borse e piccola pelletteria del brand, oltre alla piattaforma e-commerce per il mercato nordamericano. L’avvio della partnership è previsto per la primavera/estate 2026. “l nostro ruolo è essere custodi del marchio, assicurandoci che il linguaggio del brand resti coerente in tutto il mondo”, sottolinea Crentsil.

La speciale edizione per il 90esimo del mocassino Weejuns di G.H. Bass

In questa fase di espansione, il marchio guarda con crescente attenzione anche al mercato italiano. Sul fronte aree geografiche, il Regno Unito resta il mercato principale per G.H. Bass, con oltre il 50% del fatturato, seguito da Germania e Francia; l’Italia si colloca al quarto posto. Il mercato italiano presenta però un profilo distintivo rispetto al resto del business: “Il nostro business globale è per il 70-80% uomo, ma in Italia il rapporto si inverte: è un cliente davvero unico. Il segmento donna è molto più grande”, racconta. Proprio per questo motivo il marchio ha lanciato questa settimana il proprio sito in lingua italiana, all’interno della piattaforma ghbass.eu.

Sull’eventuale apertura di spazi fisici in Italia, il marchio procede con cautela: “È una domanda delicata, perché la nostra strategia di lungo periodo è prendersi il tempo per radicarsi davvero nelle diverse città”, spiega Crentsil. Negli ultimi due o tre anni G.H. Bass ha comunque intensificato gli investimenti, non solo in marketing ma anche attraverso agenzie di pr e reti di distribuzione, con l’obiettivo di leggere la domanda prima di eventuali passi ulteriori: «Lavorando con i nostri network e i nostri partner wholesale, possiamo valutare se aprire un pop-up o altro: è un approccio ‘softly softly’, graduale», aggiunge il manager, ribadendo la forza del sito dtc in Italia.

Anche sul bilanciamento tra canale diretto e wholesale, G.H. Bass indica un obiettivo più che un dato consolidato: “La proporzione cambia costantemente, anche in base a quanto marketing investiamo, soprattutto quello digitale. Al momento mi sento più a mio agio nel dire dove vogliamo arrivare: un modello di distribuzione più equilibrato, tipo 30-30-30, in cui tutto è più bilanciato”, afferma. Il wholesale resta comunque strategico per l’accesso a nuovi clienti: “Continuiamo a valorizzare le reti wholesale, che ci danno accesso a clienti che altrimenti non riusciremmo a raggiungere”, aggiunge il manager, rivendicando una crescita significativa in Italia grazie a distributori che stanno portando il marchio in boutique chiave non solo a Milano ma nelle principali città.

Il mocassino, lanciato nel 1936 e ispirato alle calzature dei pescatori di salmone norvegesi – da qui il nome “Norwegians”, abbreviato poi in ‘Weejuns’ – “è fondamentale per noi perché è lo stile iconico del marchio”. Come anticipato infatti la calzatura è diventata negli anni ’50 lo stile simbolo degli studenti Ivy League, poi adottato – tra gli altri – da icone come JFK, Miles Davis, Audrey Hepburn e Paul Newman, che lo indossò in un celebre servizio fotografico per Life accanto a Joanne Woodward. Alla base del prodotto c’è la tubular moccasin construction, la tecnica sviluppata dal fondatore George Henry Bass che prevede l’utilizzo di un unico pezzo di pelle avvolto intorno al piede, a differenza della maggior parte dei mocassini realizzati con due pezzi cuciti lateralmente. “Noi ne usiamo uno solo, e questo significa che la pelle si modella al piede: è qualcosa che ci ha definito, e che vogliamo celebrare”, spiega Crentsil.

Alcune campagne storiche di G. H. Bass, Ph. courtesy of G. H. Bass

Per il 150° anniversario, G.H. Bass ha strutturato le celebrazioni su tre assi – heritage, craftsmanship e style – che ad oggi hanno compreso, tra le altre iniziative, un film realizzato con il collettivo e club musicale Bristol Northern Soul e una serie di eventi ‘Bar 150’ itineranti, tra cui una tappa durante la Paris fashion week lo scorso giugno e un evento in programma a New York. “È il modo in cui riusciamo a renderci più rilevanti – non tanto attraverso grandi eventi di marketing, quanto coinvolgendo un gruppo selezionato di persone che amano il brand e possono farsene ambasciatrici nelle proprie città”, conclude il manager.

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