Gli agenti di intelligenza artificiale potrebbero sostituire app, motori di ricerca e piattaforme

Maggio 19, 2026 - 05:38
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Gli agenti di intelligenza artificiale potrebbero sostituire app, motori di ricerca e piattaforme

Negli ultimi vent’anni internet ha attraversato almeno due grandi fasi. La prima è quella dei motori di ricerca, con Google in Occidente e Baidu in Cina. La seconda è quella dominata dalle piattaforme e dalle app, dagli ecosistemi chiusi progettati per trattenerci il più possibile al loro interno: Instagram, TikTok, Amazon, ma anche WeChat, Uber, Taobao. Il capitalismo digitale si è costruito attorno a due gesti principali, click e scroll, con una logica semplice: più tempo passi dentro una piattaforma, più dati produci, più pubblicità puoi vedere, più denaro genera l’ecosistema. Ora si intravede già la fase successiva e non è chiaro quando il mondo di internet vi approderà, ma il momento potrebbe essere molto vicino, almeno secondo le grandi aziende cinesi.

È in arrivo l’era degli agenti di intelligenza artificiale, cioè gli assistenti intelligenti capaci non solo di rispondere a domande ma anche di eseguire azioni al posto degli utenti. La grande trasformazione rispetto a questi primi anni di intelligenza generale generativa è che i software stanno imparando a uscire dallo schermo. L’abitudine a considerare i sistemi di intelligenza artificiale come chatbot o strumenti simili li riduceva a piccole finestre sul pc o applicazioni sullo smartphone. In realtà il loro range di azione è molto più ampio. I nuovi software sono in grado di prenotare ristoranti, fare acquisti, organizzare viaggi, pagare bollette, compilare moduli, interagire con altre applicazioni e prendere decisioni autonome dentro l’ecosistema digitale.

Un articolo dell’Economist parla di più di seicento milioni di persone, solo in Cina, già abituate a una qualche forma di servizio agentico. E la sensazione è che il Paese stia diventando il laboratorio mondiale di questa nuova fase tecnologica. Alibaba, Tencent, ByteDance, Huawei, Xiaomi, praticamente tutti i grandi conglomerati digitali cinesi stanno investendo miliardi di dollari per costruire la porta d’ingresso digitale del futuro.

Ci sono almeno due livelli di comprensione di questa storia. Il primo è che l’automazione di piccoli gesti di vita quotidiana si sta avvicinando sempre più a dinamiche prima possibili solo nella letteratura fantascientifica e nelle grandi produzioni di Hollywood. Il secondo, più profondo e per certi versi preoccupante, è che chi controllerà le azioni degli agenti controllerà anche il modo in cui miliardi di persone accederanno a internet.

Così click e scroll si riducono al minimo indispensabile. E non è una trasformazione da poco: per decenni l’economia digitale ha funzionato attraverso interfacce costruite per guidare manualmente gli utenti; cercare un prodotto significava digitare parole chiave, aprire pagine, confrontare prezzi, scorrere recensioni, aggiungere articoli al carrello; ogni passaggio generava traffico, dati e attenzione monetizzabile. Con gli agenti di intelligenza artificiale, però, questo processo viene quasi del tutto eliminato.

Da questa settimana, scrive il South China Morning Post, Alibaba ha integrato il proprio modello Qwen dentro Taobao, la più grande piattaforma e-commerce cinese. «L’utente non ha nemmeno bisogno di cercare un prodotto, gli basta conversare con l’assistente: “chiederà un regalo di compleanno elegante sotto i cento euro” e lascia che l’intelligenza artificiale selezioni, confronti e acquisti direttamente gli articoli». E altre piattaforme, come JD.com, stanno facendo la stessa cosa. Tencent vuole integrare agenti dentro WeChat, l’equivalente cinese di WhatsApp, usata però anche per prenotare taxi, pagare, ordinare cibo a domicilio e comprare biglietti aerei. L’obiettivo dichiarato è abbandonare definitivamente l’era del click-and-scroll.

La Cina è il luogo dove al momento si può osservare questa trasformazione, perché il suo ecosistema digitale è meno stratificato. I servizi offerti in Occidente da Uber, WhatsApp, Amazon o Apple Pay, in Cina vengono convogliati sui server di super-app come WeChat o Alipay, che inglobano tutto. Questo rende teoricamente molto più facile costruire agenti capaci di orchestrare ogni aspetto della vita quotidiana. Perché gli agenti di intelligenza artificiale possono funzionare davvero a pieno regime solo se possono attraversare liberamente le piattaforme e leggere dati, quindi interagire con applicazioni diverse e ottenere accesso a informazioni molto sensibili. Insomma, hanno bisogno di autorizzazioni estremamente invasive.

La società ByteDance, proprietaria di TikTok, ha sviluppato uno smartphone pensato proprio per interagire al meglio con l’intero ecosistema digitale. Il “Doubao phone” integra un agente di intelligenza artificiale direttamente nel sistema operativo – quindi non si tratta di un’app come le altre, ma un software capace di vedere ciò che compare sullo schermo, cliccare pulsanti, leggere contenuti e interagire con altre applicazioni al posto del proprietario del telefono.

Molti analisti e utenti cinesi (almeno tra i più scettici) hanno definito questa tecnologia «un ladro con le dita di Dio», perché l’agente possiede una sorta di chiave universale che gli permette di muoversi dentro il dispositivo aggirando molti dei confini tradizionali della sicurezza digitale. E infatti sono arrivate le prime contromisure: Alibaba ha impedito al telefono l’accesso ai propri sistemi di pagamento; Tencent ha limitato l’accesso a WeChat e diverse banche hanno espresso timori sul fatto che fosse ormai impossibile distinguere le azioni compiute dall’utente da quelle eseguite automaticamente dall’agente.

Il punto, però, è che la privacy è solo una parte del problema. Perché poi c’è il controllo del traffico: se un assistente IA incorporato nel sistema operativo diventa il principale intermediario tra utenti e piattaforme, allora Tencent, Alibaba e gli altri giganti rischiano di perdere il monopolio dell’attenzione costruito negli ultimi quindici anni.

Ovviamente il problema che in Cina sembra ancora in fase embrionale presto potrebbe arrivare anche in Occidente. Negli Stati Uniti si moltiplicano le discussioni attorno a OpenAI, Anthropic e ai sistemi agentici sviluppati dai grandi laboratori americani. L’unica grande differenza, al momento, è che la Cina, grazie alla presenza delle super-app ha un ecosistema digitale più centralizzato, e quindi è arrivata prima al punto di collisione.

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