Gucci rompe il dogma del ‘made in Italy’: la prima sneaker di Demna è prodotta in Cina

25 Settembre 2026 - 16:15
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Si chiama ‘Drip’, è la prima sneaker disegnata da Demna per Gucci, e non porta l’etichetta “made in Italy”. Il nuovo modello calzaturiero, insieme a una seconda sneaker slip-on della stessa collezione, si legge su Reuters è infatti prodotto in Cina, una scelta che segna una rottura con la tradizione manifatturiera italiana della maison. L’inattesa etichetta compare sia sul sito del brand sia nelle sneakers presenti nello store Gucci di Parigi. Secondo alcuni osservatori del settore, una mossa che potrebbe mettere a rischio il posizionamento alto della maison proprio mentre il gruppo prova a riconquistare la clientela aspirazionale, ovvero i consumatori più sensibili al prezzo che costituiscono ad oggi una delle più grandi sfida per i marchi del lusso.

La ‘Drip’, presentata lo scorso mese come parte della collezione primavera/estate dello stilista, ha un design senza lacci e una forma ‘a calza’ che richiama le sneaker chunky disegnate da Demna ai tempi di Balenciaga, ed è realizzata in nylon, tela o camoscio, distinguendosi dalle più classiche ‘Ace’ in pelle bianca. Il prezzo si aggira sugli 800 euro in Europa e sui 1.000 dollari negli Stati Uniti: più accessibile rispetto a molte altre calzature Gucci, ma comunque saldamente ancorata alla fascia lusso. Anche il secondo modello, uno slip-on in pelle sempre della collezione P/E, risulta prodotto in Cina per ragioni tecniche legate al design della scarpa, secondo quanto riferito da un portavoce del brand; tutte le altre calzature Gucci in vendita sul sito riportano invece l’etichetta ‘made in Italy’.

In una nota, Gucci ha spiegato di aver scelto un fornitore cinese per il know-how tecnologico e le capacità produttive più adatte a raggiungere gli standard di performance e qualità ricercati, sottolineando che l’Italia resterà comunque al centro del modello manifatturiero e dell’identità del brand, proprio come, in passato, la maison si è affidata a fornitori svizzeri e giapponesi per orologi e occhiali. Un portavoce ha precisato che non ci sono piani più ampi per spostare la produzione Gucci fuori dall’Italia.

La Cina è un polo globale della produzione di sneaker, con manifatture che godono di una solida reputazione anche tra i marchi premium. Ma per gli analisti di Berenberg la scelta crea una potenziale tensione tra provenienza e il posizionamento che Gucci sta cercando di riconquistare, mentre il consulente milanese Simon Whitehouse è stato più diretto: “Made in China is not a good look”, ha dichiarato all’agenzia di stampa.

La notizia arriva mentre, secondo due fonti Kering citate da Reuters, il gruppo ha iniziato a tagliare i prezzi su una selezione di prodotti, inclusa la Cina, nel tentativo di recuperare quote di mercato. Notizia peraltro confermata anche da Jing Daily che aveva riportato come la maison di punta di Kering abbia ridotto i listini di una selezione di borse e capi ready-to-wear con riduzioni anche nell’ordine del 30 per cento.

Il tema si inserisce in una partita più ampia per Kering, che vede in Gucci il dossier centrale del rilancio guidato dall’amministratore delegato Luca de Meo, arrivato alla guida del gruppo lo scorso anno dopo che le vendite della maison si sono dimezzate negli ultimi tre anni, comprimendo i margini e portando alla chiusura di decine di negozi. Intanto, la fashion house è nel calendario della Milano fashion week e sfilerà proprio oggi presentando la nuova collezione, un passaggio importante per la credibilità di questo percorso.

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